A cento giorni dal suo insediamento l’inquilino della Casa Bianca appare come il sovrano di una veccia nazione balcanica. Parola di Alan D. Altieri, la penna più eretica della narrativa internazionale!
Non ce n’eravamo accorti, eppure una nuova nazione e’ apparsa sulla faccia (deturpata) della terra. Data di apparizione: 8 novembre 2016, Election Day. Nome precedente: Stati Uniti d’America. Nome attuale: Stati (dis)Uniti del Trumpistan, in sintesi, Trumpistan. Definizione pop-culture: l’AmeriKa di Mr Donald John Trump. Per la prima volta nella storia americana, non un politicante di professione – governatore, senatore, quant’altro – bensì un outsider, un indipendente, un enterpreneur ma prima di qualsiasi altra cosa un entertainer è arrivato al leggendario Oval Office. Il sorgere del Trumpistan è da un lato un culture shock, dall’altro un’eresia che si scontra frontalmente con qualsiasi concezione l’America abbia mai avuto dell’uomo al potere supremo. L’attuale presidente non è soltanto il commander in chief, è un format multi-mediale.
Accuse & controaccuse, marce & marchette, incredulità e ridicolaggini, bassa tolleranza & alti lai. Ma in tutto questo, rimane pur sempre il popolo americano ad avere eletto Donald Trump, underdog, non-candidate, stranger in a strange land etc etc etc. La realtà, già ampiamente analizzata e tuttora sotto scrutinio, è che l’elezione presidenziale del novembre 2016 – sorgere del Trumpistan – è una vera e propria insurrezione incruenta contro l’equivalente americano della famosa e famigerata italica casta, è un duro calcio in faccia all’establishment politico-economico-militare che sembrava fatto di granito. A tutti gli effetti, Donald Trump ha vinto contro entrambi gli storici partiti americani. Da un lato ha sconfitto il presunto “usato sicuro” (per non usare ben altre terminologie) candidata democratrica, dall’altro ha seppellito il gregge di figure piu’ o meno fumettistiche del suo stesso partito repubblicano.
Il Trumpistan è un’eresia forse annunciata. Da oltre mezzo secolo – dalla presidenza di John F. Kennedy – il potere americano è rimasto sostanzialmente identico a se stesso, e questo a dispetto dei partiti di appartenenza di tutti i presidenti che a Kennedy sono succeduti. Le varie politiche, sia interne che estere, hanno continuato a essere fotocopie una dell’altra, un’alternanza tediosa, a volte macabra, troppe volte tragica, alternanza di egemonie, guerre, protezionismi, influenze, ma sempre e comunque all’ombra dei dio dollaro. Riguardo al dio dollaro, Donald Trump, miliardario erede di miliardari, non è certo un’eresia. L’eresia si impone nella sua concezione del potere: da sostanzialmente allargato (Congresso, Corte Suprema, etc etc etc) a duramente auto-centrato. Il sorgere del Trumpistan è l’irruzione dell’assolutismo nella patria del (cosiddetto) democratismo.
In prossimità del giro di boa rappresentato non solo metaforicamente dai primi cento giorni del Trumpistan, le reazioni interne continuano a essere isteriche al punto da diventare grottesche. Lo tsunami mediatico sollevato dallo apprentice President non solo non si placa ma la cresta dell’onda di demolizione continua a innalzarsi. Donald Trump e’ visto come un solipsista, un egotista, un nepotista. Suo genero Jared Kushner è l’eminenza tutt’altro che grigia della squadra. Sua figlia Ivanka è appena stata nominata (senza stipendio) assistente speciale del presidente, ufficio alla West Wing e accesso a tutti i dati sensibili. Da fulcro del potere, la stessa Casa Bianca è diventata una succursale secondaria del potere stesso, con il Presidente che passa la maggior parte del suo tempo nelle sue proprietà, creando accuse di conflitto d’interessi e generando costosi incubi di sicurezza. Da larga parte dei media “illuminati”, la dinastia Trump sta venendo paragonata niente meno che alla dinastia Romanoff.
L’accostamento è tutto fuorché casuale. Il rinoceronte nella cristalleria del Trumpistan è non più il sospetto quanto la certezza dell’influenza russa nell’elezione presidenziale. Sinistri hackers emanati del presunto nemico planetario numero 1, Vladimir Putin, avrebbero infiltrato, plagiato, spostato tutti gli equilibri politici elettorali. La domanda che sorge spontanea: ma allora che fine ha fatto l’ultima superpotenza? Dall’alto della sua supertecnologia davvero non è stata in grado difendersi da un branco di ragazzotti sarmatici armati di malware? In ogni caso, premendo verso le estreme conseguenze, il Trumpistan è ormai apertamente accusato di essere un’emanazione del Cremlino. Da qui bombardamenti mediatici incessanti, accuse e controaccuse di fake news, proliferare di conspiracy theories, formazione di commissioni d’inchiesta ambiguamente insabbiate, analisi ai raggi-X di chi ha detto che cosa a chi, quando e/o perché.
L’eresia pero’ si dilata. Nell’acida analisi dell’iconico autore Bret Easton Ellis, tutto questo è l’establishment che vuole tornare a essere establishment. I democratici non ingoiano la sconfitta elettorale. I repubblicani non digeriscono la marginalità decisionale. Si arriva addirittura ad accusare niente meno che la struttura di voto, con il sempre incombenteElectoral College, quei “grandi elettori” che assegnano interi Stati a un candidato piuttosto che all’altro, arrivando alla contraddizione che il voto popolare può non coincidere con il voto elettorale. Eppure, questa stessa struttura, creata all’epoca dai Founding Fathers, tutti ex avvocati dell’Impero britannico, è tuttora concepita per rifuggire dall’assolutismo. Solo che la struttura stessa venne creata oltre due secoli fa, in un mondo senza telefoni, computer, smartphone e whatsapp. Un’altra epoca, duramente diversa da questa epoca.
Epoca nella quale il Russiagate, vero, presunto, pompato o artefatto che sia, continua a montare come panna montata al cianuro. Si afferma che il Cremlino possa anche essere dietro la Brexit, dietro l’indebolimento della Nato, dietro il sorgere dei “populismi” anti EU, verosimilmente anche dietro la scomparsa dell’Arca dell’Allenza, la agognata “radio per parlare con dio.” L’impressione è quella di essere immersi in una rivisitazione de “Il Candidato della Manchuria” in meta-amfetamina.
Quale sviluppo, quale sbocco per tutto questo? Difficile, se non impossibile, predirlo. Prospettiva sempre piu’ diffusa è che il Trumpistan abbia comunque i giorni contati. L’America, intesa nel senso più ampio e contraddittorio possibile, quell’America che va da Wall Street alla Bible Belt, verosimilmente non è pronta per un potere dinastico a scena aperta.
Forse il Trumpistan è effettivamente già al tramonto. Ma quale che sarà la sua fine, da quella fine usciranno tutti sconfitti.
Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che tu sia d'accordo, ma puoi annullare l'iscrizione se lo desideri.AccettaLeggi
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
Una risposta
Lucidissima analisi, impeccabile direi!