NAVIGATORE, AMORE MIO: SENZA DI TE MI SENTO PERSA

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Avviso per le gentili lettrici
: questo articolo potrebbe contenere qualche luogo comune perché il tema di partenza ne produce da sempre in quantità industriale, quasi tutti alimentati – sarebbe perfino inutile precisarlo – da noi uomini geneticamente maschilisti. Qui si parlerà, infatti, di donne al volante ed è inevitabile che, come nell’esperimento del cane di Pavlov che ricollegava il suono di una campanella a una bistecca e quindi sbavava, il riflesso condizionato conduca alla sbavatura del ” pericolo costante”. Ma, tranquille, signore mie: questo, come luogo comune, è decisamente superato dai fatti.
L’8 marzo scorso – una data scelta non a caso – il Centro Studi Contintental ha presentato un’analisi condotta sugli incidenti stradali avvenuti nel 2016 che dimostra come il gentil sesso quando si mette alla guida di un autoveicolo si riveli più sicuro del metodo Ogino-Knaus. In sintesi, se si considerano gli incidenti imputabili a colpe dei conducenti, il 26,6%, ovvero appena un quarto dei sinistri, è causato da donne, mentre il restante 73,4% nasce da una disattenzione o da un’imprudenza maschile. Dunque, il pericolo, casomai fosse effettivamente esistito, è scampato.

Poi c’è un secondo luogo comune, quello che sentenzia come le signore non posseggano la vocazione al parcheggio e alle relative manovre. Su questo fronte gli unici dati verificabili sarebbero rappresentati da botte, ammaccature, rientramenti e graffi fieramente ostentati come medaglie sulla giacca di un generale dell’Armata Rossa su paraurti e parafanghi (non a caso dotati del prefisso “para”) delle vetture in dotazione a una donna. Però, non è statisticamente dimostrato che lo stesso campionario non sia rilevabile pure sull’auto in uso al maschio e quindi dovremmo archiviare l’argomento, se non fosse – ma si tratta di un indizio, non di una prova – che, tra i vari optional installabili al momento dell’acquisto su una nuova vettura, il sistema di parcheggio automatico sia scelto dal 28% delle signore, percentuale che cala vistosamente tra i signori, attratti piuttosto da accessori decisamente da bulli, come le gomme ribassate tipo rally o il roll bar modello Formula 1.

Tuttavia proprio soffermandosi sulla gamma degli optional ci si imbatte nel terzo dei luoghi comuni, quello che si rivela più difficile da smentire. Perché da un sondaggio condotto dal portale DriveK che si occupa a livello europeo della configurazione di vetture nuove risulta che il 52,4% delle donne ritiene indispensabile un navigatore integrato nella plancia, mentre si riduce al 48,1% la percentuale di quelle che giudicano irrinunciabile un sistema anti-collisione capace di riconoscere ed evitare ostacoli e pedoni. Insomma, a non investire i passanti o a non tamponare la macchina ferma davanti a voi al semaforo ci potete pensare anche da sole, ma, quando si tratta di orientarvi, preferite farvi assistere da una voce anonima che si ostina a ripetere appena possibile effettuare un’inversione a U” perfino quando state percorrendo una strada con guard rail centrale. E, allora eccolo qua, pronto per l’uso, il luogo comune: le donne sono totalmente sprovviste di senso d’orientamento.
In realtà non si tratta di un luogo comune, ma di una verità scientificamente provata perché questa supposta carenza femminile sarebbe attribuibile nientepopodimeno che al’evoluzione  della razza umana.

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Evolution and Human Behaviour,  il più antico motivo di questa differenza tra donna e uomo nella capacità di individuare la strada più veloce per raggiungere una meta, risiede nel fatto che quest’ultimo tendeva a viaggiare maggiormente fin dai tempi più antichi, spinto dal bisogno di accoppiarsi con più femmine, bisogno per altro ancora presente ai giorni nostri in tanti esponenti della specie. Le cavernicole, invece, tendevano a essere più sedentarie, poiché dovevano badare ai figli, bisognosi di stabilità e cure. L’abitudine di dover esplorare luoghi diversi ha modificato col tempo l’abilità del cervello maschile di percepire lo spazio, mentre lo stare in un luogo fisso ha modificato quello femminile. E, come spiegherebbero Piero e Alberto Angela, l’uomo, di fronte alla necessità di orientarsi, attiva maggiormente l’ippocampo sinistro, ovvero l’area adibita alla formazione di nuove memorie che si trova nella profondità del cervello, mentre la donna si affida alla corteccia parietale e prefrontale destra. In altre parole, lei quando deve orientarsi in un posto sconosciuto analizza la situazione come un problema complesso da risolvere, mentre lui reagisce in modo più istintivo, poiché la sua abilità di orientarsi è sedimentata nei geni e gli basta aggiungere informazioni nuove a quelle già presenti.

Ma poi, per fortuna, è stato inventato il navigatore satellitare, vero amico delle ragazze di ogni età, alla faccia dei diamanti decantati da Marilyn Monroe. E che questo prezioso accessorio sia stato introdotto anche e soprattutto in funzione delle esigenze femminili lo dimostra il fatto che uno dei primi modelli in commercio venne presentato come oggetto dedicato espressamente alle donne. Il TomTom White Pearl veniva definito dalla pubblicità “il compagno di viaggio ideale per le automobiliste amanti di shopping, cene ed eventi culturali. Comodo da portare in borsetta, segnala outlet, centri commerciali, negozi di abbigliamento e scarpe. Ma anche cinema e teatri e poi ristoranti e locali, con un elenco completo delle informazioni per raggiungere la propria destinazione e dei numeri di telefono per aggiornarsi in tempo reale su orari, prezzi e prenotazioni”.

Come si può notare, la descrizione tecnica di questo gioiello tecnologico dava per scontato che quando una donna si mette al volante ha quasi sempre come meta un centro commerciale o la via dei negozi e quasi mai un ufficio dove presiedere un consiglio d’amministrazione. Al vasto repertorio di luoghi comuni correlati all’universo femminile mancava solo la constatazione che, non essendoci più le mezze stagioni, diventa meno programmabile il cambio dell’armadio, a meno di non estrarre dal cilindro un navigatore satellitare da guardaroba per orientarsi tra tailleur e gonne jeans.
Per fortuna, ormai la distinzione di genere, per la quale ci si è battuti nella società civile, è stata superata anche nel campo dei sistemi Gps. A dispetto della bussola integrata nel nostro cervello fin dalla notte dei tempi, anche noi uomini ci siamo  rassegnati a chiedere aiuto all’aggeggio sul cruscotto, anche se spesso, forse proprio in omaggio all’atavica predisposizione, pretendiamo di saperne più di lui e lo costringiamo all’ossessivo “ricalcolo del percorso” che al terzo tentativo prima o poi nei modelli di ultima generazione potrebbe sfociare da parte sua in un perentorio “Sai cosa c’è? Trovatela da solo la strada, visto che sai tutto tu”. Che poi era l’inevitabile conclusione alla quale giungevano le nostre compagne di viaggio quando, prima dell’avvento del Tonton, svolgevano, cartina alla mano, la funzione di navigatrici, essendo da noi considerata un’onta l’eventualità di abbassare il finestrino e chiedere indicazioni al primo passante  che si incontrava (e che, per altro – e noi lo sapevamo – avrebbe immancabilmente risposto: “Non saprei, non sono del posto”).

Dunque, gentili signore, se dopo aver accudito per secoli i figli e non aver messo mai la faccia fuori dalla caverna, ora per cavalcare su quattro ruote le praterie del mondo avete bisogno di un apporto tecnologico, non fatevene un cruccio, né un complesso e ammettetelo senza vergogna che il navigatore è l’unico capace di farvi sussurrare “Amore mio, senza di te mi sentirei persa”.
E poi, pur se facciamo gli sbruffoni, quell’aggeggio lì lo impostiamo anche noi maschi, tutti campioni congeniti  di orienteering e tutti sedicenti allievi di quel tal Amudsen che raggiunse il Polo Sud senza aver bisogno del satellite. E, a dirla proprio tutta, sotto sotto ci secca terribilmente dover essere guidati da una voce che – nemesi storica – è invariabilmente femminile, accidenti a lei e alla sua metallica petulanza che ci fa rimpiangere le splendide signore in carne e ossa come voi che vanno in confusione al terzo incrocio.

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Illustrazione di Paolo Beccalli (All right reserved)
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