HO UN SASSOLINO NELLA PANTOFOLA

Smettila di molestarmi, o tra una ventina di anni ti denuncio

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Il caso Weinstein che ha scosso Hollywood deve essere un monito per tutte le donne: gli episodi di violenza fisica e psicologica vanno portati subito alla luce del sole. Perché farlo dopo tanto tempo significa permettere alla categoria dei maiali di continuare a fare i propri... porci comodi

 

Che Hollywood sia da sempre sinonimo di Babilonia non è una novità, così come non lo è il fatto che i sofà, negli uffici di produttori e registi non siano sati messi lì per bellezza. La novità è che invece ora va di moda denunciare violenze e molestie con più di 20 anni di ritardo. Sia chiaro, la cosa importante è che finalmente si denunci, ma quello che non risulta altrettanto chiaro è perché si sia aspettato così tanto. E qui si apre il dibattito, perché pare che per tutte le attrici che solo ora hanno fatto outing, la motivazione principale del loro lungo silenzio sia la stessa: se avessi parlato, mi avrebbe rovinato la carriera. Il che è sicuramente vero, ma fa nascere il sospetto che le stesse attrici sarebbero state disposte a tutto pur di far carriera. E allora, scusatemi, diventa difficile esprimere solidarietà a tutte quelle che di giorno in giorno confessano di essere state molestate dallo Weinstein del caso (a ora siamo quota 35), alle quali si aggiungono altri nomi famosi che hanno avuto comportamenti scorretti, anche se non quanto quelli di Weinstein, e che vanno da Kevin Spacey a Dustin Hoffman. Che poi, come dice l’89enne Natalia Aspesi in un’intervista concessa a Vanity Fair, a proposito del produttore maiale americano: “Non parlava di sceneggiature. Chiedeva massaggi. E se tu chiedi un massaggio e io il massaggio te lo concedo, dopo è difficile stupirsi dell’evoluzione degli eventi.”

Premesso che in nessun modo e maniera tali comportamenti sono giustificabili e che chiunque manchi di rispetto a un altro essere umano è più che condannabile, la questione si basa proprio sul concetto di rispetto: in primis quello verso se stessi. Perché se si rispetta la propria persona non c’è carriera che tenga, non si accettano né ricatti, né minacce e tanto meno violenze, in nome di un possibile successo. Nemmeno se si hanno 20 anni e il più grande dei sogni come obiettivo. E parlo con cognizione di causa, perché pur non avendo mai avuto nessuna aspirazione da palcoscenico, anche a me è capitato di ritrovarmi in situazioni in cui se avessi lasciato fare, probabilmente i miei conti in banca non sarebbero mai stati in rosso.
Mi è successo di dover firmare contratti con persone che non abitavano nella mia città e che per questo motivo mi hanno incontrato in albergo, ma nonostante fossi giovane e inesperta, i contratti sono stati firmati nella hall. Pensate che se mi avessero chiesto di salire in camera per firmarli ci sarei andata? La risposta è ovviamente un categorico NO, allora come oggi! Figuriamoci se mi avessero chiesto un massaggio o di starli a guardare mentre si facevano la doccia!
Ma ammettiamo che avessi accettato di farlo e ora, a distanza di 20 anni, ve lo venissi a raccontare, la vostra reazione quale sarebbe? Certamente in prima istanza quella di coprire di insulti il porco maniaco protagonista dell’episodio, ma subito dopo non mi direste che sono stata una cogliona ad accettare una cosa simile? Io sì, io ve lo direi. E questo non significa in nessun modo non essere dalla parte delle donne, ma esattamente il contrario. Proprio perché da donna che sta dalla parte delle donne, quello che mi fa urlare la vena è che esistano dei meccanismi tali per cui si venga trattate peggio di un oggetto, totalmente sottomesso dal potere maschile. E questo a prescindere da ciò che si può ricevere in cambio. Ecco dove sta il vero orrore: nel continuare a permettere che tutto questo accada. Perciò è fondamentale denunciare sempre ogni tipo di sopruso maschile, sia fisico che psicologico, ma bisogna farlo subito, così da impedire che il molestatore seriale continui a fare danni.

Lo stupro, gli abusi sessuali e di potere, le molestie sono un problema molto serio e come tale devono essere non solo denunciati, sia privatamente alle forze dell’ordine, sia pubblicamente, per dar sempre maggior visibilità al problema, ma un conto è mantenere alto il livello di attenzione e un conto è accomunare una mano sul ginocchio a uno stupro. Siamo seri: c’è una bella differenza tra quello che ti fa piedino sotto il tavolo o quello che ti mette una mano sul culo, e quello che ti trascina in un vicolo e ti violenta. Il che non significa che il palpatore seriale sia giustificabile, anzi, significa invece che va preso a ceffoni all’istante, così come all’istante va sputtanato non solo davanti agli astanti ma anche davanti all’universo mondo.

Vi racconto un episodio: qualche anno fa acquistai un coupon per una seduta da un coiffeur in pieno centro a Milano, mi accomodai al lavatesta e il coiffeur in questione non si limitò a lavarmi i capelli ma allungò le mani, nel vero senso della parola, perché cominciò a scendere sul collo e si diresse verso il decolté. Gli chiesi cosa stesse facendo e di smetterla subito. In realtà non fui così morbida e gli urlai un “Cosa cazzo stai facendo?” che credo abbiano sentito anche in Papua Nuova Guinea! Ma evidentemente non ero stata abbasta chiara perché quando fu il momento della messa in piega ricominciò a far andare le mani dove non doveva. A quel punto presi in mano il telefono e chiamai il mio fidanzato di allora, raccontandogli cosa stava succedendo, il tutto con un tono di voce più che elevato, in modo che anche le altre clienti che erano in attesa mi sentissero. Uscii dal negozio con i capelli arruffati, fanculo alla piega, e scrissi all’istante un post su Facebook in cui denunciavo l’accaduto con tanto di nome e cognome del coiffeur e del suo negozio. In un attimo quel post ricevette decine di commenti di donne che avevano vissuto la stessa esperienza con quell’uomo, in quel negozio. Ecco, oggi come allora mi chiedo: perché nessuna di quelle donne che ha commentato quello che avevo scritto confessando di aver subito lo stesso tipo di molestia, non ha fatto la stessa cosa? Paura? Mancanza di coraggio? Qualunque sia la risposta a queste domande il grave errore è sempre quello di tacere e quindi più donne denunciano soprusi e meglio è, ma bisogna dare il giusto peso alle azioni, perché altrimenti si corre il rischio di vanificare una lotta sacrosanta per cui non solo io, ma milioni di donne si battono per ottenere giustizia.
Sinceramente, non se ne può più di tutte queste star e starlette che fanno a gara tra di loro per raccontare di quella volta che… riferendosi a episodi più o meno significativi avvenuti decenni fa, in cui peraltro c’è solo la loro parola e mai quella dell’accusato, che ovviamente non ammetterà mai la propria colpa. Lo stesso Weinstein non lo ha fatto ma, travolto dallo scandalo ha preferito farsi rinchiudere in una Rehab, forse non tanto per disintossicarsi dalla porcilaggine quanto per starsene fuori dalle balle.

Le continue confessioni delle protagoniste dello show business stanno purtroppo ribaltando la percezione di quello che è un problema estremamente serio, banalizzando il tutto con quello che sempre di più sta diventando un fenomeno di moda e di costume a danno di tutte quelle donne che sono davvero vittime di violenze e soprusi.
Se non si vuole mandare in vacca tutto quello per cui da sempre noi donne combattiamo, fateci un favore: denunciate, sempre, ma subito! Che, altrimenti, di questo passo toccherà avvisare i molestatori dicendo loro di star tranquilli che se anche ci toccano il culo oggi, fino al 2050 non parleremo!

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