ELOGIO DELLE TAGLIE 44, 46 E ANCHE OLTRE

di  | 

Premessa: mia moglie non è grassa, anche se lei si ostina a vedersi tale. L’estemporanea annotazione non va letta come captatio benevolentiae coniugale, bensì come prova evidente che quanto mi accingo a scrivere non è dettato da interessi legati alla mia sfera privata, ma proviene dal profondo del cuore. E dovrebbe essere interpretato come un mea culpa – a nome del sito, e per mano del suo unico rappresentante di sesso maschile – rispetto a un peccato originale del quale, per altro, nessuna di voi utenti finora ci ha fatto carico. Eppure, un dubbio mi tormentava: mi domandavo, cioè, se a furia di magnificare le signore di età compresa tra i 45 e i 55 anni e di immaginarle tutte in splendida forma, non si fossero sentite escluse le poche – o le tante, fate voi – che in splendida forma non lo sono più o che ritengono di non esserlo mai abbastanza, pur senza ambire al tanto chiacchierato “fisico marmoreo” delle donne dell’Est. E allora, eccolo qui il tardivo rimedio, la celebrazione della – chiamiamola così – morbidezza muliebre, con l’ambizioso obiettivo di convincere quelle che lamentano qualche chiletto di troppo a portarselo dietro con orgoglio e non con frustrazione. Un invito rivolto a voi, amiche discretamente oversize, paladine perfette della guerra all’anoressia, testimonial ideali delle aziende d’abbigliamento specializzate in taglie forti, modelle dell’abbondanza corporea immortalata dall’arte classica e rilanciata con successo da Botero, esempi in carne e ossa (più l’una che le altre) che forma e sostanza possono convivere in assoluta leggiadria, a prescindere dall’ampiezza del girovita. Voi che l’avvicinarsi delle vacanze estive ogni anno mette in ansia perché comporta la forca caudina della prova costume. Voi che siete portate a preferire questi mesi invernali perché  ve ne potete andare in giro ben coperte e infagottate, addebitando con nonchalance l’eventuale effetto Gabibbo al benedetto piumino, senza considerare che con addosso quello perfino Kate Moss e Penelope Cruz non sembrano silfidi. Intuisco che il problema possa apparirvi – scusate l’allusione – pesantuccio, perché da Eva in poi mostrare la linea e nascondere l’età rappresentano due fissazioni tradizionali dell’universo femminile, specie dopo aver varcato la soglia degli anta: tuttavia, se – a volte con l’aiuto di provvidenziali interventi di lifting – le più ostinate a voler negare l’usura del tempo possono ancora concedersi la tradizionale omertà sui dati registrati all’anagrafe (“Non si chiede mai l’età a una signora”), più complesso risulta nascondere l’evidenza delle cifre impietosamente fornite tutte le sante mattine dalla dannata bilancia domestica. E allora cominciano gli sforzi per tentare di correggerli, quei numeri impietosi, con il ricorso seriale a diete da fame atavica, a personal trainer che si ispirano ai metodi del sergente maggiore di Ufficiale e gentiluomo, a massaggi che somigliano a trattamenti della Gestapo e a creme per il corpo ritenute così miracolose da far impallidire quelle che hanno portato in galera Wanna Marchi. Ma voi, qualora anche il più ingegnoso e mirato tentativo smagrente dovesse rivelarsi infruttuoso, non abbiate timore, gentili lettrici dai fianchi carnosi per le quali l’angoscia è – lo dico in rima – un eccesso di coscia, a tollerare con una leggerezza che non si misura in chilogrammi certi arrotondamenti un po’ troppo pronunciati e a trasformarli addirittura in un tratto distintivo, e positivo, della vostra personalità. Vantate, infatti, maturità ed esperienza sufficienti per dimostrarvi più sagge delle derelitte trentenni che vanno in crisi da sovrappeso per un paio d’etti oltre la norma o per un primo timido accenno di cellulite. Dimostratelo voi alle suddette che oltre la L (e perfino oltre la XL) c’è di più, e dovrebbe essere – quella sì – davvero straripante: la sensazione di sentirsi pienamente genuine. E sappiate, allora, che questo sito è dedicato anche a voi perché anche voi potete e dovete vivere con appagamento ed entusiasmo la bellezza dei primi 50 anni, come recita il nostro mantra editoriale.
Da parte mia, mi preme sottolineare che ho volutamente usato l’aggettivo “grassa” solo in apertura, e per di più relegandola solo in ambito familiare (riferita a mia moglie che si sente tale, ricordate?). La considero, infatti, una parola da tumulare tra quelle politicamente scorrette, appartenenti a un vocabolario arcaico. Dunque, bannatela dalla vostra testa, senza cedere alla tentazione di riesumarla nemmeno dopo aver scoperto che la gonnellina estiva che l’anno scorso vi stava a pennello adesso tira sui fianchi, per non parlare del sedere che allo specchio oggi vi appare una piazza d’armi. Detto ciò, vi concedo un minimo di perplessità e anticipo pure una probabile obiezione di genere. Perché lo so, e lo ammetto, che spesso i primi responsabili dei vostri complessi di polpa siamo proprio noi maschi, che anziché occuparci delle nostre pance prominenti e sorvolando sull’evidenza che l’unica tartaruga da ostentare resta quella della montatura degli occhiali, vi pretenderemmo allineate alle modelle e alle star dello spettacolo, fingendo di ignorare i magici ritocchi di Photoshop e i provvidenziali interventi del bisturi, senza contare poi che in Tv sembrano tutte magre. Ma voi, signore che avete varcato le colonne d’Ercole della taglia 44, non curatevi di loro e convincetevi che nell’Olimpo femminile Giunone vale quanto Venere. Se gli uomini lo capiranno, bene. Sennò, ciccia.

Scrivetemi a: francobonera@signoresidiventa.com