RIFLESSI DI CINEMA

La vita va avanti e noi non ce ne siamo accorti

di  | 
E' questo l'insegnamento di un film sorprendente che conquisterà il pubblico e che ricorda da vicino l'ambientazione e la grazia dei racconti morali di Eric Rohmer

Il cielo brucia

di   Christian Petzold
con  Thomas Schubert, Langston Uibel, Paula Beer, Enno Trebs, Matthias Brandt

In sala dal 30 novembre

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La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti. Ho pensato spesso alla famosa frase di John Lennon mentre guardavo il delicato film del regista tedesco Christian Petzold, vincitore dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino.
La storia e la mano garbata del regista riecheggiano la grazia dei racconti morali di Eric Rohmer e anche l’ambientazione, una casa di vacanza in un bosco vicino al mare, rimanda alle opere del regista francese.
Sembra che non succeda niente, che la vita dei protagonisti sia scandita da una quotidianità senza sorprese e poi invece, alla fine del film, in Petzold come in Rohmer, ti rendi conto che è successo di tutto e che l’autore è riuscito a mettere in scena uno spaccato intenso sulla nostra società, sulle fragilità, gli egoismi, le inadeguatezze, i caratteri.

Ma vediamo più da vicino Il cielo brucia che si apre con due amici berlinesi trentenni in viaggio verso la casa di vacanza della madre uno dei due, una villa isolata, in mezzo ai boschi, sulle coste del Mar Baltico. In realtà non potranno solo rilassarsi, perché ambedue hanno in cantiere progetti da ultimare: Leon è uno scrittore che deve finire il suo secondo romanzo di cui non è soddisfatto e teme assai il giudizio dell’editore che dovrebbe raggiungerlo, Felix invece deve preparare un portfolio fotografico per entrare in un’Accademia di Belle Arti.

Gli imprevisti cominciano già dal viaggio, perché l’auto si guasta e i due devono raggiungere a piedi, carici di bagagli, la casa. Quando finalmente esausti arrivano, scoprono che c’è un’ospite imprevista, Nadja, che lavora in una gelateria e accoglie spesso in notti infuocate e troppo rumorose il ragazzo di turno, l’aitante bagnino della spiaggia. Mentre Felix si occupa poco del suo portfolio, Thomas si butta a capofitto sul romanzo, o almeno si cala nel ruolo dello scrittore tormentato, anche se poi basta un nonnulla per farlo distrarre. Una condizione comune a molti, perché a volte, più ci si concentra su un impegno e più si tende a cogliere ogni occasione per allontanarsene. Le giornate scorrono pigre, fra piccoli imprevisti, gli incendi che divampano nei boschi vicini, l’auto da recuperare, le gustose cene preparate dalla gentile e indipendente Nadja, che con la sua bellezza discreta e il suo charme conquista il timido Thomas.

Voce narrante e alter ego del regista, Thomas sta chiuso nel suo mondo, viaggiando intorno al suo ombelico, ingigantendo ogni minuta difficoltà, sordo e cieco di fronte alle tragedie degli altri e del mondo. Appunto, impegnato in tanti piani, non si accorge della vita che febbricitante si muove intorno a lui. Si procede per episodi insignificanti solo all’apparenza, per frasi casuali, per intuizioni e solo alla fine anche noi spettatori ci risvegliamo, come il protagonista e ci rendiamo conto che forse stiamo trascurando il mondo: la vita va avanti e noi non ce ne siamo accorti.


Anche Petzold, come Rohmer, sta procedendo per cicli, fino a comporre un suo puzzle dei sentimenti di oggi e lo fa con una tenerezza e discrezione, secondo modalità ben più vicina al cinema francese che non alla più rigida tradizione teutonica. Un film sorprendente che conquisterà il pubblico.

 

 

 

 

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