LODE (UN PO’ MASCHILISTA) DELLA DONNA CON I TACCHI

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Altro che invocare, come abbiamo sentito per settimane in Tv, colazioni leggere, ma decisamente invitanti che possano soddisfare la voglia di leggerezza e golosità: per creare uno scenario apocalittico tipo Armageddon e provocare la distruzione del pianeta Terra da parte di corpi celesti in caduta libera basterebbe che ogni donna in giro per lo shopping prenatalizio, davanti alla vetrina di un negozio di calzature, che si tratti di Jimmy Choo o di Pittarello, di Christian Loboutin o di Bata, ripetesse questa frase: “Possa un asteroide colpirmi se mi comprerò quel paio di scarpe!”.
Fortunatamente per la sopravvivenza dell’umanità, nessuna sua rappresentante di genere femminile oserebbe avventurarsi in una promessa così azzardata e compromettente: l’oggetto del desiderio finirà ineluttabilmente nella scarpiera di casa e il nostro caro, vecchio e derelitto mondo sopravvivrà. E con esso la domanda da un milione di dollari che noi uomini ci poniamo da sempre: perché le donne sono così compulsivamente attratte da quello che dovrebbe essere un semplice accessorio destinato in origine solo a proteggere le loro delicate estremità inferiori?
A prescindere dal modello e dalla tipologia, dècolleté o ballerina, sandalo o sneaker, zoccolo o mocassino, stivale o tronchetto, con tacco 12 o rasoterra, con zeppa o plateau, la scarpa costituisce una vera ossessione per ogni signora che si rispetti. Anche senza voler ambire, per ragioni economiche e di spazio, ai considerevoli traguardi raggiunti da Imelda Marcos, la moglie dell’ex dittatore delle Filippine, nei cui armadi fu rinvenuta al momento della caduta del regime, una collezione di 2700 paia, il sogno non confessato di molte, se non di tutte, è raggiungere i requisiti necessari e sufficienti per essere ammesse nell’esclusivo club delle shoesaholic, neologismo anglosassone che indica una donna che possiede più di 60 paia di scarpe, alcune delle quali, ovviamente, destinate a trascorrere la maggior parte della loro esistenza sui ripiani domestici, senza che la loro legittima proprietaria abbia occasione di consumarne la suola.
Sulle motivazioni che spingono le donne di ogni età verso la bulimia da tomaia si sono espressi nel tempo psicologi, sociologi, tuttologi e sedicenti esperti, a cominciare, naturalmente, dall’immancabile dottor Freud, secondo il quale il piede rappresenta la zona erogena per eccellenza a causa delle numerose terminazioni nervose, per cui la scarpa che lo avvolge e lo decora diventa un oggetto di morbosa attenzione: in altre parole si tratta di un subdolo espediente per accalappiare, con queste armi di seduzione di massa, gli esemplari maschi, o quanto meno i loro sguardi. Come teoria sta in piedi (del resto, l’ha formulata il padre della psicoanalisi, mica uno strizzacervelli da quattro soldi senza regolare fattura) e spiega anche perché nell’immaginario collettivo dei signori uomini la scarpa da donna è per definizione quella con il tacco a spillo, mentre la ballerina, che la indossi Sharon Stone o la moglie, ha nei loro cervelli un indice di gradimento poco superiore a quello del commissario tecnico della Nazionale di calcio esclusa per colpa sua dai Mondiali.
Peccato che voi, gentili amiche, non sempre capiate questa debolezza di noi maschietti, nemmeno quando, volenti o nolenti, vi accompagniamo per negozi. Mentre vi esibite con indicibile maestria nell’arte sottile di far impazzire il commesso, ci chiedete, magari solo per giustificare la nostra presenza in loco, continui e spassionati pareri, i medesimi che poi cercherete di estorcere alle amiche esibendo il vostro acquisto. Solo che tra donne il meccanismo è semplice, e si basa sulla naturale  competitività femminile (che esiste, e guai a chi la nega… Se l’interpellata vi risponde “Che belle, ti stanno benissimo!”,  in genere sottintende “Dove le hai comprate? Le voglio anch’io, che poi ho anche gambe più belle delle tue, il piede più magro, e quindi mi starebbero pure meglio”.
Nell’uomo medio, invece, l’interesse verso le vostre scarpe è proporzionale all’altezza del loro tacco e quando ve lo dice lui  “Ti stanno benissmo!” spesso vi immagina con solo quelle addosso, come nelle gigantografie di Helmut Newton, che, sarà un caso, ma non ha mai ritratto una modella nuda con ai piedi un paio di ballerine. E se poi siete così ingenue da approfondire l’argomento con un “Non ti sembrano un po’ volgari?”, avrete come immancabile risposta un candido “Ma cosa vai a pensare? Assolutamente no!”.  E magari vi meriterete pure un invito a provare, giusto per vedere l’effetto che fa, anche quell’altro modello, con tanto di stiletto e catene, da voi scartato a priori in quanto al limite del puro fetish, ma da lui subito adocchiato, perché – che diamine! – mica appartenete all’ordine delle carmelitane scalze la cui ragione sociale esclude per definizione problemi del genere.
L’altra faccia della medaglia, e noi partner dovremmo saperlo, è che se poi optate davvero per il tacco vertiginoso, in cambio di quell’irresistibile andatura ondeggiante e sensuale – spesso al limite dello sgraziato e traballante – dovremo sciropparci le vostre sacrosante lamentele per i dolori alle dita, alle caviglie e alla schiena provocati da quei maledetti centimetri in più sotto il tallone. Sono, però, gli inconvenienti del gioco della seduzione, se  si dà per accertato che la funzione della scarpa femminile sia fondamentalmente quella di rendervi attraenti, e non piuttosto quello di farvi sentire comode, anche perché a tal fine sono state inventate ciabatte e pantofole.
Ma, a pensarci bene, può risultare altrettanto attendibile una diversa spiegazione dell’indissolubile connubio tra le donna e le scarpe, formulata da una personalità certamente meno autorevole del vecchio Sigmund, ma assai più competente sull’oggetto in questione. Secondo la dottoressa Caroline Marie Preston, della New York University, le scarpe col tacco alto, non servono a conquistare i maschi, ma semmai a sostituirsi a loro nei desiderata di una signora, dato che hanno le medesime caratteristiche: “Ci sono, tra gli uni e le altre, gli esemplari belli che fanno male, quelli che non ti piacciono fin dall’inizio, quelli irragiungibili che non potranno mai essere tuoi, quelli che affascinano in partenza ma poi capisci che non sono niente di speciale e, infine, quelli che non ti stancherai mai di avere con te”.
E forse ha proprio ragione lei, che poi – l’avete sgamata, vero? – è Carrie, una delle quattro affascinanti sgallettate di Sex & The City. Perché, in fondo, quale differenza passa tra noi uomini e le vostre scarpe? Nessuna: siamo entrambi destinati e rassegnati a rimanere tutta la vita ai vostri piedi.

 

Scrivetemi a: francobonera@signoresidiventa.com

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