RIFLESSI DI CINEMA

Quei “120 battiti al minuto” di un cuore innamorato

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...ma anche quelli di un corpo febbricitante, e di chi alla fine degli Anni 80 scese in guerra col mondo e con le ingiustizie di qualunque colore, comprese quelle inspiegabili di una malattia vigliacca. Ecco un film coraggioso che ripercorre la battaglia contro la diffusione dell'Aids

 

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locandina 120 battiti120 BATTITI AL MINUTO
4 stelle

 

di Robin Campillo
con Nahuel Perez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel

Grand Prix speciale della Giuria al 70esimo Festival di Cannes e molti altri premi.

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Il privato è politico, si diceva un tempo: questo slogan potrebbe essere il sottotitolo ideale di questo film tuonante, denso di primi, primissimi piani, di passione e passioni, di corpi desideranti e corpi morenti, e di una storia che chi ha più di 50 anni ha vissuto sulla propria pelle. Perché non è necessario essere omosessuali per sentirsi parte lesa della controrivoluzione che l’Aids ha catapultato in un mondo che si beava delle conquiste del ‘68 e della rivoluzione sessuale. L’epidemia e il terrore del contagio cambiarono ogni cosa, associando il sesso alla paura, la promiscuità ai sensi di colpa, le gioie di amori liberi alla cupezza della signora con la falce che si avvicinava vendicativa.

120 battiti film
La comunità omosessuale fu quella più colpita assieme a altri gruppi con stili di vita che non badavano alla protezione, ma solo i gay riuscirono a trasformare quella apocalisse planetaria in una ribellione collettiva basata su una presa di coscienza che li fece diventare protagonisti, che diede loro il coraggio di affermarsi e di trovare il loro spazio nel mondo.

120 battiti al minuto film
120 battiti al minuto
sono quelli del cuore che si innamora, ma anche di un corpo febbricitante, 120 battiti al minuto sono quelli dell’emozione di chi vuole scendere in guerra col mondo e con le ingiustizie di qualunque colore, comprese quelle inspiegabili di una malattia vigliacca. 120 battiti avevano i cuori di tutti i militanti di Act Up una delle associazioni che fra fine Anni 80 e inizi Anni 90 si spesero per combattere la diffusione dell’Aids fra Parigi e il resto della Francia. Il regista che era uno dei militanti, ricostruisce quei momenti eroici in cui succedeva di tutto, l’unione di persone diverse – ci sono i gay ma anche i tossicodipendenti gli emofiliaci contagiati da trasfusioni di sangue infetto – tante identità che non si annullavano ma trovavano la loro ragione di essere nel movimento. Le assemblee sono filmate col piglio di quel cinema realista che Robin Campillo ha imparato da Laurent Cantet con cui ha collaborato.

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In Act Up si dibatteva, si litigava, ci si innamorava, si moriva. E si andava avanti, uniti da un obiettivo comune, quello di far uscire la malattia dal segreto, di togliere il velo alla vergogna e battersi perché i ricercatori si impegnassero per i farmaci salvavita. Fra vittorie e sconfitte l’epidemia viene lentamente arginata e dobbiamo ringraziare i gay se il safe sex è diventato un termine (e un comportamento) noto a tutti (quasi tutti…) possiamo ringraziare loro se nelle scuole e sui giornali si è iniziato a parlare di precauzioni e quindi di sesso senza metafore.

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120 battiti  al minuto
è punteggiato di momenti sereni dagli amori alle amicizie che si consolidano fino all’organizzazione dei primi Gay Pride in bilico fra la parata funerea di chi vedeva gli amici morire e l’orgoglio fiero di chi rivendicava il diritto alla vita, ai lustrini e alle piume di struzzo assieme alla fierezza per ogni orientamento sessuale.
120 battiti al minuto è una testimonianza storica ma anche un’indicazione su come è possibile vincere le battaglie: senza ideologia, con l’unione, senza mistificazioni e sostenuti da un vero, forte obiettivo comune.
In corsa per l’Oscar con i colori della Francia.

 

 

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