Sanremo 2026: Le nostre pagelle in anteprima dopo i primi ascolti!

La 76ª edizione del Festival di Sanremo è pronta a farci cantare, discutere e sognare. Con Carlo Conti al timone e una line-up eclettica di artisti, in anteprima, ecco i giudizi del nostro critico musicale Dario Contri

E anche per il 2026 è arrivato Sanremo. Ogni anno per gli appassionati è  lo stesso brivido, la stessa curiosità: i primi nomi che iniziano a girare tra gli addetti ai lavori, le classifiche provvisorie che nascono ancora prima che si conoscano le canzoni. Anche per il Festival di Sanremo 2026 i preascolti sono il momento in cui tutto prende forma: aspettative, prime delusioni e – soprattutto – le canzoni.

Da quando è uscito il cast ufficiale però questa edizione si è presentata come quella con meno hype dai tempi di Simona Ventura nel 2004, senza la scusante della “serrata” delle majors: niente nomi particolarmente altisonanti e nessuna presenza che susciti grande interesse. Anche i nomi dei co-conduttori e co-conduttrici non hanno scatenato grande attesa. Di certo però, immancabili al Festival, hanno già scatenato polemiche e fatto parlare. Così è successo con il Pucci-gate che ha visto coinvolto il comico chiaramente schierato con una certa parte politica e lo shit-storm sui social che si è scatenato su una Laura Pausini ultimamente più onnipresente di Pippo Baudo negli anni 90 e che, diciamocelo, ormai da anni non azzecca la canzone giusta e non suscita grandi simpatie (quantomeno in Italia). La scelta di piazzarla su tutte 5 le serate ci è sembrata effettivamente un po’ azzardata.

Dopo aver sentito i nomi, siamo sempre più del parere che anche la definizione di “super-ospiti” nata quando veniva collocata accanto a Madonna, Queen, Whitney Houston o Bruce Springsteen, andrebbe ridimensionata quando parliamo di artisti di casa nostra come Max Pezzali, Eros Ramazzotti e Andrea Bocelli, che oggi come oggi vivono sul ricordo delle passate glorie discografiche e che potrebbero tranquillamente mettersi in gioco entrando in gara come fanno regolarmente grandi artiste come Giorgia, Elisa o Fiorella Mannoia.

Ciò premesso, le canzoni pur senza grandi aspettative, nell’insieme sono gradevoli. I preascolti, si sa, non sono mai verdetti definitivi. A Sanremo una canzone può esplodere solo sul palco, grazie all’interpretazione, all’orchestra, a un dettaglio che dal vivo cambia tutto. Ma queste prime impressioni sono già un’indicazione: quali brani potrebbero crescere ascolto dopo ascolto? Quali sembrano costruiti per dominare radio e playlist? E quali, magari sottovalutati oggi, potrebbero diventare le vere sorprese dell’anno?

In questo articolo analizziamo le canzoni una per una, tra sensazioni a caldo, punti di forza e potenziali criticità. Perché Sanremo non è solo una gara: è il momento in cui la musica italiana si mette a nudo, e ogni preascolto potrebbe essere il primo passo di una canzone per diventare un evergreen.

Le impressioni al primo ascolto

  1. Arisa – “Magica favola” – Rosalba torna con un pezzo moderno e sognante con un testo che gioca sulla favola come metafora di crescita e rinascita. Una ballata pop orchestrale che punta sull’interpretazione intensa e sulle sfumature vocali. Il crescendo finale è costruito per emozionare l’Ariston…perfetto per il palco sanremese. Voto: 8
  2. Bambole di Pezza – “Resta con me” – Lo pseudo punk arriva a Sanremo con una canzone intensa, arrangiamenti eleganti e una voce che punta molto sull’emotività. Molto meno cattive che in passato, presentano una power ballad con chitarre in evidenza e un ritornello diretto. Unisce energia e sentimento con un sound radiofonico, senza però spiccare sulla media. Voto: 6
  3. Chiello – “Ti penso sempre” – Urban pop malinconico, produzione minimale e atmosfera notturna. Brano introspettivo che vive sulle fragilità. Forse l’apprezzerà il pubblico dello streaming, meno quello del Festival. Voto: 5
  4. Dargen D’Amico – “Ai ai” – Brano ironico e sofisticato, tipico dello stile Dargen, tra eleganza pop e rime sagaci. Testo tagliente, beat sofisticato e ritornello spiazzante. Gioca con leggerezza anche osando un po’ di critica sociale. Non “spaccherà” come “Dove si Balla”, ma le radio la ameranno. Voto: 7
  5. Ditonellapiaga – “Che fastidio!” – Una delle papabili sul podio e che funzionerebbe alla grande anche all’Eurovision. Pop energico, con una vena di auto-ironia sul rapporto tra artista e quotidianità con una raffica di quelle situazioni che un po’ tutti non sopportiamo. Irriverente e con un hook immediato. Voto: 8
  6. Eddie Brock – “Avvoltoi” – Atmosfere più cupe e rockeggianti, con un testo che punta a un’efficace immagine metaforica. Per un pubblico di nicchia, anche molto di nicchia. Voto: 4
  7. Elettra Lamborghini – “Voilà” – Brano spettacolare e pop-dance, costruito per divertirsi e far ballare, con forte personalità e appeal immediato. Puro Elettra style, completo di autocitazione e una ruffianissima citazione di Raffaella Carrà che non mancherà di cogliere il segno. Voto 6/7.
  8. Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare” – Ballatona intensa e riflessiva, un testo che riflette sulla fragilità umana. Cantautorato classico con orchestra. Provaci ancora Enrico! (per l’ennesima volta). Voto: 5/6
  9. Ermal Meta – “Stella stellina” – Anche per Ermal un pezzo cantautorale dal testo poetico con una melodia avvolgente e suggestiva che sicuramente farà grande effetto con l’Orchestra dell’Ariston. Candidato al premio della critica, raffinato, ma anche per un certo verso radiofonico. Voto: 6
  10. Fedez & Masini – “Male necessario” – Mix di rap e pop melodico, con riflessioni ironiche e autocritiche sui paradossi della vita. Loro stanno bene insieme e l’hanno già dimostrato, la canzone è a presa immediata e con un potenziale emotivo forte. Altra candidata al podio. Voto: 8
  11. Francesco Renga – “Il meglio di me” – Renga canta Renga. Niente di nuovo all’orizzonte. Ballata potente con la sua inconfondibile voce graffiante ma niente di più. Per il ritorno all’Ariston avremmo sperato in una proposta più coraggiosa. Voto: 6
  12. Fulminacci – “Stupida sfortuna” – Indie pop delicato con testi malinconici, perfetto per chi ama le atmosfere più intime. Una canzone elegante e ricercata che potrebbe sortire l’effetto Corsi dell’edizione 2025. Voto: 7
  13. J-Ax – “Italia starter pack” – Brano irriverente e pop-rap, ricco di riferimenti alla cultura italiana contemporanea. La “vecchia gloria” del rap dimostra di avere ancora cartucce da sparare. Sicuramente piacerà al suo fanbase, ma potrebbe riservare anche sorprese. Voto: 6/7
  14. LDA & AKA 7even – “Poesie clandestine” – Con loro si assicura la quota annuale “AmicidiMaria”. Duetto giovane con un mood romantico e urbano, tra rap e pop. Gradevole all’ascolto ma niente di più. Speriamo che le ragazzine che li hanno seguiti nel talent siano ancora sul pezzo, altrimenti passerà quasi inosservata. Voto: 5
  15. Leo Gassmann – “Naturale” – …e con lui si assicura la quota annuale “X-Factor” (anche se di parecchi anni fa… strano come nel mondo della musica liquida per qualcuno le carriere finiscano subito, mentre per altri ci siano più, più e più occasioni…). Comunque un pop leggero e spontaneo, gradevole all’ascolto ma niente di più. Contrariamente a LDA o AKA7even non potrà certamente più contare sulle “sue” ragazzine perché ormai avranno passato i limiti di età, quindi il rischio che passerà quasi inosservata è piuttosto alto. Voto: 4/5
  16. Levante – “Sei tu” – Intima, introspettiva e melodica, una ballata d’amore che punta molto sull’espressione vocale. Colpisce il fatto che, in un Sanremo dove le canzoni hanno una pletora di autori, qui faccia tutto lei. Almeno questo le va riconosciuto. Voto: 7
  17. Luchè – “Labirinto” – Ritmo urbano, testo introspettivo e atmosfere cupe, probabilmente resterà relegato nei cliché del genere. Voto: 4
  18. Malika Ayane – “Animali notturni” – Elegante e raffinata come sempre ma stavolta inaspettatamente propone un pezzo con ritmi brasiliani e atmosfera dream-pop. Rispetto alle solite ballad, grande appeal radiofonico e si strizza l’occhio allo streaming. Voto: 7
  19. Mara Sattei – “Le cose che non sai di me” – Forse la canzone più radio-friendly di questo Festival. Mara ci prova già da tempo, ma stavolta ha il pezzo giusto. Un pezzo pop contemporaneo dove butta dentro di tutto: l’estate, Trastevere, lo zucchero filato rosa, i bambini e i loro sogni giganti Una canzone d’amore d’altri tempi e proprio per questo attuale, innovativa, quasi rivoluzionaria, per un’artista giovane come lei. Se aggiungi che il refrain resta subito in mente, diventano altissime le possibilità che salga sul podio. Voto: 8/9
  20. Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta” – Duetto giovane, molto fresco e gradevole all’ascolto. Coppia anche nella vita, ci tengono a precisare di non essere la replica né di Al Bano & Romina né dei ComaCose, ma semplicemente due cantautori che hanno deciso di celebrare al festival un percorso fatto di scambi negli anni. Brano indie-pop romantico e delicato, senza pretese ma che potrebbe funzionare. Voto: 6/7
  21. Michele Bravi – “Prima o poi” – Ennesima ballata intensa che parla dell’ennesima storia finita male, che cerca di valorizzare per l’ennesima volta il più possibile la voce del cantante. Mi è piaciuta l’immagine del “disco di Battisti ancora lì per terra con il cane che lo annusa perché un po’ ti cerca”… Non basta però a sconfiggere le noia. Voto 4/5
  22. Nayt – “Prima che” – Rap introspettivo con una produzione minimal. Un altro viaggio indietro nel tempo per un Sanremo molto biografico e in un certo qual modo anche credibile. Ma l’Ariston non è il palco adatto a questa proposta. Voto 4/5
  23. Patty Pravo – “Opera” – I praviani la ameranno, il pubblico generalista… chissà. L’inizio è con la sua voce iconica accompagnata dal pianoforte, seguito poi da una grande apertura orchestrale con atmosfere teatrali: una scelta di classe che richiama la tradizione. Magica come sempre. Forse non porterà a casa premi, ma non si può non amare Patty. Voto: 8
  24. Raf – “Ora e per sempre” – «Cosa resterà di questi anni Ottanta», si domandava Raf in un Sanremo alla fine dei 90’s e, adesso che la nostalgia degli anni Ottanta è finalmente giunta, lui si riprende il palco dell’Ariston con una canzone che sembra scritta in quegli anni… anzi: non è che magari viene dagli “scarti” di quel periodo? Un pezzo pop classico ed elegante, ma senza il guizzo per rimanere. Voto: 6
  25. Sal Da Vinci – “Per sempre sì” – Pensata, scritta, cantata e già piazzata in tutti i matrimoni “Napoli Style” da qui all’eternità. L’ accussì piazzato sull’ultimo verso è una sorta di cifra del brand “Sal da Vinci” che punta su una melodia ruffiana e molto mainstream… ecco, forse troppo. Voto 6
  26. Samurai Jay – “Ossessione” – Ritmo incalzante e latineggiante da cantare sulla spiaggia di Gallipoli: «Andale andale/ Scatta un paio di foto poi mandale”. Più Festivalbar, anzi… scusate… Battiti Live che Festival di Sanremo, ma non so se per quel periodo ce la ricorderemo ancora. Voto: 4
  27. Sayf – “Tu mi piaci tanto” – Lui potrebbe essere la solita sorpresa del nome sconosciuto ai più che piazza un pezzo che stupisce piacevolmente. Niente che faccia urlare al miracolo, ma lo ascolti senza aspettarti nulla e invece trovi una specie di folk contemporaneo un po’ gipsy ma anche con un po’ di una certa coscienza sociale. Non manca nemmeno un ritornello furbo e magnetico. Voto: 6 1/2
  28. Serena Brancale – “Qui con me” – Per il ritorno all’Ariston dopo la sua consacrazione al grande pubblico, Serena Brancale propone un’anima diversa. Con questo pezzo scommette su quella sofisticata: una ballatona con pianoforte in evidenza che potrebbe appartenere al mondo di Giorgia. Virtuosismi vocali come se non ci fosse un domani… super candidata al podio. Voto 8/9
  29. Tommaso Paradiso – “I romantici” – L’ex guru dell’indie italiano da tempo si è trasformato in una specie di Umberto Tozzi del nuovo millennio, ma senza nemmeno sfiorare i successi di quest’ultimo. Dopo aver lasciato i The Giornalisti sembra non averne più azzeccata una, e anche stavolta ritorna con un brano dalle atmosfere un po’ anni 80 che non è certo un capolavoro di originalità, però potrebbe anche funzionare. Voto: 6
  30. Tredici Pietro – “Uomo che cade”- Il figlio di Gianni Morandi che ci tiene all’anonimato, arriva sul palco del festival con un testo molto interessante e una canzone che non è esattamente il rap che ti saresti aspettato. Merita un attento ascolto. Citando George Michael nel titolo di un suo album meraviglioso “Listen without prejudice”. Voto 6/7
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Una risposta

  1. Bravissimo …mi piace molto come hai scritto, le canzoni ancora non le ascolto e non so se i miei giudizi coincidono però sulla parte generale,iniziale che hai scritto sul festival concordo pienamente.Chapeau Giuseppe

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