RIFLESSI DI CINEMA

Quattro visioni per apprezzare “Blade runner 2049”

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Da quella onirica a quella filosofica, da quella cinefila a quella romantica: il sequel dell'indimenticabile film del 1982 offre un vero poker di interpretazioni. Con lo stesso risultato finale: andare a vederlo significa spendere davvero bene i 163 minuti della pellicola

 

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locandina blade runnerBLADE RUNNER 2049


4 stelle e mezzo

 

di Denis Villeneuve
con Ryan Gosling, Harrison Ford, Robin Wright, Jared Leto, Ana de Amas
durata 163 minuti

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Prendetevi del tempo: vi aspettano 163 minuti di film, quasi tre ore. Ma ne vale la pena. Esagerando (quanto a me, non lo escludo, ma io sono una fan) si può vederlo più di una volta, mettendo in campo diversi sguardi. Proviamo?

  1. Visione onirica

Immaginate che non si tratti di un film ma di un’esperienza sensoriale, che coinvolge tutti i sensi, compreso il sesto, quello che abita fra l’anima e le viscere. Usate la fantasia, ampliate lo schermo e immaginate che i fotogrammi vi avvolgano a 360 gradi. Siete in un parco dei divertimenti notturno, immersi in un mondo apocalittico dove sono sopravvissuti solo i cascami della civiltà industriale, scheletri di fabbriche, ferraglia, rifiuti tossici e lavoratori schiavi bambini.

blade runner 2017
Seguite il cacciatore di androidi, l’agente K, Ryan Gosling, percorrete con lui il deserto giallo, volate sopra città fatte di grattacieli attorniati di sconfinate favelas, entrate nelle baracche abbandonate, inzuppatevi di una pioggia incessante che rende ogni cosa sfocata, visitate strutture asettiche con scienziati preda dell’onnipotenza determinati a trovare l’invenzione con cui impadronirsi del mondo, ammirate la resistenza che diventa una presa di posizione politica agita in interni liberty soffusi di reminescenze noir, rivivete il mondo Art Deco di Metropolis e godetevi lo sguardo che si dilata in un’estetica che si fa filosofia.

Visione filosofica

Blade-Runner-2049
Da sempre nella fantascienza come in tutto il cinema e la letteratura di genere sono nascosti messaggi che vanno al di là della pura evasione. In Philp Dick, padre fondatore di Blade Runner, che avrebbe approvato questo seguito c’è il terrore di un mondo dove la libertà sfuma sempre più e dove il controllo rende tutti paranoici. Ryan Gosling, androide che insegue il sogno di essere umano, è un eroe da tragedia greca, si illude di essere generato e non creato in laboratorio, si fa figura messianica, e solo contro il mondo è pronto a sacrificarsi per salvare l’umanità. Non fugge, non si nasconde perché, novello Ulisse, è animato dalla voglia di conoscere e di andare al di là, che si tratti di colonne d’Ercole o mondi virtuali, non fa differenza. Ryan Gosling, cerca un’identità, un senso, e trasforma la sua caccia ai replicanti in una ricerca della verità, disposto a accettarla e difenderla anche quando non gli piace ed è diversa da quella che sperava. L’agente K è l’Uomo etico. E se anche non fosse umano, forse proprio in quello sta il senso.

Visione cinefila

BLADE RUNNER 2049
Impossibile non pensare al film cult del 1982
, anche se è sbagliato insistere in un confronto, perché questo è un altro film. Un altro grande film. Però chi ha amato il primo Blade runner non rimarrà deluso. E si sentirà a casa. Uguali le atmosfere noir, la pioggia incessante, l’investigatore solitario e struggente, cinico e passionale al tempo stesso, la casa vuota dove al posto del gatto che accarezzava Elliot Gould magnifico Marlowe, troviamo una donna. Non in carne ed ossa: un ologramma. La solitudine dell’eroe è così esasperata che l’agente K si muove in un ossimoro: il mondo in cui vive ha case su case, favelas e grattacieli, ma sulla sua strada non incontra quasi mai nessuno, perché nel futuro – e anche oggi – non c’è nulla di più reale della disperata solitudine dell’individuo in mezzo alla folla. In Blade Runner 2049 si cita a piene mani da film cult e gli appassionati riconosceranno Metropolis, il primo Blade Runner, ovviamente, ma anche Gattaca, Mad Max, e persino Angel Heart. Non sterili esercizi di stile, ma una passione vera di Denis Villeneuve.

Visione romantica

blade-runner-2049-woman
“A volte se ami una persona devi diventare un estraneo”
. La frase pronunciata da Harrison Ford nello struggente confronto finale con Ryan Gosling è il sigillo romantico di un film dove le donne sono protagoniste in primo piano, anche quando sono assenti, anche se lo schermo è quasi sempre occupato dagli uomini, perché sono emozionalmente così intense da costituire il nerbo strutturale di tutta la storia. Il film è punteggiato da archetipi del femminile declinati con la ricchezza di colori del cinema di genere. Donne seduttrici e pericolose, donne perfette come può essere solo l’ologramma di un eterno femminino, donne castranti, e soprattutto donne materne. Blade runner 2049 ha come nume tutelare la forza generatrice del femminile, una donna creatura possente non solo in quanto continuatrice della specie, ma vivificata dal soffio divino. Il femminile di Blade runner 2049 incarna la potenzialità capace di rigenerare l’intera umanità.

 

 

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