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Anche la Sardegna finalmente è diventata una regione rosa

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Il Consiglio regionale dell'isola ha votato la doppia preferenza di genere che così diventa legge, come già in Emilia Romagna, Toscana, Campania, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Lazio. Una vittoria importante per la terra che nel lontano 1946 elesse le due prime sindache d'italia

 

Alle 18,47 di martedì 21 novembre, la doppia preferenza di genere é legge per il Consiglio regionale della Sardegna. Oggi nell’ isola, sebbene terra di tradizioni arcaiche le cui origini si perdono nella notte dei tempi, é proditoriamente trascurato l’ adagio popolare “Né di Venere, né di Marte non si arriva né si parte, né si dà principio all’ arte”, perché l’ appuntamento con la storia offre i suoi frutti maturi. Accade dunque che con 50 voti favorevoli (8 gli assenti su 60 consiglieri) il secondo articolo della cosiddetta leggina, parte della norma stralcio, promuove la Sardegna tra le sei regioni italiane in cui la doppia preferenza é già istituzionalizzata: Emilia Romagna, Toscana, Campania, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Lazio.
Il Governatore della Regione Francesco Pigliaru ad avvio dei lavori, compie un lapidario ammonimento ricordando i “diritti negati alle donne in passato” e lancia un anatema per chi si macchiasse di “una scelta scellerata” in caso di esito negativo. Sui 60 consiglieri della Giunta attuale solo quattro le donne in carica: Daniela Forma (Pd), Rossella Pinna (Pd), Alessandra Zedda (Forza Italia) e Anna Maria Busia (Cd – Campo progressista) il cui impegno da protagonista della prima ora é stato ricordato in aula.
Fu infatti lei, due anni fa, a presentare per prima la proposta di legge sulla doppia preferenza di genere in questa stessa legislatura ed oggi commossa ci racconta: «È soddisfazione vera, un grande risultato per le donne e gli uomini sardi. Una legge di civiltà per superare la annosa sottorappresentanza delle donne nella massima assemblea legislativa».
L’ iniziale testo normativo divenne volano di ogni istanza successiva nella partita verso la parità di genere, il cui esito non era affatto scontato, e che negli ultimi quattro lustri ha visto le consigliere dei partiti di destra e sinistra lottare coese per il compimento della democrazia sarda. Dal 1949 ad oggi la Regione autonoma della Sardegna ha assistito all’ avvicendarsi di quindici legislature, 68 anni di storia in cui le donne sono state solamente 61. Oggi il voto pressoché unanime della giunta segnala una torsione politica di natura antropologica.
Le prime consigliere regionali furono la comunista Claudia Corona Loddo e le democristiane Pierina Falchi ed Eufemia Sechi. Il record di presenze femminili in Regione -, finora eguagliato nel ‘99 e dieci anni dopo, ma mai superato – arrivò con l’ XI legislatura nel ‘94, con otto donne in aula. Oggi la conquista della doppia preferenza di genere è con ogni evidenza efficace strumento di garanzia verso un serio percorso di riequilibrio di genere che inizia da una tutela di parità tra uomini e donne nelle assemblee elettive.
Oggi è data storica per la terra matria di donne di grande statura politica come Margherita Sanna e Ninetta Bartoli, prime sindache d’Italia, nel 1946, che proprio in Sardegna vissero ed agirono. Oggi Eleonora d’ Arborea sorride come ogni zolla di terra sarda. Oggi nasce un nuovo capitolo di storia della Regione autonoma della Sardegna.

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