donna irlanda san patrizio
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“Donne state a casa!”. E le irlandesi scendono in piazza

Un articolo della Costituzione di Dublino stabilisce che il focolare domestico è il giusto habitat dell’universo femminile. Che ora ha deciso di battersi per abolirlo. Ma solo sul fronte più progressista. Perché in realtà molte signore, sposate e no, hanno paura di rimetterci…

 

«Il posto della donna è la casa»: lo dice la Costituzione irlandese. L’ala progressista locale è scesa in campo per abolire l’articolo, definito assurdo, misogino e sessista. Una vergogna per un Paese moderno. Recita testualmente l’articolo 41.2.1: «Lo Stato riconosce che, con la sua vita all’interno della casa, la donna dà allo Stato un supporto senza il quale il bene comune non può essere conseguito». Il successivo articolo rafforza il concetto: «lo Stato si impegna ad assicurare che le madri non siano obbligate dalle necessità economiche a impegnarsi nel lavoro trascurando così i doveri casalinghi». Ebbene, il Sunday Times ha pubblicato un sondaggio in proposito alla campagna lanciata dai progressisti, nel quale chiedeva all’opinione pubblica cosa ne pensasse. Le precentuali sono state sorprendenti. Solo il 41% degli interpellati si è detto favorevole alla cancellazione del 41.2.1; il 39% è contrario, gli altri indecisi. E attenzione: l’abolizione è sostenuta più dagli uomini (42%) che dalle donne (40%). Josepha Madigan, deputata e leader del fronte abolizionista, dice che prima dell’eventuale voto servirebbe una bella campagna informativa, perché la maggior parte delle casalinghe teme che, via la norma, sarebbero costrette per legge ad andare a lavorare. E da noi? Al di là del facile clichè sulla parità dei sessi, col quale ci si focalizzerebbe sul distruggere il binomio donna- casa, manca però una legislazione che tuteli la casalinga come occupazione. Una donna che si occupa della casa e/o dei figli svolge un lavoro. Dove sono i nostri progressisti?

 

 

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