Donna seduta sul letto visibilmente provata mentre l’uomo resta sullo sfondo durante un momento di difficoltà nella coppia
Donna seduta sul letto visibilmente provata mentre l’uomo resta sullo sfondo durante un momento di difficoltà nella coppia

Infertilità e denatalità: una sfida sanitaria e sociale in crescita

Procreazione medicalmente assistita: tecniche, livelli di intervento e percorsi di cura per le coppie, tra innovazione scientifica e crescente domanda di accesso

L’infertilità non è più un fenomeno marginale: secondo Organizzazione Mondiale della Sanità riguarda circa il 15% delle coppie in età riproduttiva. Un dato che si riflette in modo sempre più evidente anche in Italia, dove la denatalità accelera. I numeri di Istat parlano chiaro: nei primi undici mesi del 2025 le nascite si fermano a circa 324mila, in calo del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una contrazione che attraversa tutto il Paese, con il Mezzogiorno in testa, e che riguarda sia i primi figli sia quelli successivi. Alla base, un intreccio di fattori: meno donne in età fertile, maternità sempre più tardive e condizioni di salute che incidono sulla capacità di concepire.

La medicina di riproduzione

In questo contesto, la medicina della riproduzione non è soltanto una risposta clinica, ma anche un’importante colonna per il benessere sociale ed economico. In Italia, dal 2023 i cicli di Procreazione medicalmente assistita (Pma) sono stati più di 110mila annui. Da sottolineare un progressivo aumento delle coppie trattate e dei bambini nati grazie a queste tecniche.

Coppia in consulto con una dottoressa sulla procreazione medicalmente assistita (PMA)

Pma: dati e principali sfide

Ma che cos’è la Pma? La Pma è l’insieme delle tecniche usate per ottenere un concepimento da parte di coppie con problemi di fertilità. Le metodiche utilizzate sono di I, II o III livello in base all’invasività del processo e del luogo in cui si pratica la fecondazione. Quelle di I livello, come l’inseminazione intrauterina, sono semplici e poco invasive. Sono caratterizzate dal fatto che la fecondazione si realizza all’interno dell’apparato genitale femminile. Le metodiche di II e di III livello, come la Fivet o la Icsi, sono più complesse e invasive. Esse prevedono che la fecondazione avvenga in vitro e che l’embrione sia poi impiantato nell’utero materno.

L’impegno delle istituzioni

In un Paese che invecchia sempre più e con un crollo delle nascite, le istituzioni si stanno muovendo con strumenti mirati. Tra questi, il National prevention hub del Ministero della salute, con azioni su salute riproduttiva e prevenzione dell’infertilità. E ancora, la campagna di comunicazione ministeriale sulla riserva ovarica per le giovani donne della Legge di bilancio 2025, anche se non ancora avviata.

Un diritto per chi ne ha bisogno

Con l’aggiornamento dei Livelli di assistenza essenziali di assistenza (Lea) del 2017, la Pma è stata inclusa tra le prestazioni garantite dal Sistema sanitario nazionale. Diventando così un diritto per le coppie che ne necessitano. L’aggiornamento ha introdotto importanti novità, come la possibilità per le donne fino a 46 anni di accedere fino a sei cicli di Pma, con la copertura delle tecniche sia omologhe sia eterologhe. Di conseguenza, queste prestazioni sono garantite su tutto il territorio italiano. In modo gratuitito o dietro pagamento di un ticket, la cui entità è determinata  dalle singole regioni.

Strategie per ampliare l’accesso alla salute riproduttiva

In base a quanto detto, è necessario intervenire per assicurare un accesso più ampio alla salute riproduttiva, assicurando un aiuto adeguato alle persone che hanno bisogno di cure per preservare la fertilità. La legge 40/2004 risulta ormai superata: le numerose decisioni della Corte costituzionale e dei tribunali hanno riscritto parti importanti dell’impianto originario.

Ecco le più importanti:

  • Estendere la copertura nei Lea della crioconservazione di gameti e tessuti anche alle patologie non oncologiche, oggi escluse dal Servizio sanitario nazionale.
  • Potenziare informazione e ruolo del medico di base, per ridurre i ritardi con cui le coppie accedono ai percorsi di PMA.
  • Aggiornare le tariffe delle prestazioni, ferme da anni nonostante l’aumento dei costi legati a tecnologie, materiali e personale specializzato.

 

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