Stile di vita

Arriva la vera parità di genere: uomini e donne nello stesso w.c.

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Perché davanti ai bagni femminili dei locali pubblici c'è sempre la coda, mentre i maschi entrano ed escono velocemente? Se lo è chiesto anche un'attivista americana. Che, trovata la risposta, suggerisce la soluzione

 

Potrebbe essere una rivoluzione epocale, un piccolo passo per gli uomini e le donne, ma un gigantesco balzo verso la tanto agognata parità di genere, che finora, pur tra innegabili progressi su altri fronti della vita sociale, era comunque destinata a finire… nel cesso. E, per la precisione, in un cesso pubblico. Perché proprio lì, nel luogo che tutti quanti gli esseri umani, maschi e femmine, sono fisiologicamente costretti a frequentare, si registra la più ampia distanza tra i sessi, misurabile nell’ampiezza della coda che le donne devono affrontare prima di raggiungere la meta, mentre i ragazzi di ogni età – prostata permettendo – ci entrano e ne escono senza tempi di attesa, trovando anche il tempo aggiuntivo per ordinare un caffè e sbirciare la Gazzetta, in attesa che la loro accompagnatrice abbia finito di incipriarsi il naso.

donne in coda bagno
Del resto, il principale tema ontologico che ogni uomo in attesa della propria compagna di viaggio, che sia moglie, fidanzata, figlia, mamma, nonna o amica, non è  “Chi siamo e dove andiamo?”, né “C’è vita su Marte?”, bensì “Ma perché cavolo ci mette tanto?”. E la risposta va cercata nella lunga fila, più lenta di quelle abituali sulla A1 tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello, che inevitabilmente si forma davanti alla porta con la targhetta Signore, Ladies o Madames.
E il pregnante quesito ha recentemente coinvolto anche l’attivista femminista americana Soraya Chemaly, che dopo essersi strenuamente battuta per l’abbattimento del divario salariale tra uomini e donne, ha elaborato addirittura una sua teoria anche su quest’altra forma di divario che, a suo dire, costituisce  “l’ennesima rappresentazione di un mondo maschiocentrico in cui le rappresentanti del nostro sesso sono costrette a vivere”. Secondo lei, infatti, i bagni pubblici rispondono alle sole esigenze fisiologiche degli uomini che, per dirla brutalmente, “la fanno in piedi”, e non tengono conto di quelle delle donne, per le quali la semplice attività di svuotamento della vescica diventa una missione quasi impossibile, e comunque richiede alti tempi di realizzazione, poiché nei servizi pubblici di ristoranti, bar, cinema e autogrill non sono mai contemplati ripiani sui quali appoggiare borsa, cappotto, sciarpa e tutto il bagaglio vario che esse si portano appresso, sempre e ovunque.

Insomma, se in futuro una donna in carriera riuscirà a raggiungere la presidenza di un CdA aziendale più in fretta di un collega uomo, sarà per lei quasi impossibile batterlo in velocità nella corsa verso il w.c. di un esercizio pubblico. A meno che non osi – e cresce il numero delle spavalde che, spinte dal bisogno, già lo fanno – abbattere le barriere psicologiche, sociali e culturali e varcare la soglia del settore Gentlemen, rischiando sguardi incuriositi, imbarazzati, maliziosi o addirittura terrorizzati perché si sa che la femmina troppo aggressiva ai maschi incute paura. Ma se la soluzione per snellire le code, l’equivalente del Telepass al casello autostradale, fosse proprio un bagno misto con spazi comuni, per tanta plin plin tutti insieme appassionatamente, senza le antiche discriminazioni sessuali?
E allora, eccola, la rivoluzione epocale di cui sopra che capovolge l’assioma iniziale:  la totale uguaglianza tra uomini e donne potrebbe non finire, ma addirittura perfezionarsi proprio là dentro. E quel giorno finalmente sarà pari e… patta.

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