IL SEGRETO DELLA MAMMA-NONNA

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Mia mamma è diventata nonna a 51 anni. Suppergiù la stessa età di molte delle signore che oggi accompagnano alla scuola elementare bambini che non sono i loro nipoti, bensì i loro figli.
Secondo i dati Istat più aggiornati, infatti, il 48,5 per cento delle donne italiane affronta la prima gravidanza tra i 35 e i 44 anni, e si tratta della fascia percentuale più alta, che ha superato quella compresa tra i 25 e i 35 anni, ferma al 44,7 per cento.
Incrociando le punte estreme di questi numeri, può capitare dunque che siedano allo stesso banco uno scolaro con mamma over 50 e uno con mamma under 30. E quest’ultima, quindi, da un punto di vista anagrafico potrebbe benissimo essere figlia della madre del compagno di classe del suo bambino: dunque, in linea teorica, i due alunni appartengono a generazioni diverse. Il simpatico pasticcio intergenerazionale rappresenta uno dei frutti dell’evoluzione della donna, che dagli Anni 70 si è messa prepotentemente al centro della vita sociale e collettiva, uscendo dal secolare schema che la obbligava a recitare nel corso della vita essenzialmente quattro ruoli, tutti all’interno della famiglia: in ordine di apparizione, figlia, moglie, mamma e nonna.
Oggi che l’orizzonte femminile si è ampliato verso il mondo del lavoro e dell’impegno oltre le mura domestiche, quei ruoli primitivi tendono a sovrapporsi e a confondersi, ragion per cui, complice anche la cura che le cinquantenni hanno di se stesse e che le rende sempre più simili, esteticamente e psicologicamente, alle trentenni, quando si incontra una bella signora non più giovanissima, ma non certo decrepita, che tiene per mano un bambino, al momento di etichettarla si rischia di andare in confusione. Ne so qualcosa io stesso, anche se sul fronte maschile, perché mi ritrovo a interpretare tutti i santi giorni il doppio ruolo di padre abbastanza attempato di uno scolaretto di otto anni e di nonno non abbastanza rimbambito di quattro suoi quasi coetanei.
Pediatri, psicologi, filosofi e tuttologi sostengono, da una parte, che i papà diventati tali alla soglia dell’età pensionabile tendono a comportarsi da nonni con figli che anagraficamente potrebbero essere loro nipoti e, dall’altra, che la nascita di un nipote risveglia negli ultracinquantenni già avviati verso la quiete della terza età istinti paterni che li riportano agli anni ruggenti. E io, che mi trovo in mezzo al guado, non mi ci raccapezzo più, specie se, accompagnando alle rispettive scuole i cinque pargoli, mi sento chiedere: “Che belli! Sono tutti suoi…?”. È il sostantivo implicitamente retto da quel pronome lasciato in sospeso a turbarmi: che cosa avrà voluto sottintendere il passante di turno, dopo aver fatto i complimenti alla minuscola combriccola? “Sono tutti suoi… nipoti?” oppure “Sono tutti suoi… figli?”.
Dubbio che potrebbe convertirsi in gaffe imbarazzante, se al mio posto, anziché un maschio adulto, ci fosse la bella signora di cui sopra, la mamma che ha l’età di una nonna o la nonna che sembra una mamma. Se qualcuna di voi, gentili utenti del sito a voi dedicato, vive questa mia stessa crisi d’identità, non si lasci condizionare dalle probabili apparenze – che, come si sa, ingannano – ma la gestisca al meglio, nell’esclusivo interesse del referente principale, che resta il piccolo, figlio o nipote che sia.
Da parte mia, io l’ho risolta scegliendo di comportarmi da padre saggio come un nonno con mio figlio e da nonno giocherellone come un papà con i miei nipoti, immaginando che si comportino allo stesso modo anche i tanti personaggi famosi nella mia medesima condizione, tipo Gianni Morandi o Luca di Montezemolo o Mick Jagger, gente che fa la Maratona di New York, gira in Ferrari e si veste da rockstar, mica sfigati qualsiasi. Dunque, se la mia esperienza può tornarvi utile, agite di conseguenza pure voi, senza sentirvi mai troppo anziane per un figlio e mai troppo giovani per un nipote, e godetevi il vostro tempo migliore, qualunque esso sia, senza l’ansia che finisca o la fretta che cominci, né viceversa.
Che poi, in fondo, come ci ha insegnato quel contenitore di cultura spicciola che è La Settimana Enigmistica, tra donna e nonna c’è di mezzo solo un cambio di consonante.

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