RIFLESSI DI CINEMA

Dopo queste sue Notti magiche, noi tutte staremo con Paolo Virzì

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Amori, invenzioni, battute, sketch, dialoghi brillanti e una girandola pimpante di un mondo passato e che era meglio dell’avarizia gelida di quello di oggi: c'è tutto questo nella nuova pellicola del regista toscano

 

Notti magiche

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Un film di Paolo Virzì
Con Giulio Scarpati, Simona Marchini, Tea Falco, Jalil Lespert, Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco, Paolo Sassanelli, Annalisa Arena, Eugenio Marinelli, Emanuele Salce, Andrea Roncato, Giulio Berruti, Ferruccio Soleri, Paolo Bonacelli, Regina Orioli, Ludovica Modugno
con la partecipazione straordinaria di Ornella Muti
e con
Giancarlo Giannini

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Sono sicura che ci sarà un’alzata di scudi contro il nuovo film di Paolo Virzì, in un deplorevole gioco al massacro che piace tanto agli italiani. Ha dei difetti (tutto sommato cosa e chi non ne ha?), ma è bello anzi, più che bello e soprattutto calato nel panorama delle più e anche meno recenti produzione nostrane si posiziona mezzo miglio sopra. Di sicuro, però, gli faranno le pulci in tutti i modi perché Paolo Virzì si addentra in un terreno scivoloso, percorrendo con visibili riferimenti autobiografici un pezzo di storia del cinema italiano, osando guardare da una parte a Fellini dall’altra al Sorrentino di La grande bellezza, risolvendo il tutto in un gioco affettuoso in cui si mette in gioco e generosamente coinvolge tantissimi attori, regalando il ruolo di protagonisti a tre ragazzi praticamente esordienti.

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Ma gli spareranno addosso. Come se non fosse stato al suo posto, come se avesse tradito le regole. Ecco, scriveranno i critici, pensi di saperne più di tutti sul cinema? Ma chi ti credi d’essere? E lui, da bravo livornese, se ne fregherà e continuerà con il suo cinema allegro, tenero, drammatico, sfottente, emozionante, a volte piacione, sempre col coraggio di fare quello che ha voglia di fare. Io sto con Virzì, si direbbe oggi.

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Notti magiche
, il titolo, fa subito pensare all’Italia del 90, quella dei famosi Mondiali e proprio sullo sfondo di quelle partite, con il sonoro dei tifosi e la Tv che trasmette gol andati a segno e ahimè subiti, si snoda la storia, ricchissima di personaggi e di deviazioni dalla trama, grondante strizzate d’occhio, ammiccamenti e momenti di sciatteria per troppa carne al fuoco. Ma anche calda, divertente, farcita come una zeppola. Qualche volta indigesta ma come arretrare di fronte a un dolce ben riempito di crema?

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Protagonisti tre aspiranti sceneggiatori, un siciliano secchione, un toscano guascone e una romana altoborghese in guerra con la sua classe sociale. Si incontrano perché sono stati selezionati per il Premio Solinas (che esiste davvero), indetto per le migliori sceneggiature. In una manciata di giorni si snoda la loro storia e si cementa la loro amicizia, tutti e tre travolti dallo sfavillante mondo del cinema romano, di cui in quegli anni si respiravano solo gli ultimi strascichi della gloriosa Hollywood sul Tevere.

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Come in una zeppola, per l’appunto, dentro ci si trova tutto e di più. Ornella Muti, allegra madrina che gioca con il suo essere stata un sex symbol, Giancarlo Giannini che gigioneggia nei panni di un produttore sull’orlo del fallimento e la sua donna, una ragazza Coccodè, e poi registi e sceneggiatori ispirati a personaggi veri o inventati. C’è persino l’avvocatessa di tutti i divi, Giovanna Cau (bravissima Ludovica Modugno!) e poi comprimari e cortigiani che tirano a campare forti delle glorie passate. Insomma, una Roma solare e poi notturna che non si ferma davanti a niente, una città e un mondo che i tre giovani protagonisti (bravi, affiatati) cercano di capire e di adeguare ai loro sogni. Ed è qui che l’ingenua passione del trio si amalgama con quelli che erano stati i sogni dei tre autori, Paolo Virzì, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo.

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La conclusione?
I sogni dei giovani sono sempre migliori del mondo che li aspetta, ma non è questa una buona ragione per rinunciarci.
Amori, invenzioni, battute, sketch, dialoghi brillanti e altri meno, ma una girandola pimpante di un mondo passato e che di sicuro era meglio dell’avarizia gelida di quello che circonda oggi il cinema italiano. Io, comunque, sto con Virzì. Serve l’hastag?

 

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