Delle smancerie in Eurovisione della presentatrice al marito Tomaso Trussardi potevamo anche fare a meno. Non di Fiorello, che ha tenuto il palco da par suo, duettando con Baglioni. Tra le canzoni si nota quella di Erman Meta e Fabrizio Moro, mentre sul fronte look vince Nina Zilli
Partiamo dalla sigla e partiamo male: quel brano baglionano dal popopopo di ritornello interpretato da tutti i concorrenti in gara non se po’ sentì! Fiorello nel ruolo di “scalda pubblico” apre il Festival e si trova subito a far fronte al primo inghippo: il disturbatore con piumino che sale sul palco, farfugliando richieste d’udienza a non si sa quale procuratore. Poi prende il possesso del palco e dopo il pippone iniziale, l’esibizione canora in cui inverte parole e musica dei due “capitani coraggiosi” si conclude con un acuto degno del capitano dai capelli bianchi. Che finalmente fa il suo ingresso, elegantissimo nello smoking da “bravo presentatore” realizzato da Ermanno Scervino e con il pubblico che lo osanna.
La sua introduzione, mette al centro “le canzoni che ci prendono per mano” che Baglioni, con la sua poesia, definisce “coriandoli d’infinito”, non può non portare lui a citare le parole di un suo celebre brano e noi a rimanere affascinati da cotanto eloquio.
Non si può negare che Favino e Baglioni insieme siano un gran bel vedere, così come la Hunziker, che però, nervosa e come sempre strasorridente, è insopportabile fin dalle prime battute in cui pensa di essere ancora a Striscia la notizia e fa troppo la padrona di casa, con tanto di figlia e marito in platea al quale fa una pubblica dichiarazione d’amore suggellata dal bacio in Eurovisione: ne sentivamo davvero il bisogno!
Il duetto Fiorello/Baglioni sulle note della magica E tu non fa rimpiangere la defezione di Laura Pausini a causa di una laringite e regala ai due performer la prima standing ovation della serata. La seconda arriva con l’altro duetto: Baglioni/Morandi omaggiano Bakalov con quella Se non avessi più te, scritta per il Gianni nazionale dal celebre compositore, e si sa che quei due sul palco sono una garanzia.
Ma veniamo ai cantanti: Ron, che finalmente ha abbandonato la chioma giallo paglierino per un più naturale total white, tanto per cambiare canta Lucio Dalla; Bungaro e Pacifico consacrano la Vanoni come unica diva, che da ottantenne che di chirurghi ne ha visti tanti, dichiara che “ci sono voluti tanti anni per diventare giovani”, ma si merita un applauso supplementare quando invita gli uomini a indossare il fiore simbolo della violenza contro le donne. Erman Meta e Fabrizio Moro urlano la loro ribellione con un pezzo davvero bello, profondo e intenso, che cantato all’unisono è di grande efficacia; Fogli e Facchinetti sono di una tristezza senza pari, soprattutto grazie all’ex Pooh pennellato che non può fare a meno di urlare e che ancora non ha capito che si dice cuore e non… cuaaoare.
Tutta un’altra storia invece i Decibel, che rendono omaggio a David Bowie e lo fanno bene; i mitici Elio e le Storie Tese, abbigliati in stile Bollywood cantano la loro storia unica accomiatandosi con un Arrivedorci che speriamo non sia definitivo; la ballata in romanesco di Luca Barbarossa lo conferma il Trilussa 2.0; Nina Zilli chiccosissima, canta il suo inno alla donna e il suo look è quello vincente; se il testo del brano di Rubino (ma chi è?) l’avesse cantato chiunque altro sarebbe stato apprezzato, mentre così l’unica cosa apprezzabile sono dei tappi per le orecchie.
Come prima serata poteva andare peggio, stiamo a vedere cosa accadrà nelle prossime, in attesa di Sting e James Taylor, che, anche se si limitassero a fischiettare uno dei loro successi, ci assicurano emozioni da pelle d’oca.
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