Tutto dipende dall’intelligenza emotiva, più tenue nel maschio, per ragioni congenite e culturali. E così c’è un 81% di probabilità che una relazione vada in crisi se lui non accetta di condividere il potere con la compagna
Vi ricordate il film La guerra dei Roses? Era la storia di una coppia di coniugi (Michael Douglas e Kathleen Turner) che, come dice il titolo, trasformano la loro vita di coppia in una guerra quotidiana, fino al tragico e grottesco epilogo che li vede soccombere entrambi. Naturalmente si trattava di un’esagerazione cinematografica. Ma non è infrequente, anche nella vita reale, che il rapporto di lunga data tra un uomo e una donna si trasformi in un interminabile e devastante conflitto. Come evitare che si arrivi a questo punto, spesso senza ritorno? Ce lo spiega il sociologo John Gottman, uno dei più grandi studiosi dei rapporti di coppia degli ultimi tempi, colui che inventato la definizione di Quattro Cavalieri dell’Apocalisse” (la critica, l’atteggiamento difensivo, il disprezzo e l’ostruzionismo) di cui abbiamo già parlato qui e che sono letali per la vita a due.
Ora Gottman parte proprio dalle situazioni conflittuali all’interno di una relazione per cercarne le cause e indicare le contromisure. Il punto di partenza è la convinzione che uomini e donne dovrebbero assumere rispetto al rapporto che li unisce e che non deve essere mai visto come un campo di battaglia o uno spazio in cui misurare le rispettive forze. È importante, invece, che entrambi accettino l’influenza dell’altro, riconoscano i propri errori e imparino a ridurre la tensione quando questa rischia di sfuggire al controllo.
Non deve finire come la guerra dei Roses?
Ma, se questa visione è relativamente facile per la donna, non altrettanto può dirsi dell’uomo. Secondo le ricerche condotte da Gottman, infatti, il 65% degli uomini aumenta la negatività nel corso di una discussione con la sua compagna, spesso rispondendo con un atteggiamento difensivo che rivela una resistenza alla sua influenza. E questo atteggiamento tipicamente maschile fa sì che ci sia un 81% di probabilità che un matrimonio vada in crisi quando l’uomo non è disposto a condividere il potere con il partner. Il che avviene quando il soggetto in questione non ha sviluppato sufficientemente la sua intelligenza emotiva e rifiuta per principio l’influenza del partner perché teme di perdere il potere. Pertanto, tutto ciò che la donna dice o fa, viene da lui percepito come un attacco, che a sua volta genera un atteggiamento difensivo e porta ad un nuovo attacco provocando un’escalation di frustrazione e rabbia.
Al contrario, un uomo emotivamente intelligente è sempre in grado di percepire, non sottovalutare e, anzi, prendere in considerazione le emozioni del partner. Questo tipo di uomo, non ha dunque nessuna paura di esprimere i propri sentimenti, e questo lo aiuta a entrare in sintonia con la sua partner. Manifestando emozioni come paura e tristezza, crea empatia con la donna e la incoraggia a fare la pace dopo una discussione o un litigio. Perché una sana relazione di coppia può tranquillamente sopravvivere ai momenti di rabbia, alle lamentele e alle critiche reciproche, senza passare quel punto di non ritorno in cui la negatività crea ulteriore negatività e oltre il quale è necessario che uno dei due partner sia in grado di fermare e sdrammatizzare il conflitto.
La differenza prende forma nell’infanzia
Ma perché questo meccanismo di difesa della vita di coppia è più difficile da attuare da parte dell’uomo, meno capace della donna di tenere in considerazione emozioni e sentimenti della persona con la quale trascorre la propria vita? Anche se ci sono donne molto insensibili e uomini capaci di sviluppare una elevata sensibilità, questa differenza, per cui le donne sono più empatiche e gli uomini sono più propensi all’azione, è in parte congenita e in parte culturale. Per quanto riguarda la parte congenita, bisogna ricordare che l’insula, un’area chiave per l’empatia, rimane più attiva nelle donne ma si “disattiva” velocemente negli uomini, che tendono a passare rapidamente all’azione per trovare una soluzione al problema.
Dal punto di vista culturale, invece, questa differenza comincia a prendere forma durante l’infanzia. Quando i maschietti giocano, il loro obiettivo è generalmente quello di battere l’avversario e, se qualcuno si fa male, a meno che non sia davvero grave, il gioco continua. A loro viene detto che non è “da uomo” piangere o mostrarsi deboli davanti agli altri e questi stereotipi si fissano progressivamente nella mente maschile. Al contrario, nei loro giochi infantili le bambine tendono ad adottare ruoli da assistenti sociali o infermiere, nei quali le emozioni e l’empatia sono fondamentali. Nel corso del tempo queste differenze tendono a rinforzarsi e le troviamo contrapposte nella coppia. Ma questo non significa che la vita a due, terminato il periodo dell’innamoramento e della passione sessuale, deva sfociare in una guerra continua.
Uomini e donne sono diversi, ma non necessariamente migliori gli uni delle altre: dalla loro diversità può nutrirsi il rapporto di coppia, perché per trovare l’equilibrio non è necessario che due persone siano uguali ma capaci di complementarsi. Perché, se invece queste diversità diventano causa di ostilità, si rischia veramente di scatenare… la guerra dei Roses.
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