L’ANTIDOTO CONTRO LO STRESS DA CELLULITE

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Se non è del tutto comprovato che, come cantava Marilyn Monroe, i migliori amici delle ragazze di ogni età siano i diamanti, risulta invece accertato senza ombra di dubbio qual è la loro peggiore nemica. Si tratta della panniculopatia edemato-sclerotica che, se già presentata così, con la sua definizione scientifica, incute una buona dose di paura, si trasforma in un vero incubo quando la si chiama con il nome che nel 1922 le affibbiarono i medici francesi Alquier e Paviot: semplicemente, implacabilmente cellulite.
Pur trattandosi di un argomento cronicamente dibattuto nell’universo femminile, a portarla sulle prime pagine dei giornali è stata nelle settimane scorse Kim Kardashian, uno di quei personaggi che nessuno sa bene quali meriti abbiano, ma che, malgrado ciò, riescono a guadagnarsi una notevole popolarità internazionale, quantificabile nel caso specifico in masse di follower: ben 52,1 milioni su Twitter e addirittura 98,8 su Instagram. Cifre ragguardevoli che, però, si sono all’improvviso ridotte di centinaia di migliaia di unità dopo la diffusione sul web di foto “rubate” che mostravano le evidenti imperfezioni da grasso in eccesso del possente didietro della signora in questione.
Si deve, però, ipotizzare che la maggior parte degli ex seguaci in fuga dai social sia costituita essenzialmente da fan di sesso maschile, delusi per aver scoperto che una delle donne che più li attizzava (ognuno ha i propri gusti…) deve fare i conti con lo stesso inconveniente che affligge da sempre le loro mogli, fidanzate, compagne e amiche. Per le quali, al contrario, si suppone che sia stato di notevole conforto verificare ancora una volta quanto quell’odiosa patologia sappia dimostrarsi democratica, andando a colpire in maniera indiscriminata – secondo gli ultimi rilevamenti in materia – ben nove donne su dieci, dive celebrate o comuni mortali che siano.
Ed è proprio questo sparare alla schiena – per la precisione, al fondoschiena – nel mucchio che mi ha spinto a occuparmi senza censure di un argomento che soprattutto a voi, gentili lettrici nel fiore della maturità, fa venire i brividi (scriverei la pelle d’oca se non temessi di infierire), ma che sembra non avere significativi collegamenti con l’età delle sue vittime, tanto da non risparmiare del tutto neppure ragazze che, dopo essersi fatte tatuare a 20 anni un delfino in volo sulla chiappa, rischiano a 30 di ritrovarselo nella stessa zona strategica sotto sembianza di balena spiaggiata.
La dimostrata transgenerazionalità dei famigerati inestetismi dovrebbe quindi farvi apparire meno angosciante l’imminente prova costume che, come ogni anno, rischia di riproporre gli stessi patemi di un’esame di maturità, ma che invece andrebbe affrontata da parte vostra con la tranquillità e la saggezza di chi, dall’alto della propria esperienza, sa quanto il mal comune sia sempre e comunque mezzo gaudio.
In altre parole, è giunta l’ora di convincervi che, se è stato e resta fondamentale lottare per i diritti civili e l’eguaglianza tra i sessi, forse non vale la pena di dannarsi l’anima più di tanto nel tentativo di sconfiggere questa vostra comune nemica, capace di rivelarsi molto meno arrendevole perfino del più incallito dei maschilisti. E, pur senza rassegnarvi definitivamente, perché, dai e dai, qualche miglioria è pur sempre auspicabile e possibile, forse vi converrebbe considerare la maledetta cellulite come una delle tante sfaccettature, magari non la più simpatica, della vostra essenza di donne, perché così ha voluto la natura matrigna, a prescindere dalla ritenzione idrica, dall’accumulo di tossine, dallo scarso trofismo del microcircolo, dalle disfunzioni ormonali e soprattutto dagli eccessi alimentari verso i cibi grassi, ovvero da tutte le cause riconosciute ed elencate dalla medicina e che, alla resa dei conti, per voi si riassumono nella micidiale similitudine tra la vostra cute e una buccia d’arancia.
Immagino che starete pensando: facile da dirsi per chi appartiene all’altra metà del genere umano, quello dispensato, chissà poi perché, da questo tormento. Giusto. Ma anche noi uomini abbiamo inconvenienti tipici del nostro sesso, qualcuno perfino legato, sia pure in opposta direzione di marcia, al flusso dei liquidi corporei. Vi dice niente, per esempio, il povero disgraziato di quello spot televisivo che ogni notte si alza dal letto svegliando la moglie perché ha sentito dei rumori, e perché aveva sete, e perché temeva di aver dimenticato la tivù accesa?
E poi, essendo io armoniosamente sposato con una di voi, senza svelarvi per questioni di privacy e di quieto vivere domestico, le misure del suo giro coscia, conosco da vicino il mattutino e/o serale rituale dei trattamenti topici, quel bisogno ossessivo di spalmare tonnellate di creme snellenti, quasi che manipolarsi, impastarsi e piallarsi quotidianamente il sedere potesse restituirgli la morbidezza della seta, come promettono le sirene delle pubblicità, così levigate da renderle testimonial ideali anche e soprattutto per reclamizzare i prodigi che si possono ottenere con Photoshop.
Ma in realtà, oltre le farmacie, i saloni di bellezza, i leggings rimodellanti e le guaine contenitive, un metodo efficace per sconfiggere, se non il malanno in sè, almeno il possibile effetto collaterale di una depressione da gluteo danneggiato, esiste. Ed è, alla resa dei conti, quello che, alla luce degli ultimi eventi, si potrebbe ribattezzare proprio come “effetto Kardashian” e che da sempre ottiene ottimi risultati specie in estate, quando diventa impossibile nascondere l’evidenza, occultata in inverno da gonne e pantaloni.
Basta sfogliare le riviste di gossip e, tralasciando i baci furtivi, i pancini sospetti e le corna flagranti delle strafighe dello spettacolo, concentrarsi sulle sole immagini capaci di mitigare il tarlo fisso che vi rode, ovvero le “paparazzate” in spiaggia che ritraggono i loro lati B al naturale, mettendone finalmente a nudo l’autentica flaccida sostanza. E il circoletto o la freccia diligentemente inseriti sulle foto incriminate per evidenziare impietosamente quelle magagne così simili alle vostre produrranno, loro sì, miracolosi effetti rigeneranti, altro che Vanna Marchi, lei e le sue dannate creme.