Diretto da Ridley Scott, Joaquin Phoenix interpreta il ruolo di uno dei più grandi personaggi storici del mondo che tra una battaglia e l’altra vive il suo amore per Giuseppina di Beauharnais
Napoleon
Regia di Ridley Scott con Joaquin Phoenix, Vanessa Kirby
Il pensiero che mi ha assillato (in modo carsico per fortuna) mentre assistevo alle due ore e 58 minuti di Napoleon, trascorse senza guardare l’orologio, è stato: qual è il modo migliore, o comunque quello che preferisco, per raccontare i personaggi storici entrati nel mito? I grandissimi si contano sulle dita di una mano e Napoleone, il corso che dalla polvere salì agli altari, incoronato Imperatore per cadere di nuovo nella polvere, a finire i suoi giorni in esilio, è senza dubbio uno dei più grandi.
Photo by: Kevin Baker
Raccontare il grande condottiero significa mettere in scena la storia europea e le guerre che ne hanno insanguinato le terre, dalla Rivoluzione Francese (1789) fino al Congresso di Vienna (1815). Ricordi liceali irrompono, confermati da quello che passa sullo schermo, mescolati con altre emozioni, prime fra tutte quelle che suscita il grande amore fra Bonaparte e Giuseppina di Beauharnais, da cui dovette divorziare perché non nascevano eredi. Tutti e due vittime, dell’ambizione, della ragion di Stato e della storia.
Photo by: Aidan Monaghan
Ridley Scott, abile regista di kolossal, ha voluto raccontare tutto, la grandiosità epica delle battaglie, l’ambizione sfrenata, gli intrighi politici e la debolezza dell’uomo innamorato. Al suo servizio due attori calati nei ruoli, Joaquin Phoenix molto controllato come deve essere un vero militare e Vanessa Kirby di vibrante, sensuale femminilità.
Photo by: Aidan Monaghan
Tutto bene allora? Sì e no, perché se è indiscutibile che il film ti trascina con tutto lo spolvero del filmone, da un’altra parte non si percepisce mai la zampata dell’autore, quel momento inaspettato, quello scarto dalla narrazione che ti sorprende, che ti inchioda. Certo, nessuno voleva replicare la frivolezza contemporanea o le sneakers della Maria Antonietta di Sofia Coppola, però, lo ripeto, avrei voluto sentire di più la mano del regista. Avrei voluto che mi facesse capire quello che aveva in mente. Perché ha voluto girare questo film? Cosa voleva dirci? Cosa pensa di Napoleone? Forse non ha avuto il tempo di farlo, troppo preso da un set impegnativo e da riprese che mescolano con abilità le scene di massa con centinaia di comparse da vecchio cinema artigianale con la post produzione degli effetti speciali.
Photo by: Aidan Monaghan
Nei momenti in cui smettevo di sentire la mancanza della presenza forte dell’autore, mi lasciavo rapire dal film, persino dalle innumerevoli scene di battaglia. I combattimenti sono epici e con grande dispiego di mezzi e scene di massa, immagino pure molto fedeli storicamente e mi fido perché di storia militare so ben poco. Il momento più emozionante nella sua tragicità è la distruzione dell’esercito nemico durante la prima campagna di Russia: le palle di cannone bucano il lago ghiacciato che inghiotte nelle sue acque soldati e cavalli. Però, mi chiedevo, forse le battaglie si possono rappresentare anche in modo diverso, alcune magari solo raccontate dal protagonista o in qualunque altra maniera. Ma chissà può essere che la mia perplessità e quel bisogno di una diversa modalità dipenda dal non aver mai giocato coi soldatini da bambina.
Photo by: Aidan Monaghan
L’affresco storico parte dalla Rivoluzione Francese delle teste cadute che ben presto sfocia nel Terrore di Robespierre, per svoltare con l’apparizione sulla scena dell’ufficiale corso, che sapeva come nessun altro inventare strategie vincente nelle battaglie. Molto spazio nel film, con importanza quasi pari alla vicenda politica, è riservata alla storia privata, il grande amore con Giuseppina, la bella creola, a cui le origini caraibiche hanno regalato un’intraprendenza sconosciuta alle nobili francesi. La passione fra i due è vivace, moderna e paritaria, e Vanessa Kirby è una meraviglia, sempre perfetta e non si può che concordare con l’ultima riflessione di Napoleone ormai in esilio quando, pensando a Giuseppina, si dice: avevi ragione tu, avrei dovuto ubbidirti, il vero generale eri tu.
hoto Courtesy of Sony Pictures/Apple Original Films
Che dire ancora? Che siamo di fronte a un Guerra e pace d’altri tempi che fatica un po’ a trovare il suo senso nei nostri di tempi. E non basta l’intento pacifista dei titoli di coda col conteggio dei morti delle guerre napoleoniche per farci provare empatia. Comunque, persero la vita più di tre milioni di soldati, fra russi, inglesi francesi, austriaci… Solo a Waterloo morirono quasi 50mila soldati francesi.
Come reagirà al film quel pubblico che negli ultimi tempi pare aver riscoperto il piacere del cinema? Temo con minore entusiasmo rispetto a film come Oppenheimer, Comandante e, ovviamente, C’è ancora domani. O farà tornare di moda il kolossal di un’altra epoca?
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