STILE DI VITA

Il vero vantaggio di essere fifty: rompere finalmente le gabbie

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Nel nostro corpo e nel nostro spirito c’è scritto molto più di quello che ci è concesso dire. Ma se questi limiti, queste imposizioni ci stanno stretti, non dovremmo costringerci, ma uscire alla scoperto e sentirci libere

 

Siamo state sante, puttane, streghe, siamo state corpi da attraversare, da violare, da proteggere, da bruciare, da amare. Siamo state definite. Mi sono domandata spesso perché il mondo femminile sembrasse così complesso. Così mi è stato presentato, come un mondo difficile arginato dalla volontà di uomini semplici. Non ho mai creduto che il mondo maschile fosse veramente “semplice”: solo, non ha subito il bisogno di essere ingabbiato, definito, controllato. Le donne sono complicate in questo senso, allo stesso modo in cui spiegare l’amore è più difficile di quanto non sia provarlo, viverlo. Come donna ho visto, crescendo, le maschere possibili che mi sono state date in dote per essere riconoscibile al di fuori della mia natura femminile. Nessuna mi corrispondeva davvero, erano scomode, pesanti, inadatte, limitanti. Non capivo quanto essere costretta a definirmi fosse anche un modo per cedere la possibilità di controllarmi. Quelle maschere mi impedivano di essere contemporaneamente molte cose, mi costringevano a scegliere una personalità, un destino. E nascondevano ogni altra parte di me anche a me stessa, come paraocchi efficaci. Sentivo la presenza d’altro in me, senza vederlo davvero, rifiutandolo come una colpa, temendolo.

Quale sarebbe stato il mio ruolo?

Quali i miei abiti? Le maschere non nascondono, in realtà, ma definiscono una parte, come un occhio di bue puntato su una sola porzione della scena. Non nascono per mettere in ombra, ma per definire, per scalpellare dei personaggi alla comprensione di un ruolo preciso. Molta della finzione non sta affatto in quello che del palco rimane in ombra, in un’oscura minaccia che si acquatta nel buio. Nel caso della storia femminile sta nel fatto che quell’occhio di bue, sulla nostra narrazione, non sia stato guidato dalla nostra volontà. Sta nel fatto che le nostre maschere non sono state modellate dalla nostra necessità di farci comprendere. Sono pericolose solo perché non ci appartengono. Siamo pericolose perché non possiamo mostrarci.

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Il linguaggio segreto delle donne

Le donne hanno sviluppato un loro linguaggio, una metanarrazione capace di attraversare la storia, di penetrare le barriere culturali, di contaminare diverse generazioni. L’abbiamo appresa dalle nostre madri, condivisa con le amiche nei bagni delle discoteche, sviluppata attraverso i silenziosi sguardi rivolti a cugine, sorelle, zie. Perché noi, che siamo state spinte ai margini della storia, ne siamo diventate anche le testimoni, l’osservatore esterno. Abbiamo sviluppato una sorta di linguaggio segreto che non esprime, ma allude, che non ha bisogno di essere spiegato, per essere compreso. Gesti, silenzi, dolori, seduzioni comuni. Spesso capita di vedere la realtà delle donne annichilita in una forma di rassegnazione, o una sorta di entusiasmo isterico per un sacrificio in grado di renderci sì schiave, ma quantomeno indispensabili. Donne che non potendo uscire dalla propria gabbia costringono gli altri a entrarci attraverso la soddisfazione di ogni bisogno elementare: cibo, cacca, fica, cura. Donne invisibili e inascoltate. Così, una metà del mondo si agita dietro quelle maschere, spinta da moti che in molti casi, non sa più nemmeno riconoscere. Spinta da visi che non è più capace di indossare.

Ma quanta bellezza c’è, nascosta dietro la paura?

Quanta forza, quanta resistenza, quanta conoscenza? A volte penso che il coraggio di riappropriarci della nostra possibilità di autodefinirci sia anche la chiave per poter tornare a essere semplici. Perché dietro a quell’essere “complicate” c’è una narrazione bellissima, un dono e forse sì, forse anche una condanna, sempre che la verità possa essere considerata una condanna, sempre che il diritto a viversi pienamente possa essere sottratto senza ferire, in parte, l’orgoglio del padrone. Abbiamo imparato a essere agili in abiti e scarpe che avrebbero dovuto limitare ogni possibilità di movimento, abbiamo imparato a ritagliare spazi di libertà in catene, spazi di potere in silenzio. Abbiamo imparato a raccontare due verità per volta, a contenere con innocenza tutte le nostre ambiguità, a sostenere colpe inesistenti a opporre la nostra dignità, nuda, in processi di fantasia, a sostenere il giudizio, la condanna degli uomini, della storia e di Dio maturando un desiderio di giustizia e non di vendetta.

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Accendiamo le luci in sala

Davvero non siamo pronte, ora, a riprendercela questa nostra integrità? Davvero abbiamo così tanta paura di accendere le luci in sala e di viverla per intero, questa nostra narrazione? Dietro alle rassicuranti maschere, ai doveri di genere imposti da ruoli che non ci appartengono, ma ci definiscono soltanto, ecco, dietro a tutto questo c’è la vera bellezza di essere donne. Quella bellezza che ci siamo raccontate in segreto mentre stringevamo i nostri figli per le strade di una Pompei in fiamme, mentre nascondevamo le nostre doti in Egitto, per non spaventare l’imperatore e la storia, mentre cercavamo la libertà nelle gelide acque dell’Ouse, dopo aver speso una vita nel tentativo di conquistarla, di condividerla attraverso la nostra penna.

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Image credits: Anna Perrotta

La leggerezza di essere semplici

Siamo tutte sconosciute capaci d’amore folle, siamo tutte Cleopatra, Virginia Woolf, nella misura in cui la loro voce ci è arrivata, nella misura in cui l’abbiamo riconosciuta. Nel nostro corpo, nel nostro spirito c’è scritto molto più di quello che ci è concesso dire. Ma se questi limiti, queste imposizioni ci stanno stretti, non dovremmo costringerci, quanto piuttosto rompere le gabbie e goderci il fatto che sì, libere, forse, potremmo  anche gioire della leggerezza di essere, finalmente, anche semplici. Non isteriche, non seduttrici, non ambigue, avversarie, incomprensibili, ma semplicemente, consapevolmente, donne.

2 Comments

  1. La Francy

    5 Giugno 2019 at 4:45 pm

    Scritto molto bene. Superiore per qualità stilistica e argomentativa alla media delle opinioni non richieste di tanti presunti “esperti/e”.
    Per favore dateci più articoli così e meno stereotipi.

    • Staff

      6 Giugno 2019 at 12:29 pm

      Grazie mille! Lo faremo!

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