PRENDILA CON FILOSOFIA

Prima di astenerti alle elezioni, dai uno sguardo dentro te stesso

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Non votare è una decisione che coinvolge sempre più cittadini, stanchi di slogan e di promesse non mantenute. Ma se il criterio fosse non "Chi scelgo?" ma "Come scelgo?" e se si usasse come metodo di giudizio la propria visione della vita, forse la politica sembrerebbe più vicina

 

Come abbiamo visto dagli ultimi sondaggi, è probabile che questo turno elettorale veda crescere ancora il numero dei cosiddetti astenuti, ossia di chi non si recherà a votare, non sapendo che cosa scegliere. Ma in generale, prima di pronunciarsi con un voto, sarebbe opportuno che chiunque si domandasse non “Chi scelgo?”, ma “Come scelgo?”. Chi è fedele a una sua ben radicata ideologia, e non intende discostarsene, non ha alcun dubbio: sa come e chi scegliere nella cabina elettorale. Chi invece non ha questa base ideologica forte si trova immerso  in un clima confuso: slogan urlati a ripetizione, promesse riproposte da figure che a turno hanno occupato la scena politica italiana negli ultimi vent’anni e che, pur avendo avuto svariate occasioni di mantenerle, le hanno per lo più sempre disattese, per non parlare dei “nuovissimi”, quelli che dicono di stare dalla parte della gente perché unici puri e incorruttibili. Se il criterio è solo quello di analizzare le varie proposte politiche, rischiamo di arrivare a una situazione d’impasse, perché in ogni singola proposta c’è qualcosa di vero e qualcosa di palesemente falso, qualcosa di giusto e qualcosa di palesemente ingiusto. Neanche il criterio di “novità” è di per sé garanzia di positività in assoluto, perché la storia ci insegna che movimenti che si sono presentati come nuovi hanno a volte dato origine a regimi dittatoriali.
E allora come uscirne? In questo caso, non con il solo esercizio della ragione perché, quando si parla di “politica” ci si riferisce a un sistema molto complesso e articolato e si rischia di riuscire a vedere solo una parte di tale complessità, perdendo di vista l’insieme.
Conviene, invece, provare ad allargare l’orizzonte, a introdurre come criterio di scelta la nostra “visione della vita”. Così, potrebbe essere utile chiedersi: “Qual è la proposta politica che più rappresenta la mia idea di società e futuro? Quali sono le strategie proposte per risolvere i problemi più simili a quelle che adotto io nel mio quotidiano?”.
E qui torniamo alla filosofia: il detto socratico “Conosci te stesso” può valere anche quando dobbiamo fare una scelta politica, come il voto. Conoscere se stessi significa anche conoscere anche i propri valori. La consapevolezza di questi valori, tuttavia, non è immediata e necessita di una riflessione. Però, a volte, non si vuole o non si riesce a dedicare a essa il tempo che richiederebbe e, non fidandosi degli slogan o non trovandone uno sufficientemente rappresentativo, si preferisce rinunciare a decidere e quindi astenersi, rifugiandosi in un “tanto, va tutto male” che rischia di sfociare in un nichilismo passivo e improduttivo.
Ma un voto ragionato alle elezioni politiche per contribuire al futuro del Paese e nostro vale così poco da non dedicargli neanche il breve spazio di una riflessione e da portare alla scelta di non partecipare neanche? Come diceva Giorgio Gaber, libertà è partecipazione.

 

Scrivetemi a: annalisacantu@signoresidiventa.com

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