Ecco perché non bisogna avere mai paura del giudizio degli altri

Il timore di non essere più accettati ci può bloccare ogni volta che vogliano esprimere il nostro punto di vista all’interno di un gruppo significativo di appartenenza. Invece conviene confrontarsi e scontrarsi per crescere

 

Tutti noi nasciamo in un contesto che ci accoglie e ci aiuta a crescere. Questo contesto è fatto di relazioni e di comunicazioni che avvengono all’interno di un ambiente, a sua volta inserito in altri ambienti. La crescita implica cambiamenti, a volte inconsapevoli e a volte frutto di nostre decisioni e di volontà. Il nostro corpo cambia, in alcune fasi della vita, come l’infanzia e l’adolescenza, in modo molto evidente e in altre quasi impercettibilmente. E cambia anche la nostra parte interiore, anche se questo tipo di cambiamento è più difficile da osservare. Tuttavia, viviamo nell’illusione di avere un nucleo stabile di conoscenze, opinioni, valori e gusti estetici ed etici, attorno al quale ci concediamo solo qualche piccola sfumatura di variazione, qualche minimo cambiamento che non intacca ciò che percepiamo come la nostra identità.

 Quando diciamo: “Io sono fatta così” 

A volte, per giustificare nostri comportamenti o atteggiamenti che ci mettono in conflitto con gli altri utilizziamo farsi come “io sono fatta così” o “ero così fin da piccola”. E se così non fosse? Se non esistesse questo nucleo fondante della nostra identità? Se in realtà fossimo sempre in cambiamento e la nostra identità più profonda fosse sempre sottoposta a un processo di mutamento continuo?
Si tratta di domande che possono creare inquietudine e spaesamento, sensazioni che proviamo anche quando vogliamo esprimere opinioni diverse da quelle del nostro ambiente di appartenenza, perché noi ci definiamo attraverso lo sguardo degli altri e abbiamo paura di perdere quello sguardo benevolo di accettazione rompendo un’armonia di visioni.
La paura di non essere più accettati o di essere additati come diversi, o come non allineati, ci può bloccare ogni volta che siamo tenuti a esprimere il nostro punto di vista all’interno di un gruppo significativo di appartenenza. Quante volte abbiamo compiuto scelte che non sentivamo veramente nostre per non andare contro le aspettative della famiglia? A volte si tratta perfino di svolte importanti della vita, come sposarsi e mettere al mondo dei figli.

Tutto passa attraverso confronto, scontro e sintesi 

Ma, se riuscissimo a superare questa paura, capiremmo che la vita di relazione (e quindi la vita in sé, dato che non c’è vita senza relazione) implica sempre un processo dialettico di confronto-scontro-sintesi. Il momento dello scontro è quello più difficile da gestire, ma senza quello non ci sarebbe “sintesi”, cioè arricchimento attraverso il punto di vista altrui, dando anche la possibilità agli altri di apprendere il nostro punto di vista. Lo scontro non solo ci permette di rifiutare ciò che non condividiamo, ma anche di ascoltare il punto di vista di chi, in quel momento, non è d’accordo con noi impedendoci di rimanere sempre ancorati al punto di partenza, convinti in maniera narcisistica del nostro sapere.
Come ha spiegato Kant nella sua Critica della ragion pura, “la colomba leggera, mentre nel libero volo fende l’aria di cui sente la resistenza, potrebbe immaginare che le riuscirebbe assai meglio volare nello spazio vuoto dell’aria”, ma senza quell’attrito, che  sente come un limite, non potrebbe volare.
La filosofia ci insegna a immergerci senza paure nel movimento dialettico della vita, confrontandoci con gli altri, dubitando sempre sia di noi stessi che delle nostre idee. Questo dubitare ci aiuta a scovare i nostri pregiudizi e ad affrontare ciò che l’altro da noi ci sta portando e ci sta mostrando. Relazionarsi in questo modo non porta necessariamente a rotture ma, il più delle volte, riporta l’armonia e arricchisce le relazioni.
Stare autenticamente nella vita è una scelta: liberarci dalle paure del giudizio altrui e accettare con serenità il contraddittorio può essere un cammino lungo e faticoso. Sta a noi scegliere di intraprenderlo

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