aristofane uccelli
aristofane uccelli

Sul palco con Aristofane ci sono tutti i travagli dell’uomo di oggi

Può l’uomo scappare dal malessere e dalle tribolazioni della vita quotidiana, rifugiandosi in un luogo ideale, “lanoso e morbido” come un caldo nido di piume? A questa domanda risponde la versione della commedia greca “Gli uccelli”, messa in scena dalla Compagnia Tieffe

ARISTOFANE – GLI UCCELLI

UCCELLI
adattamento e regia
Emilio Russo
con Camilla Barbarito, Giuditta Costantini, Nicolas Errico, Ludovico Fededegni, Claudio Pellegrini, Claudio Pellerito, Giulia Perosa, Maria Vittoria Scarlattei, Chiara Serangeli
musiche eseguite dal vivo da Dimitris Kotsiouros, Marta Pistocchi, Roberto Romagnoli
assistente alla regia Claudia Donadoni
scene Lucia Rho
costumi Pamela Aicardi
interventi di teatro d’ombra della Compagnia Controluce
luci Mario Loprevite
assistente alla produzione Cecilia Negro
Durata 120 minuti con intervallo

Fino al 3 febbraio
Teatro Menotti – Milano

Può l’uomo scappare dal malessere e dalle tribolazioni della vita quotidiana, rifugiandosi in un luogo ideale, “lanoso e morbido” come un caldo nido di piume?
Esiste un mondo lontano da guerre e ingiustizie, dove vivere in armonia secondo natura ?
Questo sono gli interrogativi sempre attuali che si (e ci) pone la famosa commedia di Aristofane, portata in scena dalla compagnia Tieffe  sotto la regia di Emilio Russo che la attualizza nel linguaggio. E la avvicina allo spettatore avvalendosi di una modalità espressiva a lui molto cara: quella della contaminazione tra parlato e musica dal vivo.

Uccelli di Aristofane1-photo Giancalo Ferraro

LA TRAMA

E’ presto detta: Pistetero ed Evelpide – i protagonisti – sono due cittadini ateniesi insoddisfatti  in fuga dalla polis diventata invivibile a causa delle angherie economico-giuridiche di una democrazia ateniese ormai al collasso (414 a.C.). I due vagano alla ricerca di un’altra patria dove poter vivere in pace. Condotti da due gracchi al cospetto di Upupa (il re di Tracia trasformato dagli dei) riescono a realizzare con l’appoggio degli uccelli del cielo la città utopistica di Nubicuculìa. Un luogo di totale evasione dal mondo terreno e dalle sue preoccupazioni.
Ben presto, però, Pistetero si rende conto della posizione strategica della città, situata a metà tra l’Olimpo e gli uomini, e si lascia contaminare dalla sete di dominio: strumentalizzando il desiderio degli uccelli di ritornare all’Età dell’oro quando erano lori i veri padroni. Li convince così a costruire delle fortificazioni che impediscano ai fumi dei sacrifici propiziatori resi dagli umani di giungere agli dei, condannandoli così alla fame. In questo modo gli uccelli (e Pistetero stesso!) diventeranno le nuove divinità da adorare.
Gli dei infuriati inviano inutilmente due delegazioni per far desistere gli uccelli dai loro propositi, ma dovranno cedere al ricatto acconsentendo addirittura alle nozze di Pistetero con Regina, figlia di Zeus e depositaria dei fulmini, simbolo di potere assoluto.
Suona amara la conclusione cui si giunge in contrapposizione al tripudio del corteo nuziale che chiude la rappresentazione : non esiste un luogo incontaminato in cui l’animo umano, pur avendo trovato pace, non subisca presto o tardi un processo di corruzione.

uccelli-aristofane

UN PASSATO MOLTO PRESENTE

Gli otto giovani interpreti portano in scena con energia e freschezza la pulsione senza tempo dell’uomo alla ricerca del mondo perfetto, proiettando su un testo antico timori contemporanei e viceversa, così come gli spalti di un palco essenziale – elemento scenografico dominante – riflettono quasi fosse uno specchio la platea reale a cui gli attori talora si uniscono scendendo in sala.
L’opera di attualizzazione della commedia trae, inoltre, forza dall’uso di un linguaggio moderno e colorito in una miscela di dialetti e di lingua italiana.

Ma questa non è una semplice rappresentazione teatrale, è molto di più; oserei dire un percorso esperienziale.
Lo spettatore infatti, viene trasportato in una dimensione fantastica e sognante, avvolgente come il candido letto di piume che nel secondo atto ricoprono letteralmente il palco, creando l’illusione di trovarsi in una soffice nuvola sospesa in cielo.
Tutto è poesia che sussurra all’anima e tanti sono i rimandi a forme d’arte che chiamano in gioco i sensi del pubblico.

Uccelli di Aristofane-photo Giancalo Ferraro
La musica dal vivo
del trio di musicisti accompagna i virtuosismi della cantante “usignolo” (simbolo del canto poetico), la cui voce suadente modula canzoni in lingue sconosciute ai più come il greco ed il balcanico, dal potere evocativo, in grado da aprire la mente alla forza delle suggestioni.
L’ antica forma di spettacolo dei giochi d’ombra, viene utilizzata attraverso delle proiezioni sul fondo semitrasparente del palco, creando così l’illusione di immagini in movimento.

Un elogio per i costumi di scena ad opera di Pamela Aicardi, che catturano lo sguardo e che grazie all’estrema cura del dettaglio, sono al tempo stesso fedeli alla rappresentazione mitologica (come quello di Iride, la variopinta messaggera degli dei il cui capo è soffuso di luce grazie ad un copricapo gioiello disegnato da Lagos Lyra o la veste a lutto dell’usignolo, destinato a cantare tristemente per la morte procurata al figlio Iti) e surreali (come la livrea del coro di uccelli, ispirata all’uomo di Magritte).
Uno spettacolo emotivamente davvero coinvolgente, capace di mixare classico e moderno, ironia e malinconia, luci ed ombre in un’alchimia potente che costruisce un ponte tra passato e presente.

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