Curiosa mente

Datemi un po’ di perline e vi presento un capolavoro

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I monili di "Le cantique de Dodò", creati da Donatella Tagliente, sono stati pensati per entrare in sintonia con le donne impegnate come lei a rivalorizzare la propria autonomia

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Donatella Tagliente è un artista pugliese, che ama definirsi “moglie, mamma e creativa a tempo pieno”. Una donna che ha dedicato all’arte tutta la vita e le cui creazioni sono il frutto di una ricerca continua, che ha radici ferme nelle tradizioni, nella famiglia e nel riuso degli oggetti, visti e intesi come espressioni dei ricordi che conservano e degli insegnamenti che sono in grado di tramandare. Oltre a realizzare monili di vario genere e con diverse tecniche (Soutache, Embrodery, Peyote, Macramè) insieme a sua sorella Pompea ha creato l’associazione culturale “La Tavolozza Creativa”, dove si svolgono corsi di pittura, cucito creativo, cucina e riciclo. L’abbiamo incontrata nel suo laboratorio a Massafra, il suo paese di origine, in provincia di Taranto.

Da dove nasce la passione che t’ha spinta a realizzare le sue creazioni?
Dalla famiglia e dalle tradizioni che sono cresciute con me e allo stesso tempo mi hanno fatto crescere. L’aver creato insieme a mia sorella “La Tavolozza creativa” con la quale ho coltivato esperienza e conoscenza, nasce proprio dall’esigenza del voler trasmettere ad altre persone l’amore per le tradizioni e per l’attesa, valori che si stanno perdendo sempre di più, perché la società moderna ci spinge a volere sempre tutto e subito. L’amore per la tradizione ci fa apprezzare quest’attesa, in genere ancora più bella ed entusiasmante dell’evento stesso, che può essere una giornata speciale o il risultato di una ricerca creativa.

Come e perchè ha deciso di dedicarti a questa attività?
L’attività di “perlinatrice” la vivo come uno sfogo nel quale posso sperimentare e mettermi alla prova, saziando la mia voglia di creatività. L’associazione nasce invece dalla mia passione per la pittura, che ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Bari e che si trasforma poi in una creatività a 360, determinata dalla curiosità e dall’esigenza di esprimere se stessi in tutte le forme possibili. Nei nostri corsi diamo molta importanza ai temi del riciclo e del riuso, proprio per valorizzare i valori che la famiglia ci ha trasmesso, dare un “peso” ad ogni oggetto e, se non serve più, crearne un altro da questo per dargli una nuova vita. Oggi più che mai è fondamentale dare importanza a questi valori, perché sprechiamo troppo e bisogna educare le nuove generazioni ad avere un senso più civico e rispettoso delle cose e delle persone.
Molti stili e tecniche in voga in questo momento come lo Shabby Chic per l’arredamento e l’oggettistica o il Soutache per i gioielli, altro non sono che un rimaneggiare o ricreare vecchie cose. Il messaggio che vogliamo dare attraverso le mie creazioni e l’associazione è quello di guardare al futuro avendo sempre uno sguardo al passato e vivendo bene il presente.

A cosa sono dovuti il suo stile particolare e la decisione di lavorare questi materiali?
Le mie creazioni sono frutto di una ricerca continua, tutto è mosso dalla curiosità del “come è fatto” e dallo sperimentare per capire i propri limiti. Perché non mi accontento, non mi fermo al primo risultato e so che posso fare di più. Stimolarsi continuamente a fare di meglio, in campo creativo, fa bene allo spirito e anche alla mente e questi benefici si riflettono nella vita quotidiana. Per questo mi piace definire l’arte come una palestra dello spirito, che ci può anche aiutare a sentirci più giovani. La giovinezza mentale vale della giovinezza fisica, perché quest’ultima, come ben sappiamo, sfiorisce inevitabilmente a differenza della prima, che se adeguatamente coltivata e stimolata, dura in eterno.
Le radici di tutto ciò che creo, il mio stile nella progettazione e nella realizzazione di ciò che faccio, stanno nel voler mantenere vivi i ricordi, che gli oggetti esprimono e conservano. Nel preservare con rispetto gli insegnamenti che mi sono stati trasmessi e che allo stesso modo io voglio trasmettere ai miei figli e ai miei nipoti. Nella volontà di mantenere le tradizioni, intese come famiglia, fulcro vitale di un rapporto vero dove sbagliare, crescere e confrontarsi.

Cosa le dà più soddisfazione nel suo lavoro?
Prima di tutto mi piace trasmettere e tramandare, e vedere che quello che insegno viene recepito e assimilato è sicuramente la più grande soddisfazione. In secondo luogo il gioco e la crescita costruttiva. Quando creo mi sento in un limbo dove tutto può succedere e non sono costretta a dover fare cose per forza o solo per convenzione. E’ il mio piccolo angolo di mondo inviolato, dove sono sola con la mia voglia di creare e sperimentare. Mi ritengo una persona privilegiata perché mi diverto nel fare il mio lavoro. Chi mi commissiona un oggetto, è una persona che vuole qualcosa di diverso, unico e personale. Realizzare qualcosa di così prezioso e importante per qualcuno è la soddisfazione più grande, perché un’opera d’arte è un oggetto che sazia la mente e non la pancia.

Quanto tempo dedica a questa attività e da quanto tempo se ne occupa?
Quanto più tempo possibile durante la mia giornata. Oramai da più di 30 anni mi dedico all’attività artistica in generale e da 5 a quella di perlinatrice.

Come fa conoscere le sue creazioni?
Attraverso i social network e con la mia pagina Facebook “Le Cantique de Dodò”, ma più che altro ricevo molte richieste grazie al passaparola, che è sempre la migliore pubblicità e la base della vendita in generale. Questo mi gratifica molto, perché dimostra che il mio lavoro viene apprezzato, che ho saputo accontentare una richiesta e di conseguenza reso felice qualcuno.
Sicuramente la vetrina virtuale online è importante, bisogna curarla e rendere appetibili i propri prodotti, utilizzando delle immagini di qualità professionale. Ma altrettanto importante è la propria personalità e la soddisfazione dei clienti, soprattutto se ci rivolgiamo a delle piccole realtà e non alla grande distribuzione.

A che tipo di clientela i rivolgi?
Principalmente alle donne, tra i 40 e 50 anni, che hanno una propria indipendenza economica e che, di conseguenza, hanno la capacità di scegliere. La caratteristica principale delle mie clienti è quella di una donna che vuole stare bene con se stessa e valorizzarsi con un oggetto particolare e unico. Ma ci sono anche alcuni uomini alla ricerca di un regalo particolare, anche se sono rari perché il mondo maschile è più legato allo standard di entrare in una gioielleria e scegliere.

Cosa ama di più del suo lavoro?
La libertà che mi dà la creatività, perché non mi costringe a dovermi accontentare. Mi fa crescere ogni volta e non smetterà mai di farlo.

Da dove viene il nome ?
Nei miei momenti di sconforto, quando ho bisogno di una risposta che non riesco a trovare, leggo la Bibbia e in genere la trovo, o mi piace pensare che Dio me le faccia trovare. Inizialmente ho cercato un nome sul web e non ho trovato niente che mi piacesse. Leggendo la Bibbia ho trovato un cantico in cui si parlava di degli angeli e da lì ho avuto l’idea. Dodò sono io, uno pseudonimo legato al mio nome di battesimo Donata.

Perché in francese ?
Mi innamoro in continuazione, delle cose, delle persone e mi innamoro ogni giorno di mio marito in un modo diverso, perché la creatività ti mette in questo stato d’animo. Quando ho dato vita alla mia attività ero innamorata della lingua francese, mi piaceva e mi piace la sua musicalità e gentilezza, la percezione di quella sonorità linguistica mi ha affascinata e così è nato il nome “Le Cantique de Dodò”.

 

Info e contatti: https://www.facebook.com/Le-Cant%C3%ACqu%C3%A8-de-DoD%C3%B2-1578219175757180/?fref=ts

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