Zac Efron, abbandona i ruoli da bravo ragazzo, idolo delle adolescenti, per diventare il parrner perfetto, innamoratissimo della compagna e premuroso col bambino di lei, che però nasconde un terribile segreto…
TED BUNDY. FASCINO CRIMINALE
Regia di Joe Berlinger
con Zac Efron, John Malkovich. Lily Collins
Quante volte il cinema ha raccontato storie di serial killer? A volte anche incredibilmente bene, pur andando a rimestare nel fascino del morboso. Scatenando polemiche sulla violenza che chiamerebbe violenza e sul tema si sono spesi fiumi di inchiostro. Psycho di Hitchcock è stato uno dei primi, ma vogliamo forse dimenticare M, il mostro di Dusseldorf, di Fritz Lang? E Il silenzio degli innocenti che ha ridato vigore al genere? Di recente Lars von Trier ha girato il magnifico La casa di Jack, affrontando – e sembrava impossibile – in modo inedito il tema.
Poi ci sono le serie Tv, i romanzi e ancora i giochi di ruolo, i videogiochi, le votatissime escape room. Insomma, ci vuole un gran coraggio a imbarcarsi di nuovo in un film che ruoti intorno a un serial killer. Per di più scegliendo come attore uno che non c’entra proprio niente, il bellone Zac Efron. Faccia da bravo ragazzo, che per anni è stato l’innocuo idolo di adolescenti carine. E invece scopriamo un bellissimo film, che mette in campo una prospettiva originale per raccontare una storia vera e terribile. Vicenda che tutti abbiamo almeno orecchiato (Ted è una sorta di “paziente zero”) eppure, guardando Ted Bundy vacilliamo e scena dopo scena ci chiediamo: ma è proprio la stessa storia che conoscevamo, i fatti che ricordiamo sono quelli che stiamo vedendo?
Lo sguardo scelto è quello di Liz, mamma single e innamoratissima di Ted che riempie di attenzioni lei e il bambino, con una dolcezza che la donna non aveva mai sperimentato. Sì, a volte il fidanzato perfetto ha comportamenti strani, qualcosa che non quadra, orari ballerini, bugie che volano via col vento. Ma si tratta di quelle piccolezze che mettono in allarme solo a posteriori, quando le allinei e le osservi con mente fredda. La doppia vita di Ted è così sorprendente che anche lo spettatore, seguendola con gli occhi di Liz e le parole di Ted è portato a mettere in dubbio le varie fasi del processo.
Perché il tribunale dove va in scena la ricostruzione della vicenda irrompe presto nella storia, le testimonianze sono inframmezzato da ricordi e flash back, sempre sospesi. Come a voler garantire l’innocenza di un imputato finché non sia dimostrata la sua colpevolezza. Gli episodi e i giorni si susseguono, la giuria ascolta, i testimoni si impappinano. Ted prende in mano la situazione e si difende da solo (è possibile negli Usa). Persino il giudice (un grande John Malkovich a interpretarlo) a tratti si incanta, ammirando le piroette dialettiche dell’imputato che continua a dichiararsi vittima di un errore giudiziario.
Eppure Ted Bundynon è neppure un legal thriller, non è un giallo giudiziario, è ancora qualcosa di diverso. Un film dove il rigore prevale e l’etica ha la meglio. Ogni morbosità e ogni caduta nello splatter sono tenuti alla larga e la cornice scelta, lo sguardo non solo di Liz ma anche di chiunque scopra qualcosa di sconvolgente in chi gli vive accanto, è rispettato fino all’ultima inquadratura.
Infine: ma lo vogliamo dire quanto è bravo Zac Efron in questo ruolo?
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