Stile di vita

Molestie sessuali sul posto di lavoro? Ecco come devi reagire

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E' purtroppo frequente che un collega o un capo assumano nei confronti di una donna che passa molte ore accanto a loro atteggiamenti fastidiosi o usino parole che ne offendono la femminilità. In questi casi non bisogna far finta di niente, ma denunciare l'accaduto. Seguendo una strategia...

 

Purtroppo è capitato e capita ogni giorno a molte  donne di subire una molestia sessuale, anche non grave, ma comunque sempre fastidiosa e umiliante, sul luogo di lavoro, a opera dei colleghi o addirittura dei capi. E quasi sempre, nonostante il tema sia molto attuale, non si sa come reagire, anche e soprattutto quando di tratta di una molestia di entità minore come un contatto fisico non desiderato o degli apprezzamenti non graditi.
La sorpresa e il timore
spesso lasciano la vittima incapace di reagire, o la portano a chiudersi in se stessa senza sapere a chi chiedere aiuto, per non parlare del disagio di dover denunciare un sopruso proprio nel luogo dove si è costretti a vivere per parecchie ore al giorno. Eppure una strategia di difesa ci deve essere.
Nei giorni scorsi Il New York Times ha pubblicato un articolo nel quale, dopo aver elencato alcune delle situazioni più comuni di molestia, suggeriva, grazie all’intervento di alcuni esperti, come comportarsi, a seconda, appunto, del tipo di molestia subita. Ecco i suggerimenti.

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Reagire a voce alta davanti a tutti

Se, per esempio, un collega o un capo, parlando con una donna, le sfiora, non proprio casualmente, il ginocchio o il seno, il suggerimento è quello di reagire con una frase pronunciata di fronte a tutti ad alta voce  tipo: «Penso che lavoreremmo meglio se evitassi di toccarmi». Un atteggiamento simile mette il molestatore in imbarazzo e può spingere altre eventuali vittime a comportarsi allo stesso modo.

Reagire con una minaccia pronunciata sotto voce

Anche un messaggio privato, perfino sotto voce, a un molestatore può risultare un buon sistema per liberarsene. Sussurrare con tono deciso a chi sta tenendo un atteggiamento fastidioso una frase tipo «Se lo rifai a me o a un’altra donna, chiamo la polizia» generalmente basta a scoraggiare il soggetto malintenzionato. Non è invece mai opportuno reagire con la violenza, per esempio sferrando un pugno o uno schiaffo. Stiamo parlando, ovviamente, di molestie ambigue, nel senso che il molestatore che ha sfiorato il corpo della sua vittima potrebbe sostenere la casualità del gesto. Ci sono, infatti, dei comportamenti spiacevoli che però sono difficili da provare o che non sono legalmente perseguibili. In questo caso, quindi, forse può bastare affrontare il molestatore a viso aperto, spiegandogli quali sono i comportamenti fastidiosi. Solitamente, a quel punto le molestie cessano. Reagire con un gesto violento rischia di invece di far passare la vittima dalla parte del torto, e può perfino diventare un pretesto per licenziarla. Naturalmente il discorso non vale di fronte ad atteggiamenti “pesanti” da parte del molestatore, magari quando non ci sono testimoni, e il rischio è che esse sfocino in vera e propria violenza: in questo caso la reazione forte è più che giustificata, anzi indispensabile.

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Reagire denunciando il fatto ai superiori

Sempre che il molestatore non sia il capo e che si abbia fiducia in lui, reagire agli apprezzamenti indesiderati da parte di un collega con una denuncia a un superiore può essere una buona strategia, specie se il superiore è una donna. Nel caso, invece, che si tratti di uomo a volte prevale nella vittima il timore di non essere presa sul serio o di dover confrontarsi con un’insana solidarietà e complicità tutta maschile. In realtà, l’esperienza insegna che ci sono molti uomini in posizione di potere che non tollerano le molestie sessuali, e possono rivelarsi ottimi alleati, proprio come le donne.

Reagire parlandone con le colleghe

Non in tutti gli ambienti lavorativi  esiste un reparto delle risorse umane presso cui denunciare problematiche come le molestie sessuali. Ma non per questo bisogna far passare sotto silenzio episodi intollerabili. Anziché cercare di nascondere, per disagio o vergogna, quello che si è subito, è sempre il caso parlarne con le proprie colleghe, che magari potrebbero aver subito comportamenti simili. Una reazione anche solo verbale di gruppo è sicuramente più efficace perché fa sentire il molestatore in minoranza e rende più credibile la minaccia di una denuncia legale. La via legale è quella che in casi limite o di fronte al reiterarsi delle situazioni alla fine bisogna percorrere, perché può capitare che l”azienda non prenda provvedimenti nei confronti di un molestatore, costringendo magari la vittima o le vittime a lavorare al suo fianco a tempo indeterminato. Anche in questo caso, le alternative non sono molte. Trovare delle colleghe che abbiano subito molestie analoghe dalla stessa persona, prenderla da parte e dirle di evitare di ripetersi, perché in caso contrario verrebbe denunciato e una denuncia collettiva è sicuramente più attendibile di una denuncia singola, quando magari la testimonianza della vittima e quella del molestatore vengono messe sullo stesso piano, la parola dell’una contro la parola dell’altro.

Per concludere, va ribadito che se qualcuno sul posto di lavoro assume atteggiamenti o usa parole nelle quali si possono ravvisare gli estremi di una molestia sessuale la cosa migliore da fare è reagire e intervenire con decisione e senza lasciar passare tempo, perché questo è l’unico modo sia per fa desistere i molestatori da comportamenti inappropriati, sia per  far sentire altre eventuali  vittime meno sole e più comprese.

 

 

 

 

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