Teatro

Questa Danza macabra celebra le esequie di ogni matrimonio

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La vita coniugale, secondo Strindberg, è una gabbia, la coppia non ha speranze ed è costretta a un inferno quotidiano. Ma la storia del marito e della moglie protagonisti dell'opera che alla vigilia delle nozze d'argento scatenano la guerra, sfocia in una rassegnata sopportazione reciproca

 

DANZA MACABRA

di August Strindberg
regia di Luca Ronconi
con Adriana Asti, Giorgio Ferrara, Giovanni Crippa
traduzione e adattamento di Roberto Alonge

scenografia Marco Rossi
costumi Maurizio Galante

luci A. J. Weissbard
suono Hubert Westkemper

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I toni si possono smorzare, i toni si possono esasperare. Fedele alla regia di Luca Ronconi, Danza macabra continua il suo cammino, anche dopo la scomparsa del Maestro: un percorso esasperato per una messa in scena con una scelta di campo forte e precisa.
Siamo in pieno Strindberg e quindi in un ambiente borghese spaventato dai suoi limiti, preoccupato dall’insorgere di crepe in un sistema che si pensava eterno e un fantasma alle porte, quello di un mondo dominato dagli uomini che non potevano vedere andare in frantumi certezze millenarie. Ronconi è fedele al testo, ma ne dà un’interpretazione grottesca, figlia dell’Espressionismo tedesco e debitrice delle caricature di George Grosz, in particolare il protagonista maschile, il Capitano interpretato da Giorgio Ferrara, sembra davvero nato dalla penna del disegnatore tedesco.

danza macabra 1
In una scenografia dai toni metallici, tutto nero e bronzo, a costituire un arredo severo, si consuma la guerra fra i tre personaggi, Alice, la moglie, ex attrice che ha lasciato il teatro per una vita coniugale che si aspettava densa di gratificazioni, il capitano Edgar, il marito, a capo di una guarnigione in un’isola sperduta e Kurt, l’ospite che ha la colpa di aver fatto incontrare la coppia.
Il matrimonio è una gabbia, la coppia non ha speranze e la vita coniugale secondo Strindberg può essere solo un inferno, ma in Danza macabra succede qualcosa di diverso, in uno sviluppo narrativo più complesso: quando marito e moglie sono soli tutto procede tranquillamente, in una condizione anestetizzata, dove prevalgono il perbenismo e i toni soffocati, mentre l’arrivo dell’ospite fa da catalizzatore e scatena odi, crudeltà e fin la follia fra i due coniugi che festeggiano i 25 anni di matrimonio.
Il tutto però letto seguendo un registro espressionistico e a tratti iperrealistico in cui la donna si trasforma in una virago e l’uomo in un vampiro, impegnati in liti che si nutrono simbolicamente del sangue di Kurt, che viene aggredito da ambedue e morso sul collo. Le accuse che Alice e il capitano si rivolgono sono pretesti che svelano la paranoia e la misoginia di Strindberg, per un rapporto che non ha motivi reali di dissidio se non quelli che stanno nei primordi, una sorta di peccato originale del matrimonio, impossibile da cancellare. Anche se per gli sposi non c’è via d’uscita e tolto di mezzo l’ospite la loro vita non può che continuare pacata, sul filo dell’ipocrisia, in una rassegnata sopportazione reciproca. Non era ancora l’ora della rivoluzione.
Insomma, un teatro alto, che chiede partecipazione allo spettatore, che lo invita a cogliere i diversi piani della narrazione, che lo obbliga alla riflessione.

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Infine, impossibile non parlare di Adriana Asti e dei suoi 85 anni: sta in scena come una ragazzina, si denuda per il pubblico, togliendosi la parrucca e mostrandosi scarmigliata coi capelli bianchi, recita senza esitazioni, cammina elegante su scarpe antiche, è bella in un abito leggero e persino scollato, insomma è una regina capace di far affiorare l’energia di una leonessa e l’empatia con il Capitano – Giorgio Ferrari è suo marito nella vita reale – è totale.
Insomma, uno spettacolo da vedere.

 

DANZA MACABRA
produzione Teatro Metastasio di Prato, Spoleto 57 Festival dei 2Mondi
con la collaborazione di Mittelfest 2014

Teatro Elfo Puccini Milano
fino all’11 marzo (poi in tournèe)
Orari: mar-sab: 20:30 / dom: 16:00
Biglietteria on line qui

 

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