PRENDILA CON FILOSOFIA

Hai troppi pensieri? Impara a gestirli

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Chi si pone tante domande sembra meno sereno di chi prende tutto alla leggera. Ma la profondità è più inebriante della superficialità

A volte ho invidia di certe mie amiche che prendono tutto alla leggera, senza farsi troppi problemi. Io, invece, ho troppi pensieri e ho paura che non riuscirò mai a essere veramente felice. È sbagliato pensare troppo?   (Giusy – Varese)

La sensazione che una persona apparentemente superficiale, poco incline a farsi domande e più disposta ad affrontare la vita con leggerezza possa godere di un’esistenza più serena rispetto a chi si chiede in continuazione il perché delle cose è molto diffusa. Ma avere troppi pensieri, riflettere molto, non è di per se stessa una fonte di malessere. Del resto, noi siamo esseri pensanti. Come dice Gerd Achenbach, considerato il padre della consulenza filosofica: “L’uomo è un essere complesso e non può limitarsi a vivere o esistere. Volente o nolente, deve prendere posizione sulla propria vita. Per questa ragione egli produce pensieri. Ma non è tutto: l’uomo è anche in grado di riflettere sui propri pensieri e spesso fa uso di tale capacità. In altre parole: egli non ha semplicemente pensieri, ma si confronta con essi”. È il come si pensa, il come si utilizzano i pensieri che ci può rendere più o meno felici. La realtà che ci circonda è filtrata dalla visione che ne abbiamo, non esiste di per sé.
Come già ricordava Epitteto, “non sono le cose a turbare gli uomini, ma i giudizi sulle cose”. E questi giudizi noi ce li creiamo sulla base della nostra esperienza, dei condizionamenti dell’ambiente in cui viviamo e delle conoscenze che abbiamo acquisito nel tempo. Se ciò ci spinge a vedere una cosa in maniera negativa e crea in noi un certo disagio, sta a noi essere capaci di uscire da schemi precostituiti e ripensare a quella stessa cosa in maniera diversa. Ma come si fa? Un esercizio filosofico è immaginare di essere un alieno che osserva la situazione che ci turba provenendo da un altro pianeta: la vedrebbe nello stesso modo in cui la vediamo noi ? Che cosa ci direbbe? Che cosa ci suggerirebbe? Facciamo l’esempio di una donna che si sente tormentata dal pensiero che la sua relazione sentimentale non può funzionare perché troppo conflittuale e caratterizzata da frequenti litigi. Una visione “aliena” potrebbe invece aiutarla a giudicare questa conflittualità in maniera positiva, valutandola un indice di interesse reciproco e di vitalità della coppia. Questo esercizio non è semplice come potrebbe sembrare perché tutti noi restiamo inseriti nel sistema in cui viviamo, il che ci fornisce sempre una visione limitata.
Per esempio, nel caso citato, noi siamo generalmente portati a pensare che una coppia litigiosa sia meno felice di una coppia che sembra procedere d’amore e d’accordo. Provare a uscire dai pre-giudizi (cioè dai giudizi già formati a priori) non ci porta alla soluzione immediata del problema, ma ci permette di avere subito un’altra visione dello stesso, acquisendo nuovi elementi che ci potranno essere utili per un’eventuale sua ridefinizione. Così, se il fatto di litigare riesce a dimostrare a quella donna che lei e il suo partner formano una coppia “sana”, questa consapevolezza la potrebbe rendere già di per sé più serena. Dunque il fatto di pensare “troppo” non va visto come una causa di infelicità, perché al contrario ci permette di entrare nel vivo della vita e di affrontarla con maggior consapevolezza. Chi galleggia sulla superficie evita sicuramente tanti rischi e tante fatiche, ma si perde l’ebbrezza della profondità.

 

Scrivetemi a: annalisacantu@signoresidiventa.com

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1 Commento

  1. Philippe

    1 aprile 2017 at 2:40 pm

    Mi viene da pensare…

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