LA MADRE DEL MAMMONE E’ ANCORA INCINTA?

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Secondo gli ultimi dati Istat, oggi in Italia le donne di età compresa tra i 45 e i 50 anni ammontano a circa cinque milioni e, rispetto alle loro coetanee delle generazioni precedenti, risultano più istruite ed emancipate, soprattutto per effetto dell’evoluzione della società, che ha progressivamente aumentato il grado di scolarizzazione e ha consentito anche all’universo femminile di guadagnare uno spazio importante nel mondo del lavoro.
Ma la vera novità è rappresentata dai più duraturi compiti di cura materna che le cinquantenni come voi, gentili amiche lettrici, si trovano a dover affrontare. Perché i vostri rampolli, i cosiddetti Millenials, nati tra la fine degli Anni 80 e il 2000, si staccano sempre più tardi dalla famiglia d’origine, soprattutto se sono maschi, dato che le femmine continuano a mostrare una maggiore propensione ad abbandonare il tetto natio.
Dunque, sintetizzando brutalmente la faccenda, al vostro interno è fortemente rappresentata la sottocategoria delle madri con un figlio di oltre 25 anni, in genere unico per effetto del calo delle nascite, che vive ancora in casa con loro e da loro viene visto sempre come un “cucciolo”, perfino se si è appena laureato alla Bocconi, perché nei suoi confronti esse svolgono, con premura e dedizione immutate, un servizio di assistenza permanente effettiva.
Che cosa comporta questa situazione sociologicamete inedita? Da un punto di vista personale presenta meno complicazioni rispetto agli anni in cui il figlio frequentava le elementari, perché, come sanno quelle di voi che hanno un bambino ancora in quell’età, gestire il calendario delle attività settimanali di uno scolaretto (tra calcio, catechismo, teatro, piscina, inglese, feste di compleanno e via così) e incastrarlo tra i propri impegni professionali comporta capacità organizzative e gestionali maggiori di quelle richieste a un manager dell’Alitalia (che difatti rischia il fallimento), oltre al sussidio costante di nonne e tate varie.
Ma, anche adesso che quel periodo appartiene ai ricordi, l’ex bambino, che magari oggi ha la barba, fuma come un turco, beve superalcolici e, soprattutto, rifiuta con sdegno le vostre coccole, resta albergato lì, in quella specie di Area 51 che è la sua stanza, e voi mamme non più di primo pelo, volenti o nolenti, continuate ad accudirlo. Il che, se fa brontolare suo padre, vi dispiace fino a un certo punto, quanto meno perché vi solleva dall’ansia di perderlo di vista – e non solo di vista – e di dover aspettare che vi chiami, se va bene, un giorno sì e un giorno no, nell’attesa che venga a trovarvi, se va molto bene, una volta alla settimana.
Sul piano delle dinamiche psico-sociali, invece, tutto ciò rischia fortemente di perpetuare l’esistenza di una particolare specie di maschio che si pensava ormai prossima all’estinzione: quella del mammone.
A questo punto, e qui veniamo alla nota dolente, ricade sulle vostre spalle la responsabilità di evitare che ciò accada e l’onere di forgiare uomini adulti maturi e indipendenti. Non si tratta di un compito facile, specie per chi come voi ha già dovuto affrontare la madre di tutte le difficoltà, quella di avere generato un essere di sesso diverso, che, fin dal primo vagito, vi ha costrette a scoprire del pianeta maschio molto più di quanto sapevate prima che arrivasse lui, a prescindere dal numero di fratelli, amici, fidanzati, mariti  e amanti che si erano avvicendati nella vostra vita precedente.
Perché nessuno di loro, si spera, vi aveva inondato di zampilli mentre lo cambiavate sul fasciatoio, né devastato la casa correndo dietro a un pallone, né chiesto notizie dettagliate sull’identità di un super-eroe, né costretto a sbirciare dentro una scatoletta insetti mostruosi catturati in giardino. Senza contare che, in seguito, con il trascorrere degli anni, siete state protagoniste forzate e testimoni stupite di un affascinante viaggio nell’ignoto. Infatti, come ha postato su Facebook una di voi, immediatamente sommersa di like solidali, “essere mamma di un maschio è un mistero, proprio perché lui è altro da te e il testosterone è un mondo sconosciuto, fatto di barbe, pomi d’Adamo e polluzioni notturne”.
Pensate quanto sarebbe stato più semplice misurarvi con le sindromi premestruali, così note e sperimentate, di una figlia femmina, immedesimarvi – e non solo ogni 28 giorni – in lei o, al contrario, viverla come una rivale, però sempre sulla stessa sponda, anche se non necessariamente nella stessa casa. E quanto sarebbe risultato divertente condividere, tanto per stare alle cose frivole, le scelte d’abbigliamento, e stabilire dentro un camerino chi delle due tenda di più a imitare l’altra. Con il maschio non c’è mai stata scelta neppure su questo fronte: a lui da ragazzino bastavano la t-shirt di Star Wars, la maglia di Del Piero, la tuta della Nba e il cappellino degli Yankees, e da giovanotto non pensa neanche lontanamente di chiedervi di accompagnarlo in giro per negozi a scegliere jeans, camicie e golf, quasi che fosse lo shopping in vostra compagnia a fargli rischiare l’infamante etichetta di mammone.
Quella, invece, gliela potete appiccicare solo voi, e dipende – lo sostengono gli psicologi – da come recitate  il ruolo di madre di un figlio unico maschio. La  gamma delle possibili interpretazioni è vastissima, dalla mamma chioccia, quella che protegge il proprio pulcino anche quando ha 30 anni abituandolo all’idea di essere al sicuro solo grazie a lei, fino alla mamma tigre, quella che dal suo pargolo ancorché cresciutello pretende sempre il massimo, col rischio di instillargli una costante ansia da prestazione per la paura di deluderla.
Ma non temete: tra questi due estremi bestiali avete a disposizione tutte le combinazioni possibili e immaginabili  per far sì che il legame tra voi e vostro figlio non sia mai morboso, che la vostra presenza nella sua vita sia costante ma non ossessiva, unica ma non esclusiva.
Anche per evitare che quando vi annuncerà di aver trovato la donna della sua vita, e oserà presentarvela, scoppi nel vostro cuore una sorta di guerra termonucleare. Perché per la mamma del figlio unico maschio, dopo tutta la fatica che ha fatto per crescerlo, essere rimpiazzata da un’altra rappresentante del sesso femminile è comunque un momento traumatico ed è per questo che nessuna fidanzata vi sembrerà mai all’altezza del vostro splendido rampollo, e poco importa se si tratterà di pura gelosia o di premura materna nei suoi confronti. Nè basterà a consolarvi il pensiero che in fondo gli avete insegnato voi che cos’è l’amore e avete tirato fuori voi il lato dolce e femminile che si nasconde in ognuno di noi uomini, anche se da parte nostra fa figo negarlo o nasconderlo.
Ma, se proprio non riuscirete a rassegnarvi, potrete sempre convincervi che la sua scelta di accasarsi altrove sia stata indotta più dalle convenzioni sociali che da un’autentica passione per “quella là” e illudervi che nel profondo del suo cuore resterete l’unica donna che lui avrebbe voluto sposare, come vi sussurrava quando da piccolo s’intrufolava nel lettone tra voi e il suo papà. E ricorderete con nostalgia quanto era piacevole infischiarsene di Edipo.

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