Stile di vita

Ecco le contromosse da attuare dopo una delusione d’amore

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Due francesi hanno tracciato in un libro il percorso per reagire quando si è stati feriti sul piano affettivo (o su quello anche lavorativo). E per spiegare come metterlo in pratica hanno tirato in ballo Madame Bovary

 

Le delusioni, nella vita affettiva e professionale, sono purtroppo all’ordine del giorno. Evitarle è impossibile, anche e soprattutto perché non dipendono da noi, ma da qualcuno o da qualcosa che ce le ha procurate. Il problema, dunque, non è evitarle, ma affrontarle e reagire. C’è chi lo fa provando ad archiviare il problema, chi reagisce buttandosi giù e chi prepara la vendetta. Ma qual è la reazione giusta?
Nel saggio Vincere le delusioni. Contromosse per superarle e non farsi avvelenare la vita“, edito da Feltrinelli, i francesi Pascale Chapaux-Morelli, docente di psicologia sociale all’Università di Parigi, ed Eugenio Murrali, giornalista, cercano di dare una risposta.

Il primo passo è  capire perché ci sentiamo delusi. “La delusione”, spiega Chapaux-Morelli, “è uno stato che ci obbliga a considerare la realtà che ci circonda e a chiederci perché siamo stati delusi e che cosa vogliamo dalla vita. Spesso ci soffermiamo solo sul primo aspetto, rimuginiamo sull’accaduto, e siamo preda della collera e purtroppo a volte anche della depressione, come se ci trovassimo all’interno di un labirinto senza uscita. Ma l’uscita è semplicemente dentro di noi: dovremmo compiere una rotazione di 180° per guardarci dentro, non dietro, per evitare di fare di nuovo gli stessi sbagli”.
Il cammino da compiere dopo una delusione è, dunque, secondo gli autori, tutto interiore: si tratta di fare un’analisi introspettiva dei propri sentimenti rispetto agli eventi che hanno provocato la delusione per arrivare gradualmente alla soluzione, anzi alla sulimazione.
Le delusioni più classiche sono quelle legate alla sfera sentimentale – dalla prima “cotta” non corrisposta, alla fine di una storia durata a lungo, fino al divorzio dopo un matrimonio che è stato felice – l’amore è un terreno minato. E la ferita provocata su questo fronte è direttamente proporzionale all’investimento affettivo, all’energia impiegata e, soprattutto, alle speranze che si erano nutrite. Come reagire?

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Anche se è ovviamente più facile da dire che da mettere in pratica, la raccomandazione dei due autori è quella di attingere alle proprie risorse mentali: guardare oltre e altrove, cercando di rinnovarsi e pensando che andrà meglio la prossima volta, anche perché si potrà far tesoro dell’esperienza vissuta e non si ripeteranno certi errori. Questo non significa adottare la tattica del “chiodo schiaccia chiodo”, né rifugiarsi nel presuntuoso assioma “chi non mi ama non mi merita”, bensì provare a trasformare la delusione in slancio vitale, a trovare gli stimoli per andare avanti, considerando che la fine di un amore non è la fine della vita, ma anzi può rigenerarla. Piangere su una delusione d’amore significa viverla da spettatore passivo, mentre superarla e andare avanti comporta un ruolo attivo – da attore – di protagonista di quella storia tutta da scrivere che è la propria vita.
Il libro, per aiutare il lettore a compiere questo percorso cita esempi tratti dalla letteratura, definendo eroi o antieroi i personaggi di alcuni romanzi vittime di delusioni di diverso tipo. Eroe è, secondo Eugenio Murrali, il sottotenente Giovanni Drogo, protagonista del romanzo Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, che “passa tutta la vita aspettando il momento di gloria senza mai viverlo, fino all’attimo antecedente alla morte. Lì capisce che la vera occasione per provare il suo valore è in realtà quella di lasciare la vita riappacificandosi con se stesso, vincendo rabbia e delusione per non essere stato un eroe”.

E dunque, per Drogo, ma in fondo per chiunque sia capace di percorrerla, la strada per uscire dalla delusione si rivela il realismo, che spesso consiste in una terza via tra la rinuncia al desiderio e i sogni fuori misura.
L’antieroe è invece chi non riesce a superare la delusione e subisce le conseguenze di questa sua incapacità. In letteratura i due autori identificano questa figura nel personaggio di Madame Bovary, che riesce a reagire, non prova a cambiare il proprio punto di vista rispetto a quanto le succede, e così cede alla depressione, che sfocia nel suicidio. Perché, senza arrivare a  conclusione estreme come quelle del personaggio creato da Gustave Flaubert,  le delusioni, se non vengono rielaborate nel proprio intimo – è la conclusione degli autori – ti presentano sempre un conto, che a volte può essere salato. Sta a te, deluso, riuscire a superarle prima di doverlo pagare.

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