Incontri

Ora è scienza l’elisir d’eterna giovinezza

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La ricerca per rallentare i processi d'invecchiamento e portare indietro l'orologio biologico sta facendo passi da gigante e in un futuro non troppo remoto una ottantenne potrà sembrare una trentenne. Come spiegano le sorelle Simona e Roberta Mercuri, autrici di Forever Young

 

Scienziati che trasformano ratti vecchi in arzilli topolini, maschere da spalmare sul viso per cancellare le rughe per 24 ore, lumache che «passeggiano» sui volti delle signore per restituir loro una pelle liscia e luminosa, ricercatori che sperimentano pillole a base di composti dai nomi spesso astrusi, ma la cui promessa è sempre la stessa: regalarci l’eterna giovinezza. C’è questo e molto altro ancora nel libro di Roberta e Simona Mercuri Forever Young (Clichy editore), in libreria da giovedì 13 luglio. Un affascinante viaggio nella ricerca scientifica anti-vecchiaia, che negli ultimi anni sta facendo passi da gigante, con interviste agli studiosi di tutto il mondo. Ma anche un condensato di suggerimenti, sempre basati sulle più recenti ricerche scientifiche, per dimostrare qualche anno di meno e vivere in salute qualche anno di più. Dopo aver letto il libro in anteprima per Signoresidiventa, abbiamo incontrato le sorelle-autrici: la psicoterapeuta Simona, 47 anni e la giornalista Roberta, 51.

Pur di farci ringiovanire gli scienziati, come racconta il vostro libro, stanno tentando le strade più disparate. C’è qualche ricerca in particolare in cui riponete le vostre speranze?

Simona: «Uno degli studi più promettenti è quello del Salk Institute di La Jolla in California. Gli scienziati, tramite un intervento di ingegneria genetica, per la prima volta sono riusciti a ringiovanire un intero organismo vivente. Per la precisione, un gruppo di topolini vecchi, che i ricercatori li hanno letteralmente portati indietro nel tempo: i loro tessuti sono diventati più sani e privi dei danni che si accumulano con l’età. Sono migliorate le condizioni di cuore e sistema vascolare, così come quelle di pancreas e muscoli. In più, la vita dei roditori si è allungata in media del 30 per cento: da 18 a 24 settimane. Che è come se a noi regalassero una ventina di anni di vita in salute. Abbiamo contattato il principale autore dello studio, il professor Juan Carlos Izpisua Belmonte, per chiedergli se un giorno con la stessa tecnica si potranno ringiovanire anche gli esseri umani. La sua risposta è stata incoraggiante: “Abbiamo già sperimentato la tecnica su colture di cellule umane e sono ringiovanite, nel senso che le disfunzioni molecolari associate all’età si sono ridotte. Per questo siamo convinti che un giorno la riprogrammazione cellulare potrà essere usata per ringiovanire tessuti e organi umani”».

Roberta: «Anche i ricercatori della Erasmus University di Rotterdam sono riusciti a far ringiovanire i topi grazie a un peptide (cioè un frammento di proteina) che riconosce e selettivamente distrugge le cellule senescenti, troppo vecchie e danneggiate per poter svolgere ancora la loro funzione all’interno di un tessuto. Le ricerche promettenti, come raccontiamo in Forever Young, sono tantissime. I passi avanti della scienza, negli ultimi anni, sono tali e tanti da farci sperare che l’elisir d’eterna giovinezza sia davvero a portata di mano. Secondo il biogerontologo Aubrey de Grey presto “ogni dieci anni circa in una clinica riceveremo un trattamento ristrutturante che non soltanto curerà le malattie, ma rigenererà i tessuti rovinati dal tempo, oltre a mani, occhi, cervello”. Il risultato? “Un ottantenne potrà sembrare un trentenne e lo stesso potrà accadere a un vecchietto di 180 anni”».

Simona Mercuri

Simona Mercuri

In attesa della «macchina del tempo» che ci faccia ringiovanire, nel libro ci sono tantissimi consigli scientifici per dimostrare qualche anno di meno. Per esempio un capitolo spiega come evitare l’accorciamento dei telomeri, i cappucci che proteggono i cromosomi.

Roberta: «La lunghezza dei telomeri è una misura dell’età biologica di un individuo, così come gli anelli dei tronchi degli alberi sono una misura della loro età. In pratica funzionano come una specie di timer della vita: a ogni ciclo di proliferazione della cellula perdono un pezzettino, e a mano a mano che si accorciano la cellula invecchia, e quando il tempo li ha consumati significa che è arrivata al capolinea. Non si divide più. La velocità con cui la loro lunghezza si riduce non è costante e uguale per tutti, ma cambia da individuo a individuo, e dipende tanto da fattori genetici quanto dallo stile di vita. Tale processo, come hanno scoperto Elizabeth Blackburn, biologa molecolare premio Nobel per la medicina, ed Elissa Epel, psicologa della salute, fortunatamente non è irreversibile: ciascuno di noi può fare qualcosa per bloccarlo o addirittura invertirne la direzione».
Simona: «Per esempio, la dieta ideale per proteggere i telomeri è quella mediterranea, soprattutto per via degli Omega-3. Gli italiani sono convinti di seguirla tutti i giorni, ma meno del 10 per cento lo fa davvero. La “vera dieta mediterranea”, quella consacrata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, è basata, per esempio, sulla prevalenza del pesce sulla carne. Tuttavia a consumarne il corretto quantitativo (minimo due volte alla settimana cercando di privilegiare il pesce azzurro) è solo un italiano su tre».

Roberta Mercuri

Roberta Mercuri

Un capitolo è dedicato ai sistemi per mantenere giovane il cervello. Ci fate qualche esempio?

Simona: «I balli di gruppo, secondo uno studio dell’università dell’Illinois, pubblicato da Frontiers in Aging Neuroscience, mantengono il cervello giovane più di qualsiasi altra attività fisica. L’ipotesi degli autori è che rappresentino un training ideale perché sommano impegno fisico, cognitivo (sforzo di memoria per ricordare le coreografie), e sociale».

Roberta: «Anche le scale aiutano. Per la precisione, l’età del cervello si riduce di 0,58 anni per ogni piano di scale al giorno, secondo un team ricercatori della Concordia University di Montreal. Ma ci sono anche strategie più golose: ad esempio diversi studi hanno dimostrato che mangiare cioccolato fondente almeno una volta alla settimana ci fa diventare più intelligenti e migliora il declino cognitivo legato all’età. Merito dei flavonoidi, antiossidanti racchiusi nel cacao capaci di potenziare memoria e apprendimento».

Il libro è pieno di strategie anti-età: dal cuscino di seta per evitare le rughe alla formula per calcolare la quantità di acqua da assumere ogni giorno in base a altezza e peso. Impossibile elencarle tutte. Però una curiosità dovete togliercela: voi che lo avete scritto, quale seguite?

Roberta: «Alcuni io li seguo da sempre: ad esempio faccio regolarmente sport, dalla danza al surf. Che l’attività fisica sia fondamentale per mantenersi giovani (e sani) lo dicono da anni tutti gli esperti. Ma proprio mentre scrivevamo il libro è arrivata una scoperta pubblicata su Cell Metabolism, la più autorevole rivista scientifica nel settore dell’endocrinologia e del metabolismo, che dovrebbe buttare giù dal divano anche i più pigri: l’invecchiamento e il danneggiamento dei mitocondri del muscolo causa la produzione di un ormone che a sua volta scatena l’invecchiamento dell’intero organismo. In sintesi: l’ormone dell’invecchiamento è prodotto dai muscoli, e lo sport lo mette Ko. Scrivendo il libro, poi, ho scoperto quanto possano essere deleteri gli zuccheri per la bellezza della nostra pelle, perché aumentano nelle cellule il fenomeno della glicazione che distrugge collagene ed elastina. Per dare battaglia alle rughe, sto tentando di rinunciare ai dolci, compreso il classico cucchiaino di zucchero nel caffè. Cosa che mia sorella non farà mai. È troppo golosa».

Simona: «Vero. In compenso cerco di introdurre nella mia dieta cibi ad alto potere antiossidante. La capacità antiossidante degli alimenti viene valutata usando un’unità di misura detta Orac (Oxygen Radical Absorbance Capacity), sviluppata qualche anno fa dai ricercatori del National Institute of Health negli Usa. Includere nell’alimentazione quotidiana una quota importante di elementi con Orac elevato è un passo fondamentale per contrastare lo stress ossidativo, e di conseguenza le rughe. Da diverse ricerche si è rilevato che, per combattere l’invecchiamento, la quantità di Orac da assumere giornalmente è di 5000 unità. Nel libro sono elencati tutti i cibi che contengono le maggiori quantità di Orac. E ci sono anche alcune “ricette anti-rughe”».

Anche voi, come la maggior parte delle donne, avete abitudini nemiche della bellezza e della gioventù di cui non riuscite a liberarvi?

Simona: «Purtroppo sì. Per esempio, fumiamo entrambe. E le sigarette sono tra le peggiori nemiche di chi vuole adottare uno stile di vita anti-invecchiamento».

Roberta: «E pensare che, abbandonando le sigarette, nell’arco di soli nove mesi non soltanto si ferma l’accelerazione dell’invecchiamento cutaneo, ma addirittura l’orologio biologico della pelle torna indietro: diminuiscono le rughe, migliora il colorito e la luminosità della pelle. Prima o poi, giuriamo sempre a noi stesse, ci decideremo a spegnere l’ultima sigaretta. Peccato che il giuramento vada avanti da oltre vent’anni!».

 

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