E’ IL MESE DEI SALDI: TU CHE GENERE DI CACCIATRICE SEI?

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saldi ap edit

I quotidiani del lunedì successivo all’apertura della stagione venatoria riferiscono puntualmente di cacciatori impallinati da colleghi che, captando un fruscio tra le frasche, li hanno scambiati per un fagiano o una pernice e hanno aperto il fuoco alla cieca, ferendo, o peggio, non un incolpevole volatile, bensì un bipede simile a loro, e con la medesima smania di usare il fucile. L’avvio del periodo dei grandi sconti, che quest’anno corrisponde al 7 luglio, tocca più o meno gli stessi livelli di pericolosità, tanto da far dire a un anonimo, ma saggio osservatore: “I due mestieri più rischiosi del mondo sono domatore di leoni e commessa di Zara il primo giorno dei saldi”.
In realtà le donne a caccia dell’occasione dell’anno, armate non di doppietta, ma di carta di credito, corrono meno pericoli dal punto di vista fisico, quanto meno perché nessuno le prende di mira nel senso letterale del termine, ma rischiano comunque profonde ferite, e non solo nel conto in banca. E’, infatti,  una spietata lotta all’ultimo sconto quella che si scatena tra le signore in tournée tra i negozi delle aree commerciali.
E ognuna adotta le sue strategie. C’è quella che punta la sveglia all’alba e va a colpo sicuro perché sa quello che vuole, visto che lo tiene d’occhio da mesi recitando il suo mantra privato “lo prendo con i saldi”. Sicura, con la calma quieta di un killer fa la posta all’oggetto desiderato e poi, allo scattare dell’ora X, si avventa su di esso famelica come uno squalo che ha sentito odore di sangue. Purtroppo, però, a volte anche altre cacciatrici avevano posto nel mirino la stessa preda e se la sono già aggiudicata, questione di minuti, forse perché la sveglia l’hanno puntata un’ora prima. In genere, però la donna che ha mancato il suo obiettivo qualcosa compra comunque, fosse anche un paio di calzette da pochi euro, a titolo di consolazione, perché tornare a casa senza nemmeno un pacchetto per lei, e per tutte le saldiste, è frustrante e avvilente quanto per un cacciatore rientrare da una giornata di appostamenti con il carniere vuoto come un frigorifero dopo il cenone di Natale. Ma del resto le signore capaci di dare un’occhiata a tutto senza farsi incartare nulla sono più rare delle foche monache in Sardegna. Alla fine va bene tutto, a un’unica imprescindibile condizione: che sia scontato. E se sugli accessori, in fondo, può risultare facile adattarsi, perché una borsa o una cintura non hanno taglia, sui vestiti, che rappresentano sempre e comunque la preda grossa e più ambita, bisogna impegnarsi di fantasia e buona volontà qualora manchi proprio la misura cercata. Il che capita spesso perché con le taglie dei saldi in genere si possono vestire soltanto donne cannone o fanciulle lillipuziane.
E così, se non c’è la 44 ci si infila nella 42, rinunciando a respirare, o ci si immerge nella 46, rassegnandosi ad apparire più voluminose dell’omino Michelin, e chiedendo in entrambi i casi un parere spassionato alla commessa, già stressata alle 9 del mattino, la quale, falsa come Pietro nell’orto, annuirà, “Le sta alla perfezione”.
Oppure ci si consulta con l’amica di turno, dato che per saldi, proprio come a caccia, in genere ci si avventura in compagnia, ben sapendo di aver imbarcato una tremenda potenziale rivale che maschererà con sorrisi e complimenti la competizione spietata che si scatenerà allorché verrà preso di mira dalle due compagne di shopping lo stesso capo, quasi sempre ultimo esemplare rimasto sul banco di vendita. Non che le signore per bene se lo strappino di mano azzuffandosi come canali al porto, ci mancherebbe altro. Adottano piuttosto una forma di accondiscendenza pelosa per indurre l’amica a reagire di conseguenza in un minuetto che alla fine premierà la più abile a sfruttare la debolezze altrui: “Prendilo tu, l’hai visto prima di me”. “Ma no, io di cose così ho l’armadio pieno, a te invece manca”. “No, dai, sta meglio a te: io col mio fisico non lo valorizzerei…”. “Ma scherzi: sembra fatto apposta per te. Io cerco qualcos’altro che poi in fondo non ho bisogno di niente in realtà”, e così via fino allo sfinimento. O all’arrivo di una terza incomoda che senza troppi ghirigori o smancerie o complimenti adocchia l’oggetto del contendere, prende su e si accomoda alla cassa. Forse perché lei rientra in un’altra categoria di saldista, quella delle fortunate, che trovano sempre ciò che cercavano, e sono talmente viste bene dalla dea bendata che la commessa al momento di battere lo scontrino  comunica loro giuliva che su quel capo è previsto un ulteriore sconto, se l’acquisto è fatto entro le 12,30 e, guarda caso, sono le 12,27.
Dall’altra parte della catena c’è invece la sfortunata, che poi sarebbe meglio definire sbadata perché trova il suo acquisto ideale, lo prova, se lo ammira e va a pagare. Ma solo dopo che la commessa ha battuto lo scontrino viene a scoprire che quello era l’unico capo non in saldo di tutto il negozio e quindi, per non fare la figura della pezzente, lo paga a prezzo pieno. Ma, in fondo, sono gli inconvenienti della corsa ai saldi. Alla quale partecipano anche tante schiaviste. Sono quelle che pretendono di essere accompagnate dal loro uomo, a prescindere dai suoi impegni di lavoro, dai suoi hobby o dal fatto che sia in programma la finale dei Mondiali di calcio. Lui deve esserci, fuori dal camerino (dove magari inganna l’attesa sbirciando nei camerini delle altre, ma guai se lei se ne accorge), alla cassa e poi lungo il prosieguo dello shopping, e siccome è uno schiavo – o un cavaliere, a seconda dei punti di vista –gli tocca pure portare i pacchi. Oltre a capire i risvolti psicologici da acquisto compulsivo della sua dama, che emergono da scambi tipo questo . “Prendo questa maglietta!”. “Ma sei hai detto che non ti piaceva”, “Sì ma là c’è una tipa che la sta guardando”. Lui a questo punto si arrende evitando, per la propria incolumità psicofisica, di dipingersi sul volto l’espressione di uno che preferirebbe essere in qualunque altro posto, fosse anche il divano di casa con il comfort dell’aria condizionata e di una birra ghiacciata. Perché lei se ne accorge, ci resta male e lo redarguisce con il classico: “Se non avevi voglia di venire bastava che me lo dicessi”.
E non gli viene neanche voglia di rispondere con una battuta. Perché risulterebbe scontata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I due mestieri più difficili del mondo: domatore di leoni e commessa di Zara il primo giorno dei saldi.

Per favore. Smettetela con le battute sui saldi. Sono tutte scontate.

 

Quella che trova esattamente ciò che cercava però becca l’unica cosa non in saldo

 

 

 

 

 

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