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Sai cos’è la disforia di genere? Te lo racconta Roberta, il bambino che imparò a volare

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Ecco la storia di Roberto Martinazzo che, superando ostacoli, disagi e pregiudizi, ha conquistato la possibilità di essere una donna e che ora attraverso il brano "Imbarazzismo" canta insieme a Platinette con ironia e leggerezza la sua lunga e vittoriosa battaglia contro le diversità

“Questa potrebbe sembrare una storia di fantasia, ma non lo è. E’ una favola diventata realtà, questa è la mia vita”   Roberta Marten

Roberta con queste parole, ci prende per mano portandoci nella sua vita che ebbe inizio con una  cicogna, un po’ confusa o forse, dice lei sorridendo, “presa a sassate”. Alle 8,25 del 1 Febbraio 1981, a Rho (Mi), viene alla luce Roberto Martinazzo. Un bimbetto allegro e chiacchierone che scorrazza per il condominio, salutando tutti con la sua manina. Le maestre lo confondono tra le bambine ogni volta che si deve fare una fotografia e il barbiere di papà, insiste per dei tagli molto corti perché sennò “sembrerebbe una femmina”. Con l’adolescenza, quando i suoi coetanei, poco alla volta cambiano aspetto ricoprendosi di peluria, odori forti e voci grevi, Roberto deve fare i conti con una diversità che diventa sempre più evidente. La solitudine diventa l’unica compagna. Un’anima, la sua, che sembra essere caduta in un corpo che non gli appartiene e la sensazione di essere sospeso, incapace di vivere davvero.  Questa non è una storia triste, ma la storia di una rinascita. Roberta con leggerezza e ironia ci parla della disforia di genere e di come, grazie a Roberto, abbia dispiegato le ali e imparato a volare.

Roberta-Marten-3Roberta, quando hai cominciato a sentirti a disagio nel tuo corpo?
“Da bambino ero molto allegro e indiscutibilmente attratto dagli uomini, anche se data l’età, non rappresentava un problema anzi, i grandi ne ridevano divertiti. I miei giovani genitori e gli adulti in genere, ignoravano o fingevano di non vedere, perché si sa che talvolta è l’unica soluzione. L’adolescenza è molto delicata, ma per me è stato un vero incubo: ero sempre più disorientato e confuso non potendo trovare riferimento né nei miei coetanei che diventavano uomini, tantomeno nelle ragazze. Mi sentivo un’isola in mezzo ad un mare in tempesta”.

Che rapporto avevi con i tuoi coetanei?
Difficile, loro in balia delle prime pulsioni mi venivano a cercare perché sperimentare con me, per loro era più semplice. Io perciò mi nascondevo e li evitavo, perché se pur ero attratto da loro, ne ero spaventato. Questo ha condizionato ogni mia possibile relazione e il primo fidanzato l’ho avuto a ventiquattro anni. Un isolamento, il mio, fatto di dubbi e interrogativi ai quali non sapevo dare una risposta. Ci sono immagini che non dimenticherò mai. Una tra tante che ho impresse nella memoria: alle superiori il primo giorno di scuola, l’insegnante facendo l’appello chiama Roberto Martinazzo, io alzo la mano e lei seccata mi dice se intendo prenderla in giro. Ora ne sorrido, ma in quei momenti era come essere schiaffeggiato, rendendomi sempre più fragile e invisibile”.

Roberta-Marten-33Come hai affrontato e compreso la disforia di genere?
“A un certo punto mi sono illuso che travestirsi da donna fosse la soluzione per non fare i conti, non tanto con la mia omosessualità, quanto con la lacerazione, lo “scollamento” che sentivo esserci tra anima e corpo. Questa fase, che se potessi cancellerei, costituisce, però, un passaggio obbligato per “provare” davvero un abito che avrei voluto indossare per tutta la vita. Finalmente dopo due anni poco edificanti in cui venivano a cercarmi persone ancora più confuse di me, Roberto ha trovato la forza di andare alla ricerca di quel corpo che gli era stato negato; un percorso lungo, difficile, doloroso con tante pratiche, tanti interventi, tante cicatrici ma ne è valsa la pena perché quello che provo oggi è meraviglioso: finalmente, il mio estratto di nascita certifica che domenica 1 Febbraio 1981 alle ore 8,25 è nata Roberta Virginia Martinazzo di sesso femminile. Voglio sottolineare come  l’Italia sia avanti rispetto a moltissimi altri paesi, dove l’estratto di nascita rimane invariato, mentre qui viene sostituito decretando una vera rinascita”.

Perché ritieni che sia importante parlarne?
Credo che sia importante parlarne perché la disforia è ancora un tabù, o l’argomento per terribili barzellette. Finalmente l’omosessualità è stata sdoganata ma non è così per i transessuali. Io devo dire grazie a Roberto che vive ancora dentro di me e al quale sarò grata per il resto della mia vita. Grazie a lui e alla sua tenacia io oggi sono qui a raccontarmi. E’ ancora il mio migliore amico, grazie al quale sono in grado di capire gli uomini più di chiunque altro, il mio alter ego che mi ha resa  felice e libera di essere”.

Com’è oggi la tua vita?
Finalmente mi appartiene, l’anima e il corpo sono una cosa sola. La vita è meravigliosa e deve essere vissuta appieno, con rispetto per se e per gli altri, superando qualunque.. imbarazzismo e accettando la diversità come una meravigliosa possibilità di colorare il mondo. Imbarazzismo è diventata una canzone che ho inciso con Mauro Coruzzi, Platinette, per cantare contro imbarazzo e razzismo, con ironia e leggerezza. Mi piace andare al supermercato a fare la spesa senza trucco e sentirmi chiamare signorina. Ho molte amiche che mi chiedono consiglio su come comportarsi col proprio compagno e questo mi diverte. Oggi so di essere rispettata e quindi anche amata, perché non esiste amore senza rispetto e gli episodi di cronaca ne sono la prova”.

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Vorrei che il mio messaggio arrivasse ai ragazzi che sono nella stessa situazione, ai genitori che brancolano nel buio cercando una chiave di lettura per essere di aiuto ai propri figli. Lo faccio a modo mio, col sorriso. Perché tutta la sofferenza rimarrà come le cicatrici degli interventi subiti, ma  sarà poca cosa rispetto alla gioia di “essere” capaci di volare.”

Roberta Marten

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