Stile di vita

Single a 50? Forse sei più felice di tante coetanee con un partner

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Una ricerca condotta su un campione femminile over fifty ha scoperto che quell'età l'assenza di un compagno fisso viene spesso vissuta come un vantaggio dalle single perché lascia più libertà in una fase della vita ancora ricca di prospettive e interessi. E ciò vale soprattutto durante i mesi estivi...

 

Si può essere felici da single anche se si è una donna matura, fuori da quella fascia anagrafica che una volta si definiva “età da marito”? Sì, e si può essere perfino più soddisfatte delle coetanee che invece un marito o un compagno l’hanno trovato e ci convivono. E questo vale anche e soprattutto nei mesi estivi, quando si possono organizzare le vacanze a proprio piacimento senza dover tener conto delle esigenze e degli impegni lavorativi di un partner. Senza contare che si possono anche cogliere al volo eventuali occasioni di avventure o nuove storie sentimentali, che sono più probabili quando si è da sole e libere.
Lo ha stabilito una ricerca condotta dall’agenzia londinese di analisi di mercato Mintel in base ai cui risultati pare che il 61% delle donne single sia soddisfatto del suo status e che il 75% di loro non si sia affatto prodigato nella ricerca di una relazione nell’ultimo anno. E il sondaggio aggiunge che tale tendenza è  particolarmente forte tra le donne che hanno superato i 45 anni: il 32% delle single tra i 45 e i 65 anni ha affermato infatti di essere molto felice da sola, perché può concentrarsi sul lavoro e sulle proprie passioni, attività che risulterebbero limitate se fossero coinvolte in una relazione stabile.


Ma come si spiega questa maggiore realizzazione delle single alla soglia del fatidico traguardo del mezzo secolo? Secondo il terapeuta americano David Schnarch, noto al pubblico grazie alle sue ricerche nel campo della coppia, il vero piacere sessuale inizia a 50 anni, età nella quale la donna senza figli non è più tormentata dalle domande di chi si indaga sulla sua mancata maternità e in cui in generale la carriera lavorativa è avviata. A quest’età, dunque, si può pensare a se stesse in ottica positiva, essendo meno stressate dagli adempimenti della vita. Quindi è probabile che le donne in quella fascia anagrafica investano il tempo su se stesse, dalle lezioni di tango allo scrivere poesie, dagli aperitivi al tenersi in forma, tutte attività che le gratificano, senza l’inevitabile e fisiologico stress che comporta la vita di coppia. Ecco perché le single tenderanno a considerarsi più felici delle accoppiate.

Più in generale, visto che la sensazione di benessere riguarda anche le fasce più giovani di single, va considerato come sia cambiata la società anche e soprattutto in ottica femminile. Le donne stanno avendo sempre di più la possibilità di affermarsi sia a livello lavorativo, sia a livello affettivo e sviluppano più di quanto accadeva in passato le loro capacità emancipative, distaccandosi senza problemi dallo stereotipo che vorrebbe la donna più legata al contesto domestico-familiare. In passato la donna vedeva nella realizzazione di un progetto familiare e nel fatto di accompagnarsi a un partner la possibilità di riconoscimento sociale: la donna che si sposava veniva definita “signora”, quella che faceva i figli “madre di famiglia”, mentre quella che saltava questi due “passaggi” era etichettata come “zitella”, il che, nell’immaginario collettivo, faceva di lei una persona incompleta e dunque infelice. L’esatto contrario della sensazione che provano le… zitelle di oggi, meritevoli di essere guardate con ammirazione e perfino con un pizzico di invidia dalle coetanee felicemente maritate.

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