PRENDILA CON FILOSOFIA

Se la sindrome da rientro non passa, ripensa la tua vita

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Riprendere la routine quotidiana dopo le vacanze comporta sempre qualche disagio emotivo, ed è normale. Ma quando il malessere persiste, è il caso di fare una riflessione. Magari facendosi aiutare da Nietzsche

 

Sono tornata ormai da qualche giorno dalle vacanze e continuo a provare un senso di profondo malessere. Mi chiedo se ciò sia normale.
(Gianna – Como)

La “Sindrome da rientro” esiste. Ci sono studi che lo dimostrano. Pare che si manifesti con alcuni sintomi di varia natura dalla stanchezza all’irritabilità, dal disordine intestinale al mal di testa. E anche l’umore ne risente provocando un generale e diffuso senso di malessere. Perché questo avviene? Proviamo a spiegarcelo con gli strumenti del pensiero pratico filosofico, partendo da una riflessione su che cosa è la “vacanza”.
Nella nostra società, e con il nostro modo di vivere, la vacanza, intesa come allontanamento temporaneo dal luogo dove viviamo abitualmente, può essere inserita nell’ambito della convinzione che ognuno di noi abbia diritto alla felicità. Così, pensiamo al periodo in cui ci concediamo un più o meno lungo distacco dalla quotidianità come a un’occasione per poter finalmente soddisfare alcuni nostri desideri, la cui intensità dipende dal punto di partenza, cioè dal nostro grado di insoddisfazione (conscia o inconscia) rispetto alla vita che conduciamo. Eccone alcuni: lo stare in un luogo che ci piace; il sentirsi liberi di infrangere le regole e di non rispettare gli orari convenzionali; il vedere luoghi sconosciuti; il conoscere persone nuove; il coltivare “pensieri inutili”, dedicandoci a letture e attività che “non rendono”, ovvero non ci danno risultati, ma ci permettono di uscire dalla logica del “a che cosa serve?”.
Questi cambiamenti sono funzionali alla ricerca del benessere, perché senza movimento non vi è felicità, né emozioni: la felicità, infatti, per essere “colta” necessita di venire sperimentata come differenza tra un prima e un dopo. Nell’esperienza della vacanza c’è il movimento del partire-tornare. In tale movimento si mettono in gioco varie emozioni, in particolare il desiderio, con conseguente realizzazione dello stesso, e la malinconia per ciò che è stato e che adesso non è più. Ma qui possiamo inserire un terzo movimento, il “ripartire”, ovvero il desiderio-pensiero della prossima vacanza.
Dobbiamo dunque prendere consapevolezza che la vita procede in maniera ciclica con fasi che si alternano e anche la successione lavoro-ferie-lavoro è parte di tale ciclicità, brillantemente illustrata da Nietzsche nel suo testo La gaia scienza: «Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”
Si tratta , però, di imparare ad accettare ognuna di queste ineluttabili fasi con vitalità, e  non con passiva rassegnazione. Se dopo aver fatto fluire il naturale e inevitabile malessere per qualche giorno, affrontandolo stoicamente con la consapevolezza della sua inevitabilità, non si riesce a ritrovare l’equilibrio precedente, è il caso di ragionare se non sia il momento giusto per porsi la fatidica domanda sul senso della vita che stiamo vivendo. E questo può aiutarci a prendere consapevolezza del fatto che, forse, non basta un periodo di vacanza per stare meglio, ma che c’è qualcos’altro da sistemare nella nostra routine e nelle nostre scelte quotidiane. Possono bastare piccoli accorgimenti o servire grandi rivoluzioni: ognuno di noi lo sa.

 

Scrivetemi a: annalisacantu@signoresidiventa.com

 

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