Teatro

In palcoscenico scorre la storia (dall’Ottocento all’11 settembre)

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"Il grande gioco" e" Enduring freedom", lavoro di ben sette ore divise in due parti, che si possono anche seguire in un’unica stravolgente maratona, ripercorre le vicende dell'Afghanistan. Che alla fine coinvolgono anche noi

 

Afghanistan: Il grande gioco / Enduring freedom

dieci episodi in due spettacoli

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di Lee Blessing, David Greig, Ron Hutchinson, Stephen Jeffreys, Joy Wilkinson, Richard Bean, Ben Ockrent, Simon Stephens, Colin Teevan, Naomi Wallace
traduzione Lucio De Capitani
regia Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani
con Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Fabrizio Matteini, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri, Giulia Viana
scene e costumi Carlo Sala, video Francesco Frongia
luci Nando Frigerio, suono Giuseppe Marzoli
coproduzione Teatro dell’Elfo ed Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Napoli Teatro Festival, con il sostegno di Fondazione Cariplo

Fino al 25 novembre, Elfo Puccini (Milano).
Poi in tournée.

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Un’impresa ciclopica
, non solo per chi l’ha messa in scena ma anche per chi vuole parlarne. E voglio: perché ne vale la pena, perché è un magnifico lavoro immerso nel contemporaneo eppure impregnato di radici antiche, nella storia ma anche nello stile.
Facciamo ordine. Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, cuore pulsante del Teatro Elfo Puccini di Milano, dirigono l’edizione italiana di un progetto di drammaturgia collettiva ideato dal Tricycle Theatre di Londra, firmando due spettacoliIl grande gioco e Enduring freedom – di ben sette ore divise in due parti, che si possono anche seguire in un’unica coinvolgente e stravolgente maratona.
In dieci quadri con testi firmati da bravi, intelligenti autori si ripercorre la storia dell’Afghanistan, da quando il paese a metà Ottocento era ancora avvolto in un’atmosfera da Mille e una notte al teatro di guerra dei giorni nostri, con i Talebani e il fantasma delle Torri Gemelle.

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Nella seconda parte, quella meno fiabesca e più drammaticamente vicina a noi, in un puzzle che incastona storie diurne e notturne, tragiche e anche coraggiosamente ironiche, noir e poetiche, gli autori e con loro i registi e gli attori ricostruiscono la storia più recente del Paese, dall’avvento dei Talebani fino alla guerra al terrorismo e alla complicata convivenza degli organismi internazionali con le Ong, i soldati e gli abitanti del paese stretti fra aspirazioni progressiste, tradizioni, ataviche paure e impossibili ma necessari compromessi.

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Un tema difficile, una sfida dalla quale lo spettatore riemerge senza risposte, perché forse è impossibile averne, una sfida che gli farà trovare sul piatto molti dubbi assieme a una conoscenza della storia del Paese molto più articolata. Insomma, un esempio di quello che può e deve essere il teatro oggi, dove Brecht incontra la tragedia greca, dove la ricchezza di filmati (bellissimi) si amalgama con la tentazione di abbattere la quarta parete e far salire almeno metaforicamente gli spettatori sul palcoscenico.

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I cinque testi della seconda parte raccontano l’ascesa dei Talebani e del terrorismo islamista, passando per la morte (dimenticata dai più perché offuscata – non a caso – dal contemporaneo attacco alla Torri Gemelle) del comandante Massud, l’ultimo dei democratici, che porterà all’intervento militare degli Stati Uniti e degli alleati, tra cui l’Italia. Ecco allora entrare in scena altri comprimari, gli occidentali, gli impiegati delle ONG e i soldati inglesi, animati da nobili intenzioni che si scontrano con una realtà troppo complessa, in cui entrano in gioco mille interessi a volte conniventi a volte contrastanti.

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Il finale è il momento più magico e ipnotico
e si apre con una protagonista fantasma, una giovane donna imprigionata nel burka azzurro che nasconde ogni parte del suo corpo. Ed è un oggetto con l’anima quello che in un grafismo umano salta, corre e soffre sul palco. Con lei la sorella, sedotta dall’Occidente e pronta a salire sull’aereo verso Londra e un soldato. Il loro è un dialogo intimo, mistico che tenta di ricucire le fila di una possibile-impossibile riconciliazione di tutte le guerre, in nome di una limpida vibrante umanità.

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Ovvio che lo consiglio, naturale che va visto. Maratona o i due spettacoli separati? Se scegliete la prima opzione, andateci molto riposati e con qualche genere di conforto, almeno l’acqua, e preparatevi a un’esperienza che va oltre il teatro, se scegliete la seconda avrete più tempo per riflettere. In tutti e due i casi l’esposizione alla meraviglia e all’intelligenza della messa in scena, complice la straordinaria bravura di attori pieni di passione, vi resterà per sempre sottopelle.

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Applausi convinti ai dieci attori che sono tutt’uno con lo spettacolo e che danno vita a 44 personaggi: Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Massimo SomaglinoFabrizio Matteini, Emilia Scarpati Fanetti , Giulia Viana, Michele Radice, Hossein Taheri.

 

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