PERCHE’ LE DONNE PARLANO SEMPRE MALE DEGLI UOMINI

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A pensarci bene, avrei dovuto immaginarmelo che dirigere una rivista online dedicata a signore che, come recita il mantra editoriale, sanno vivere con gioia, appagamento ed entusiasmo la bellezza dei primi 50 anni, ed essere, di fatto, l’unico maschio della squadra comportava il rischio di ritrovarsi isolato in territorio nemico. Ed è ciò che si è puntualmente verificato. Perché trattare argomenti che interessino soprattutto alle donne significa inevitabilmente parlare anche di uomini. E, quando le donne parlano di uomini, in genere – inutile che facciate le santarelline e lo neghiate – ne parlano discretamente male. Certo, occorre che qualcuno o qualcosa gliene offra il pretesto, che sollevi il coperchio dalla pentola, che dia la stura alle argomentazioni. Missione che Signoresidiventa svolge con puntuale regolarità, direi perfino con sadico accanimento, se non ne fossi in qualche modo corresponsabile. E voi, care lettrici, rispondete sempre all’invito.
Basta andare a vedere quali sono gli articoli che nel 2017 hanno registrato il maggior numero di reazioni da parte vostra.
Al primo posto ne figura uno che spiega come si riconosce un bugiardo seriale, aggettivo declinato strumentalmente al maschile, come se la sincerità fosse una virtù tipicamente femminile. Nelle intenzioni doveva essere una guida semiseria, pur con qualche pretesa di scientificità, per aiutarvi a sgamare chi con spavalda ostinazione cerca di darvela a bere, magari non per cattiveria, ma semplicemente per superficialità. E, invece, voi l’avete preso molto sul serio, testimoniando con i vostri interventi la pericolosità della categoria dei mentitori, da molte lettrici sperimentata direttamente, soprattutto sul fronte sentimentale. E, anche se ognuna ha parlato di se stessa e della propria personale esperienza, si è avvertito un senso diffuso di solidarietà di genere, come se noi maschietti avessimo tutti quanti il naso lungo (aggettivo che in genere tendiamo ad applicare con vanto ad altre zone del corpo…), sfociata in un commento, perentorio e definitivo come una sentenza della Corte di Cassazione: “Per me gli uomini sono proprio una razza inferiore!”. E, sarà per la premessa, sarà per l’audacia dell’affermazione, ma io mi sono immaginato levarsi dalla vasta platea femminile novanta minuti di applausi, tipo quelli riservati al ragionier Fantozzi quando osò proclamare al Cineforum aziendale ciò che in cuor loro pensavano tutti: “Per me La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!
Poi, come se non fosse bastata questa amara lezione,  Signoresidiventa ha alzato il tiro descrivendo un esemplare maschile ribattezzato “tossico”, anche se in genere non fa uso di sostanze stupefacenti. Si tratta piuttosto di un uomo che usa l’arma della seduttività (che non è la seduzione della quale rappresenta solo un’apparenza) per intortare le donne prese di mira, rendendole dipendenti da lui e finendo quindi per rovinar loro la vita. Casi limite, dunque. E, invece, leggendo i commenti che moltissime di voi hanno lasciato sulla pagina Facebook, si scopre che il similDracula dell’immagine usata per illustrare l’articolo frequenta con una certa assiduità abitazioni ed esistenze delle medesime. Finché la portavoce di turno non ha deciso  di fare di tutte le erbe un fascio, sentenziando che in fondo il maschio è pericoloso per definizione, di default, come si dice oggi: “Io preferirei riconoscere chi non è tossico, visto che la grossa parte dei sedicenti uomini lo è”. E giù nuovi applausi…
Ma evidentemente non eravate ancora paghe e così, quando in un successivo articolo si è descritta la dura vita della donna che vive una relazione con un uomo sposato, voi ne avete approfittato per imbastire una requisitoria da Santa Inquisizione contro quest’ultimo, che avrà sì commesso atti impuri tradendo la legittima consorte, ma in fondo – è non è un piccolo particolare – ha trovato una complice ben disposta ad assecondarlo. Invece, la già citata solidarietà femminile che emerge quando si tratta di parlare male degli uomini è riuscita a superare perfino la rivalità che dovrebbe sorgere spontanea tra due donne che in teoria condividono e si contendono lo stesso oggetto del desiderio. E anche stavolta ecco l’epitaffio tombale, che dichiara gli uomini – mariti o amanti non fa differenza – creature inaffidabili, essendo il tradimento impresso nel loro Dna: “Il maschio deve sempre mettere alla prova la sua virilità, sia se va a caccia, sia se viene cacciato”. E giù altri calorosi applausi…
E, infine, come se  a sputtanare il genere maschile non fossero già bastati i Pinocchi, i Giuda e i Dongiovanni, ecco, last but not least, un’altra categoria dalla quale prendere le distanze non appena possibile, quella del mansplainer, neologismo coniato dagli inglesi per designare l’uomo che pretende di spiegare tutto a chi, a suo parere, non sa niente, ovvero il 99 per cento (la mamma è sempre esclusa) del genere femminile, a prescindere dal suo grado di competenza, conoscenza e cultura, tre qualità che una donna in quanto tale – secondo il nostro soggetto – stenta a mettere assieme.
Ma stavolta, quando già temevo che vi scatenaste sparando nel mucchio, come se fosse prerogativa tipica del maschio trattare moglie, compagna o fidanzata da semideficiente, qualcuna di voi ha deciso che non era più il caso di infierire e si è assunta d’ufficio il ruolo di avvocato difensore: “Poveri uomini: sarebbero tutti arroganti, presuntuosi, bugiardi e molestatori. A me non pare proprio. Mi sembra che ci sia in giro un nuovo tipo di odio verso i maschi, una specie di caccia alle streghe (agli stregoni anzi)…”.
E io, rinfrancato da questa insperata presa di posizione, ora ho addirittura l’ardire di immaginare che l’intervento a favore abbia suscitato lo stesso consenso e gli stessi applausi di quelli contrari e oso addirittura chiedervi con umiltà di promettere da qui in poi un minimo sindacale di indulgenza e tolleranza nei confronti del genere al quale i vostri amici, compagni, fidanzati, mariti e amanti appartengono fin dalla nascita. In fondo, basta semplicemente che la smettiate di generalizzare indiscriminatamente e di esclamare a ogni loro singolo peccato veniale: “Gli uomini, che mascalzoni!”. Libere, naturalmente, di continuare a pensarlo.