RIFLESSI DI CINEMA

Anche agli Oscar c’è un grande sconfitto: si chiama maschio alfa

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I premi dell'Academy Award sono andati a film che esaltano le minoranze, come nell'acclamato "La forma dell'acqua" dove la protagonista è una ragazza muta, la sua migliore amica una donna di colore e il vicino di casa è un gay. Un messaggio importante, che però lascia una forte nostalgia libertaria per il coraggio provocatorio del politicamente scorretto

 

Nell’anno uno dell’era post Weinstein era prevedibile un Oscar politicamente corretto e la serata numero 90 dell’Academy Awards non poteva essere più platealmente schierata. Delle “minoranze” non è mancato nulla.
A cominciare dal film di Guillermo del Toro, La forma dell’acqua, vincitore fra gli altri dei due premi maggiori, miglior film e regia che in una sola opera riesce a riscattare più o meno il mondo intero. A cominciare dagli animali, incarnati da un mostro anfibio gentile e maltrattato che si innamora di una donna delle pulizie muta i cui migliori amici sono una collega di colore e un vicino di casa omosessuale. Il cattivo è un maschio alfa, bianco, guerrafondaio e pure stupratore. Difficile fare di meglio.

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Continuando con i riconoscimenti e gli ospiti, sul palco sono passati Frances McDormand (secondo Oscar per Tre manifesti, dopo quello del 1997 per Fargo) madre che non si arrende di fronte al disinteresse della polizia che ha smesso di cercare l’assassino violentatore della figlia. E’ vero che il premio per il miglior attore non protagonista è andato a Sam Rockwell, poliziotto razzista nello stesso film che però poi si riscatta affiancando la donna nella sua battaglia.

Sdoganati completamente i gay, prima di tutto con il premio a James Ivory, novantenne regista qui in veste di sceneggiatore di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino che ha commentato il riconoscimento dicendo: “Tutti, omo o etero, abbiamo avuto un primo amore”.

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Sul palco è salita anche la prima presentatrice transgender, Daniela Vega, cilena, per il premio al miglior film straniero Una donna fantastica, cileno, protagonista una trans osteggiata dalla famiglia del suo compagno, alla morte di quest’ultimo.
Il trio della Pixar, nel discorso, è stato non convenzionale: la produttrice ha ringraziato la moglie, il regista il marito, l’altro regista la moglie e i tre figli. Perché questo è il mondo che vorremmo.

E ancora, abbiamo visto le fondatrici del movimento Time’s up che si propone di raccogliere fondi per difendere gratuitamente le donne vittime di molestie sessuali sui posti di lavoro.
La regista del corto Silent Child ha ringraziato col linguaggio dei segni e un altro dei premiati ha parlato nella sua lingua natale, il Cherokee.

Questa novantesima edizione degli Oscar ha segnato anche il riscatto del cinema di genere, perché La forma dell’acqua altro non è che un fantasy, mentre Get out, premiato per la migliore sceneggiatura originale è un horror antirazzista, con protagonista di colore che aveva la nomination.

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In conclusione abbiamo assistito alla definitiva sconfitta dei maschi alfa, perché il premio a Gary Oldman come miglior attore nel ruolo di Churchill in L’ora più buia e quelli minori a Dunkirk di Christopher Nolan, sono sì  film eroici e di guerra, ma riferiti a un episodio in un certo senso pacifista: il salvataggio dalla spiaggia francese affacciata sulla Manica di migliaia di ragazzi che della guerra erano più vittime che artefici.

Dopo aver parlato di politica, conviene dedicare due parole anche al cinema-cinema. Oggi ci si va meno, ma si vedono molti più film su decine di piattaforme differenti e i modi del consumo si sono rivoluzionati. Rimpiango che la visione in sala sia ormai il fanalino di coda perché assistere a un film assieme ad altri non è la stessa cosa che guardarselo in casa o in metro sullo schermo di un telefonino. Ma tant’è, rivelo la mia età e so che questo è il prezzo inevitabile del progresso.

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Sempre pensando al cinema-cinema, bisogna ammettere che i film in gara quest’anno erano tutti molto buoni e non mi sembra che ci fossero delle dimenticanze, come invece spesso accade. Pur avendo nel cuore un film, Il filo nascosto, fulgido esempio di cinema-cinema al di là di tutte le ideologie, sono soddisfatta per ogni premio, anche se mi rimane la forte nostalgia libertaria per il coraggio allegro e provocatorio del politicamente scorretto. Pazienza, verranno i tempi anche per quello, verranno quando il mondo avrà metabolizzato e sarà andato oltre i vari Weinstein, verranno quando non ci sarà più bisogno di sostenere nessuna minoranza, perché tutte avranno serenamente trovato il loro posto nella società. Anche questo fa parte di un inevitabile progresso e nessun reazionario potrà avere la meglio sulla Storia.

C’è chi dice che il cinema sia la vita senza le parti noiose. Guardando gli Oscar e confrontandoli con il mondo, sono portata a pensare che purtroppo non sia tanto vero. Il cinema oggi è solo sogno. Ma forse anche contro i sogni è impossibile combattere, che ne dite?

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