Il regista Ethan Coen dirige una bravissima Margaret Qualley, figlia di Andie MacDowell, in un bizzarro e divertente road movie, primo di una trilogia Queer
Drive-away dolls
di Ethan Coen con Margaret Qualley, Geraldine Viswanathan
Viviamo tempi in cui è molto complicato classificare un prodotto culturale in modo preciso. Prendiamo il nuovo film di Ethan Coen, che dirige senza la complicità del fratello Joel ma con il supporto decisivo della moglie Tricia Cook: in meno di un’ora e mezza stipa cento suggestioni e altrettanti generi. Cominciamo dal titolo: Drive-away dolls. Intraducibile. Potremmo azzardare Le bambole dell’autonoleggio, ma significherebbe ben poco senza una spiegazione. Il drive-away è quella modalità tipicamente americana per cui è possibile avere un’auto a noleggio a prezzo stracciato o a volte anche con un contributo purché la si porti a una certa destinazione entro una determinata data. Un po’ quello che accade da noi con le barche, opportunità sfruttata da tanti giovani per farsi una crociera senza spendere, portando ad esempio, una vela per il proprietario dall’Italia alla Grecia.
Qui abbiamo Jaime e Marian, due amiche che, dirette a Tallahassee, in Florida approfittano del drive-away, ignorando che in realtà l’auto era destinata a due malviventi perché il baule nasconde un contenuto molto scottante. E da qui inizia l’inseguimento, visto che i legittimi proprietari della merce devono assolutamente recuperarla. Un tempo tutto si sarebbe risolto in una commedia nera con una coppia al maschile, dialoghi logorroici e geniali in stile Le iene e parecchie risate in un’atmosfera a metà fra I fratelli Coen e Tarantino. Ma Ethan, e soprattutto sua moglie, aspiravano a qualcosa di diverso, per quello che è il primo di una trilogia queer. Per la cronaca la signora Tricia Cook si definisce queer, qualunque cosa intenda con questo termine.
Ecco dunque che le protagoniste sono due giovani lesbiche che si lasciano tentare da diverse deviazioni alla ricerca di luoghi e locali famosi per il loro versante LGBTQ+.Come qualunque coppia che si rispetti le due ragazze sono molto diverse, una vivace e disinibita, l’altra musona e moralista e come in qualunque sceneggiatura degna di questo nome il tempo passato assieme le cambierà. In mezzo molti altri personaggi sopra le righe, Suki, una poliziotta manesca e vendicativa ex amante di Jaime, un pugno di malfattori da farsa e qualche cameo di prestigio, fra cui l’apparizione di uno spiritoso Matt Damon nei panni di un senatore inguaiato. E ancora abbiamo detto pochissimo perché, tanto per non farci mancare nulla, Ethan Coen punteggia il film di inspiegabili inserti psichedelici molto in stile anni Settanta che forse vogliono simboleggiare la voglia di libertà inseguita dalle due moderne Thelma e Louise che moderne poi non lo sono neppure tanto, visto che il film è ambientato nel 1999.
Insomma, lo avete capito, siamo davanti a un prodotto eccentrico, un film che dura meno di un’ora e mezzo in contrasto con la moda di lunghezze oltre le tre ore, un film parecchio pasticciato ma che, per chi ha voglia di stare al gioco, può rivelarsi molto divertente. Si ride spesso, i dialoghi sono brillanti e l’aspirazione è quella di non prendere niente sul serio, neppure le preferenze erotiche delle due protagoniste: le molte scene di sesso sono girate all’insegna più dell’ironia che del melodramma.
Quello però che rende non dico imperdibile ma prezioso questo bizzarro film (fra l’altro il primo distribuito da una major in originale coi sottotitoli) è la sua fantastica protagonista, Margaret Qualley, 29 anni, la figlia di Andie MacDowell che ha tutto il talento che è sempre mancato a sua madre. La ragazza si è fatta notare fin dalla sua prima apparizione importante (in C’era una volta Hollywood di Quentin Tarantino), ha dimostrato la sua bravura e la sua versatilità nella serie Tv Maid e nel poco visto Sanctuary . Tutti la tengono d’occhio e anche Lanthimos le ha affidato una piccola parte in Povere creature.
E arriviamo a Drive-away dolls: Margaret si porta sulle spalle tutto il film che senza di lei non ci sarebbe stato. E’ vulcanica, temeraria, duttile, in una parola bravissima. Quanto a Ethan Coen, tremiamo un po’ all’idea dei prossimi due capitoli della sua trilogia Queer.
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