CASA

Se in casa tua regna il caos, chiamami e te la riordino io

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Si chiama Alessandra Ripamonti, vive a Milano ed è una Professional Organizer: il suo lavoro consiste nell'insegnare a chi si rivolge a lei a razionalizzare gli spazi dell'abitazione in cui vive e a smistare e gestire il superfluo. Interviene anche quando c'è di mezzo un trasloco. Sembra facile, ma ci vogliono intuizione, esperienza e un apposito diploma

 

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Se hai spesso la sensazione che l’appartamento nel quale vivi sia un caos cosmico, nel quale il disordine regna sovrano, se vuoi sistemare in maniera più razionale i vari ambienti o se devi affrontare un trasloco e non sai da che parte cominciare, forse è il caso di rivolgerti a una persona che ha fatto del tuo disagio quotidiano e delle tue angosce organizzative la sua ragione di vita, anzi la sua professione. Come Alessandra Ripamonti, milanese di 39 anni (e lei precisa che la cifra resterà invariata per almeno tre compleanni…), che sul biglietto da visita ha incisa a chiare lettere questa scritta: Professional Organizer e Moving Manager. Una vera e propria professionista dell’organizzazione, specializzata nel rendere più razionali e liberi dal superfluo gli spazi domestici e nell’occuparsi di tutto quanto precede e segue un cambio di casa. Prima di lasciarle la parola, vale la pena di raccontare meglio in che cosa consiste questa attività, che le lettrici di Signoresidiventa hanno già conosciuto attraverso il servizio che parlava di Alessia Rosati, quarantenne romana specializzata nel riordinare armadi e guardaroba altrui.
Nata negli Anni 80 negli Stati Uniti la figura della Professional Organizer si è diffusa soprattutto negli ultimi anni anche grazie a diverse serie televisive e reality come Sepolti in casa, Mai più sepolti in casa, Accumulatori seriali, dai titoli già molto esplicativi. Dagli USA la professione è giunta in Inghilterra a partire dal 2004, in Australia dal 2005, e, nel corso degli anni, anche  in GermaniaOlandaCanada e Giappone, mentre in Italia ha cominciato a diffondersi dal 2011. E a questo punto entra in gioco Alessandra.

“Sono una professionista dell’0rganizzazione da quasi due anni. Dopo la laurea in Scienze delle Comunicazione ho lavorato per 15 anni in uffici Marketing&Comunicazione, prima nel mondo del turismo – sono nata con la valigia in mano e sarei sempre in giro per il mondo – poi in quello dell’edilizia leggera per una multinazionale francese che si occupa di Home Automation. Riflettendoci ora, è interessante che anche nella mia “vita precedente” io abbia trovato spazio nei due ambiti che più mi interessano e danno soddisfazione: i viaggi e la casa”.

Quando hai deciso di cambiare lavoro?
Come capita a moltissime donne, dopo la mia seconda gravidanza e con un figlio maggiore di appena 3 anni, l’impegno di mamma e quello di lavoratrice a tempo pieno sono diventati difficilmente conciliabili. A quel punto ho risolto il contratto che mi legava all’azienda per cui lavoravo e mi sono presa un anno sabbatico tutto dedicato ai miei due piccoli mostri e  – perché no? – a me stessa. Non è stata una decisione sofferta ma consapevole e serena. Dal 2001, ancora prima di laurearmi, non ho mai vissuto senza avere un lavoro che mi attendeva ogni giorno. Mi ci sono impegnata, ne ero felice e soddisfatta, ma poi le priorità sono cambiate. Non sono mai stata una donna che si sentiva rappresentata solo dal suo lavoro. Ho sempre avuto chiaro in mente che Alessandra non era Alessandra per quello che faceva, per i riconoscimenti o le ore passate in ufficio quando tutti erano andati a casa. Io ero io perché ero serena con me stessa e focalizzata sul momento. Ogni fase della vita credo abbia delle priorità e nel momento in cui la famiglia che avevo deciso di creare aveva più bisogno di me, delle mie attenzioni e del mio tempo non ho esitato a fare la scelta di cambiare.

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E poi cosa ti ha portato alla tua attuale occupazione?
Quando ho lasciato la vita d’azienda non avevo assolutamente idea di cosa avrei potuto fare dopo. Mentre ero nel ruolo di “mamma a tempo pieno” ho avuto modo di riflettere su cosa avevo imparato nel mio lavoro, su quali capacità avevo sviluppato nel tempo, su cosa dovevo ancora lavorare e in cosa soprattutto ero “brava”. Molto spesso i lavori non si cercano ma sono loro che trovano te e così si resta imbrigliati in situazioni che non ci rappresentano. Con il lavoro da Professional Organizer è successo esattamente il contrario: io l’ho cercato, l’ho studiato, l’ho “spiato” da lontano per alcuni mesi fino a che ho avuto la certezza che poteva essere un ruolo adatto a me e non io che mi adeguavo a lui. In seguito ho iniziato a parlarne con amici e conoscenti, descrivendo il tipo di lavoro, e non mi ha sorpreso che la risposta più frequente era “secondo me, sei perfetta per questa cosa”. Perché il mio lavoro è 50% predisposizione personale e 50% preparazione tecnica e studio. Se non è nelle tue corde non riuscirai mai a trarne soddisfazione ma allo stesso modo se ci si improvvisa e ci si butta allo sbaraglio non solo rischi di fallire, ma soprattutto non puoi fornire un servizio di qualità durante la tua consulenza.

L’organizzazione è quindi la tua passione?
Sorrido a questa domanda… Essendo io una persona precisa, inutile dirlo, quando ho deciso che questa poteva essere la nuova professione su cui investire le mie energie il primo passo è stato frequentare un corso di formazione professionale semestrale per colmare quel 50% di preparazione tecnica che sentivo di dover apprendere. Ho scelto la sola società di formazione riconosciuta da APOI, Associazione Professional Organizer Italia e sono tornata sui banchi di scuola. Pronti via, primo giorno e prima ora, la formatrice ha smontato l’entusiasmo collettivo dicendoci che se eravamo lì per “passione” era il caso di ripensare alla nostra scelta. Chi sceglie un lavoro come il mio non lo deve fare per passione verso l’organizzazione pura e sterile, quanto per la passione verso le persone che aiuti con le tue capacità e il tuo intervento. Se un cliente ti chiama perché non vive al meglio la sua casa e non sa da dove iniziare, tu non puoi arrivare e, spinta dal sacro fuoco del Signore dell’organizzazione, ribaltare i suoi spazi secondo la tua visione e passione. Ti siedi, ascolti, capisci, comprendi e trovi insieme al cliente il modo migliore possibile per farlo star bene nel suo mondo, perché tu sei di passaggio ma lui resterà in quelle mura.

contatti alessandra ripamonti
E questo lavoro q
uante ore al giorno ti impegna?
Il mio lavoro “sul campo” non è quotidiano, l’impegno varia a seconda dei progetti in corso in quel momento. Ci possono essere mesi con tre, quattro o cinque interventi piccoli e mesi con un solo grande progetto, magari diviso in più periodi. Poi c’è l’impegno del back office da curare: il sito Web, il blog, i profili social, le attività di new business, i materiali di comunicazione… Per tutta questa parte mi sono utilissime le competenze acquisite nei dipartimenti marketing, perché non rinnego quel mondo e anzi mi stimola ancora moltissimo. Poi ci sono i corsi di formazione continui richiesti da Apoi, l’Associazione Italiana Professional Organizer di cui faccio parte, e gli eventi. Per esempio, l’11 novembre a Torino ci sarà l’evento nazionale, in cui gli associati Apoi offriranno consulenze gratuite al pubblico oltre a brevi seminari formativi. Sarà un’ottima occasione per imparare l’organizzazione divertendosi.

Hai incontrato persone che ti hanno in qualche modo ispirata e portato a scegliere questo lavoro? Incontrato qualcuno non esattamente, anche perché noi Professional Organizer al momento in Italia siamo meno di 100, quindi incontrare casualmente una di noi è quasi come vedere un unicorno. Però tra tutti quelli che mi hanno dato la loro “incoraggiante pacca sulle spalle” verso questo cammino ricordo in special modo il proprietario della società di traslochi che nella primavera del 2016 è venuto a casa mia per un preventivo. Pur essendo il trasloco previsto a luglio, io avevo già iniziato, con grande anticipo, a inscatolare alcune cose. Lui entrò, si guardò in giro e mi disse “Signora, io di case ne vedo tante e da molti anni. Le persone si suddividono in due tipologie: chi aspetta il giorno prima del trasloco perché organizzarsi prima lo manda in panico da scatoloni e chi si muove in anticipo perché così sente di avere il controllo della situazione e lei evidentemente è del secondo tipo. Posso già dirle che sarà un trasloco molto facile”. E aveva ragione, ogni scatolone che preparavo era un pensiero in meno che si liberava dalle mie spalle. Ero felice con il mio scotch da pacchi e il mio pennarellone indelebile nero. Quel trasloco è stato l’illuminazione definitiva e appena possibile ho iniziato il corso di formazione.

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Se una donna volesse fare il tuo lavoro, che cosa dovrebbe studiare? Laurea, master, corsi…?
Ci sono corsi di formazione da Professional Organizer ma non è necessario un titolo di studio particolare per accedervi. Per chi vuole informazioni il sito dell’associazione www.apoi.it è un utile punto di partenza oppure l’evento nazionale a Torino potrebbe essere un’occasione perfetta per parlare con alcune di noi e scoprire se questo lavoro è nelle proprie corde.

diploma alessandra
Quanti mesi o anni di studio ci vogliono?
Io ho scelto un corso completo che durava 6 mesi il cui obbiettivo era fornire nozioni e strumenti per iniziare la professione e suggerimenti sulle metodologie per dare vita al proprio business nel mondo del professional organizing. Volendo è anche possibile optare per corsi brevi così da tastare il terreno.

Hai una tua specializzazione?
Io mi muovo su tre fronti: organizzazione degli spazi, home staging e trasloco. Per quanto riguarda il primo, aiuto i miei clienti a scoprire nelle loro case lo spazio che neppure sanno di avere, soffocato dal superfluo o da una cattiva gestione dei metri quadri. Aiuto a smistare e gestire il peso in eccesso, che le case tendono ad accumulare nel corso del tempo, spiegando come ridare vita all’abitazione imparando a lasciare andare le cose quando è opportuno e gestendo in maniera più funzionale quanto resta. L‘home staging subentra quando si ha intenzione di vendere una casa. Un ambiente poco ordinato, trascurato, carico di oggetti, confuso sono potenti nemici per la vendita di una casa. Con i miei interventi riorganizzo, semplifico, valorizzo gli ambienti della casa, per emozionare il compratore a tal punto da fargli pensare che quella dovrà essere la sua casa. Infine, c’è il trasloco: affianco il cliente nella decisione su cosa tenere, eliminare, regalare o vendere; mi interfaccio con traslocatori o altri professionisti; pianifico la burocrazia che un cambio di residenza comporta; studio un progetto dedicato all’organizzazione funzionale dei nuovi ambienti; indico le strategie migliori per rendere il trasloco più facile, meno stressante e soprattutto per evitare perdite di tempo e di forze.

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Per contattare Alessandra:

www.alessandraripamonti.it 
Mail: me@alessandraripamonti.it
Facebook: https://www.facebook.com/alessandraripamontiprofessionalorganizer/

 

 

 

 

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