Il vicepresidente dell’associazione Senza Veli Sulla Lingua, Patrizia Scotto di Santolo, spiega perché, pur essendo un apprezzabile tentativo che si muove nella direzione di aiutare le vittime di violenza domestica e di genere, il disegno di legge appena approvato in Senato è solo un primo passo
Qualcosa a tutela delle donne vittime di violenza domestica e di genere è stato fatto. Ma secondo l’associazione Senza Veli Sulla Lingua, fondata nel 2013 dall’avvocato anglo-italo-yemenita Ebla Ahmed, che si batte da anni in difesa delle donne maltrattate, non è sufficiente. E così all’indomani dell’approvazione del disegno di legge Codice Rosso, l’associazione, attraverso le parole del suo vicepresidente nazionale Patrizia Scotto di Santolo ricorda alla società civile e alle istituzioni politiciche che le misure adottate nel provvedimento non bastano e che bisogna fare di più.
LE CRITICITà DI CODICE ROSSO
“Pur essendo un apprezzabile tentativo che si muove nella direzione di aiutare le donne vittime di violenza”, spiega Patrizia, “Codice Rosso presenta alcune criticità. Per esempio ho dei dubbi sulla fattibilità della procedura prevista, in base alla quale, per velocizzare le indagini, il pubblico ministero dovrebbe ascoltare la vittima di violenza domestica o di genere entro tre giorni dall’avvio del procedimento perché è difficilissimo che questo avvenga. Se veramente si vuole aiutare la donna che denuncia per prima cosa vanno stanziati fondi e risorse nel settore giustizia e di questo nel Codice Rosso non c’è traccia. Una legge a costo zero non è d’aiuto a nessuno”. “In secondo luogo”, continua la vicepresident di Senza Veli sulla Lingua, “c’è da chiedersi come mai l’urgenza delle 72 ore non riguardi anche le vittime del revenge porn, introdotto nel Codice Rosso. È vero poi che in questo testo vengono toccati i diversi aspetti della violenza che colpisce le donne: dalle nozze forzate, emendamento voluto da Mara Carfagna, allo sfregio, dal revenge porn allo stalking, fino alla violenza domestica, con un vistoso aumento delle pene per chi attenti con qualunque mezzo alla vita di una donna. Ma siamo sicuri che le misure adottate siano sufficienti?”.
LE problematiche a cui vanno incontro le vittime
Patrizia Scotto di Santolo sottolinea poi quali potrebbero essere le problematiche cui vanno incontro le vittime con il nuovo provvedimento: “Pur di rispettare la regola dei tre giorni, c’è il concreto rischio che si intasino le Procure e che, a causa dell’urgenza, si affidi la vittima a un magistrato non specializzato in materia. Inoltre c’è la possibilità che la donna, dopo la denuncia, resti sola, proprio quando invece ha bisogno di una maggiore protezione. Inoltre l’inasprimento della pena, per quanto sia per certi versi auspicabile, ha efficacia se accompagnata anche da misure volte al recupero del maltrattante e da azioni di prevenzione. E’ vero che il Codice Rosso prevede dei corsi di aiuto per i condannati, anche a livello psicologico, ma in esso non si fa menzione della prevenzione. In definitiva dispiace che in Senato non si siano ascoltati i pareri degli addetti ai lavori, ovvero degli operatori del diritto, magistrati e avvocati, delle associazioni e dei centri antiviolenza che potevano dare un importante contributo sulla prevenzione. Per arginare la violenza di genere infatti è necessario anche agire sul piano della prevenzione, ovvero mettere a punto un ampio progettoculturale che preveda sia la formazione di tutti coloro hanno a che fare con le vittime di violenze, sia campagne di sensibilizzazione rivolte alle nuove generazioni attraverso dei corsi di educazione sentimentale nelle scuole”.
il tabulato unico delle denunce
E proprio nell’ottica della prevenzione, SenzaVeli Sulla Lingua ha presentato in Senato lo scorso novembre il Tabulato Unico delle denunce. In pratica si tratta di agevolare la parte lesa nell’accesso a un tabulato delle denunce, il che significa che gli iscritti nel registro degli indagati delle singole procure a livello nazionale saranno immediatamente inseriti in un database del Ministero degli Interni.
Per qualsiasi informazione si può chiamare il numero 3398990750, scrivere email, contattare l’associazione su Facebook o direttamente sul sito
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