Mombaruzzo e Monferrato: weekend tra relais di charme, grappa d’autore e tradizioni dolciarie storiche
Mombaruzzo, sulle colline più orientali del Monferrato, è l’idea perfetta per un week end di fine inverno, a meno di due ore da Milano, Torino e Genova. Il paese, posto su un colle panoramico a oltre 300 metri di altitudine, è famoso per i suoi amaretti, per la grappa e anche per il vino. Siamo in provincia di Asti, terra di grandi rossi come il Barbera e di un nettare dolce da gustare a fine pasto, il Moscato d’Asti.
Il relais Villa Prato domina il centro storico di Mombaruzzo, tra tetti in cotto, campanili e colline del Monferrato
La famiglia che ha reso la grappa un’eccellenza mondiale
Sarà un fine settimana di charme dedicato al relax in una dimora storica, da abbinare alla scoperta dei prodotti del territorio. E a un museo molto originale e unico nel suo genere, quello dedicato alla grappa. La storia più recente di Mombaruzzo è infatti indissolubilmente legata a questo prodotto e alla famiglia Berta. I Berta quasi ottant’anni si dedicano alla valorizzazione del più celebre distillato italiano.
Giulia Berta, Simonetta Ghignone, Annacarla Berta ed Enrico Berta posano al Berta Museo accanto a una grande bottiglia celebrativa, simbolo della storia e dell’evoluzione delle Distillerie Berta.
Dalle cantine alla rivoluzione dell’invecchiamento
Un’esperienza che piacerà anche a chi non è un gran bevitore di superalcolici, perché la visita alle Distillerie Berta è un’esperienza interattiva, multimediale e multisensoriale. Si parte con la visita delle cantine. Nell’immediato secondo dopoguerra la grande intuizione di Paolo Berta, il fondatore, fu quella di far invecchiare la grappa in tini di legno. Un’intuizione totalmente controcorrente per l’epoca, che voleva ridare dignità a una bevanda alcolica considerata l’ammazza caffè, buona solo per correggere la tazzina consumata al banco. Un distillato popolare e quindi con prezzi molto bassi rispetto ai blasonati e aristocratici whisky scozzesi e cognac francesi. L’idea iniziale di invecchiare la grappa in legno è stata portata avanti dalle altre generazioni della famiglia. Ora sono due giovani donne, Annacarla e Giulia Berta, cugine e nipoti del fondatore, a guidare l’azienda.
La barricaia delle Distillerie Berta a Mombaruzzo, con le file ordinate di barrique in rovere illuminate da giochi di luce che trasformano l’affinamento in un’esperienza immersiva e multisensoriale
La visita delle spettacolari cantine
Quelle poche botti iniziali, sono diventate centinaia e poi migliaia. Le possiamo ammirare nelle scenografiche cantine di invecchiamento, dove i giochi di luce e le musiche di sottofondo aggiungono un tocco di magia ad ambienti dove ogni senso è stimolato. Nell’aria, l’olfatto coglie sentori alcolici: è la cosiddetta angel’s share, la parte degli angeli, quella porzione di alcool che evapora durante la maturazione.
La Cantina delle Distillerie Berta a Mombaruzzo, con le barrique disposte su più livelli e illuminate da luci scenografiche
Il percorso nelle cantine storiche di Distillerie Berta
La Cantina dei Tini ospita botti in rovere di Slavonia, un legno perfetto per invecchiare i distillati in contenitori di grandi dimensioni. Segue la Cantina delle Barrique: custodisce le Selezioni, che continuano il loro affinamento in barrique o tonneaux di rovere delle foreste francesi, per periodi non inferiori agli otto anni. In questo ambiente, la musica classica e le luci a Led creano una dolce cromoterapia, avvolgendo armoniosamente la cantina. Infine la Cantina SoloPerGian, dedicata a Gianfranco Berta, figlio del fondatore e cuore della famiglia, mancato nel 2015. Qui si affina l’omonima grappa, frutto della sapiente unione di tre Selezioni Berta.
Il Berta Museo racconta la storia della famiglia e dell’azienda attraverso un percorso cronologico interattivo, tra pannelli illustrati, video e installazioni
In ricordo di Peppe Vessicchio, direttore d’orchestra di Sanremo
Siamo alla vigilia di una nuova edizione del festival di Sanremo ed è quasi un obbligo raccontare il progetto che univa le Distillerie Berta e il maestro Peppe Vessicchio, scomparso lo scorso novembre e protagonista per tanti anni sul palco dell’Ariston. Il musicista napoletano era convinto che la musica e le onde sonore potessero migliorare le caratteristiche del distillato e compose un brano musicale ad hoc destinato ad essere diffuso a contatto con le botti. Un esperimento che ha dato vita a Ditirambo, la prima grappa al mondo ad essere armonizzata con la musica.
Le bottiglie iconiche delle Distillerie Berta esposte al Berta Museo, tra etichette storiche e formati da collezione che raccontano l’evoluzione della grappa nel tempo
Berta Museo: un percorso interattivo tra storia e collezioni
La storia dell’azienda e delle persone che ci lavorano è raccontata nel Berta Museo, inaugurato con il nuovo layout interattivo e multimediale nel giugno dello scorso anno. Un viaggio fra ricette ed etichette storiche, bicchieri da collezione. Bottiglie vintage prodotte dalla metà degli anni Cinquanta ai primi anni Novanta. Inclusa una bottiglia da 3 litri con tappo Swarovski di Paolo Berta, l’iconica grappa dedicata al fondatore delle Distillerie. È il modo più piacevole di terminare la visita delle distillerie che offrono agli ospiti una terrazza panoramica, lo shop e diverse esperienze. Come il Berta Traditional Tour & Tasting con degustazione finale di tre distillati o liquori, accompagnata da una selezione di amaretti.
La chiesa gotica di Sant’Antonio Abate domina il borgo di Mombaruzzo con la sua facciata in mattoni e il campanile quadrato, incorniciata dai tetti in cotto
L’ospitalità sulle colline
“Oltre alla passione per la distillazione, uno dei valori fondamentali della nostra azienda è sempre stato quello dell’accoglienza, anche nel senso di attrazione turistica” – racconta Giulia Berta, Responsabile della Comunicazione. Nel 2016, dopo dieci anni di ristrutturazione, è stata aperta agli ospiti Villa Pratodimora di charme nel centro storico di Mombaruzzo, appartenuta in passato alla più importante famiglia locale. Settecento anni di storia che si possono rivivere entrando nella magnifica chiesa gotica di Sant’Antonio Abate che si trova proprio di fronte al relais. Riportata agli antichi splendori dalla famiglia Berta, Villa Prato è dotata di diciannove suite, due ristoranti . Oltre un ampio spazio Wellness & SPA per riscoprire una nuova dimensione di pace, tra massaggi e trattamenti dalla saggezza antica. Spicca per originalità la grappa terapia a base di vinaccioli.
La sala del ristorante L’Officina a Villa Prato, tra soffitti affrescati, arredi d’epoca e tavoli vestiti di bianco che evocano l’eleganza delle dimore storiche piemontesi.
Officina di Villa Prato, il ristorante gourmet
Nelle bellissime sale affrescate del Piano delle feste, dove i Prato accoglievano gli ospiti più importanti, l’Officina di Villa Prato è l’elegante ristorante che completa l’offerta del relais. Qui i classici della cucina piemontese si sposano con divagazioni che portano un po’di mare in tavola. Qualche suggestione: l’animella arrostita con salsa olandese, il carpaccio di salmerino Daikon e limone fermentato, la pappardella ripiena di capretto, lo spaghetto di Gragnano ai ricci di mare. Ottima anche la cantina, con l’opportunità a fine pasto, di degustare qualcuno dei brandy della linea Legàmi invecchiati per 38, 45 e 51 che racchiudono l’essenza di un lungo percorso familiare.
Degustazione al ristorante L’Officina di Villa Prato: in primo piano i brandy Berta della linea Legàmi, invecchiati 38, 45 e 51 anni
Castelli e relais per ogni esigenza
In zona, la famiglia Berta dispone di altre due strutture: il relais Villa Castelletto con piscina in giardino, e il Borgo Roccanivo, location per eventi collegata alle distillerie da un parco di otto ettari. A qualche decina di chilometri di distanza, oltre la valle del Tanaro, il castello di Monteu Roero, le cui origini risalgono al 1041, è un altro esempio di impegno verso il territorio. È stato acquisito nel 2012 ed è aperto per visite guidate, mostre ed eventi speciali. Per celebrare l’ingresso del castello nel “mondo Berta”, la famiglia ha creato una linea di prodotti ispirati agli affreschi di questo luogo magico. “Il Monte Acuto” è una grappa invecchiata in piccole botti, e “Il Mito delle Ore”, un pregiato distillato d’uva. In occasione dell’inaugurazione dell’Orangerie, il Castello di Monteu ospiterà il 7 e 8 marzo l’evento Roero, donne e fiori.
Gli amaretti morbidi di Mombaruzzo
Il legame con il territorio si è concretizzato negli anni anche con la decisione di acquistare un nome storico degli amaretti di Mombaruzzo. Nel 2011, il marchio Moriondo Carlo, ultracentenario e pluripremiato, è stato rilevato dalla famiglia Berta e la produzione ospitata in un settore della distilleria. Questi dolci, tipici delle colline Monferrine, vennero chiamati amaretti dagli abitanti di Mombaruzzo e conquistarono fama mondiale, grazie alla presenza e alla vittoria di medaglie d’oro nelle principali Esposizioni Internazionali di fine Ottocento. Negli ultimi anni la ricetta tradizionale è stata arricchita con nuove varianti con l’aggiunta di nocciole, frutti canditi, cioccolato e, naturalmente, grappa.
Il titolare della pasticceria Moriondo Virginio mostra due confezioni di amaretti di Mombaruzzo, nelle varianti ricoperti al cioccolato e dolce nocciola
La storia settecentesca degli amaretti di Mombaruzzo
Girando per il paese avrete modo di scoprire altri pasticceri artigiani che preparano questo dolcetto, la cui storia si fa risalire alla fine del Settecento. Francesco Moriondo, contabile al servizio dei Savoia, si innamora di una fanciulla di origine siciliana che lavora nelle cucine. Tornato a Mombaruzzo, il paese natale, Moriondo e la compagna iniziano a produrre amaretti utilizzando mandorle (un tempo le piante erano presenti nei declivi meglio esposti del Monferrato), armelline (la parte morbida del nocciolo delle albicocche), albumi e zucchero. L’impasto ottenuto prende la forma dei tipici amaretti e viene posto sulle teglie e quindi cotto in forno. Una volta raffreddati gli amaretti, sono impacchettati singolarmente nelle caratteristiche cartine frastagliate che ne mantengono intatta la morbidezza. Da provare quelli della pasticceria Moriondo Virginio in via Giuseppe Saracco 15.
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