Palermo celebra il gelato artigianale con Sherbeth Festival 2026

Dal 13 al 16 novembre, 60 maestri gelatieri da sei continenti si incontrano a Palermo per un festival che unisce gusto, cultura e tradizione

Palermo festeggia il gelato artigianale con la diciottesima edizione di Sherbeth. Il festival porterà nel capoluogo siciliano, dal 13 al 16 novembre 2026, sessanta gelatieri provenienti da sei continenti. La dimensione internazionale dell’evento è cresciuta edizione dopo edizione. Nato nel 2007 a Cefalù e approdato nel centro storico di Palermo nel 2015, il festival ha coinvolto nel corso delle precedenti edizioni 2.350 maestri gelatieri, con oltre 10 milioni di degustazioni e 1,8 milioni di visitatori.

Visitatori davanti agli stand rosa dei maestri gelatieri durante lo Sherbeth Festival a Palermo, dedicato al gelato artigianale internazionale.
Gli stand dello Sherbeth Festival animano il centro storico di Palermo, offrendo ai visitatori l’occasione di scoprire e degustare le creazioni dei maestri gelatieri. © Dario Bragaglia

Il centro di Palermo si trasforma in una grande gelateria a cielo aperto

A Palermo, lo scenario sarà quello fra piazza Verdi e via Maqueda con lo sfondo del magnifico Teatro Massimo, uno dei più prestigiosi teatri d’opera italiani. Il non lontano Teatro Politeama Garibaldi sarà invece il palcoscenico del gran finale del festival con la premiazione del concorso internazionale Francesco Procopio Cutò. Lo scorso anno è stata incoronata la gelatiera di Taiwan Sylvia Chao. La giovane maestra orientale sarà presente anche quest’anno con una degustazione del suo gelato.

Francesco Procopio, il siciliano che conquistò Parigi con il suo caffè

Lo spirito sovranazionale del festival è ispirato dalla storia di Francesco Procopio (1651-1727), il cuoco e gelatiere siciliano che fondò nel 1686 Le Procope. E’ il più antico caffè parigino, oggi ancora aperto come ristorante. Un locale che durante il Secolo dei Lumi e poi nell’Ottocento ospitò personaggi come Voltaire, Napoleone Bonaparte, Robespierre, Danton, Marat. Non solo, anche scrittori di fama universale, quali Honoré de Balzac, Victor Hugo, George Sand, Paul Verlaine.

Due coppette di gelato artigianale con il logo Sherbeth, colme di gelato cremoso, servite durante il festival internazionale di Palermo
Il gelato artigianale è protagonista dello Sherbeth Festival di Palermo, che riunisce maestri gelatieri provenienti da tutto il mondo. © Dario Bragaglia

Un ricco programma di incontri con maestri gelatieri, esperti e giornalisti

Nei 4 giorni del festival, il programma degli incontri con gelatieri, ricercatori, esperti della nutrizione, giornalisti del settore enogastronomico è ricchissimo. I talk si svolgeranno nell’Officina Culturale in piazza Verdi, mentre gli stand prospicenti daranno a tutti la possibilità di scoprire la creatività dei maestri invitati a questa edizione. Frutto di un’attenta selezione da parte del direttivo del festival composto da Arnaldo Conforto, Giovanna Musumeci, Vittorio Pasquetti e Ruben Pili.

La Cattedrale di Palermo con le torri campanarie e la grande cupola, vista dalla piazza. In primo piano, un carro allegorico con una figura femminile e un'aquila dalle ali spiegate.
La maestosa Cattedrale di Palermo, testimonianza della storia millenaria della città, con un carro allegorico in primo piano. © Dario Bragaglia

Gelato e granita raccontano la storia millenaria di Palermo

La location centralissima del festival è anche l’occasione per valorizzare Palermo come destinazione gastronomica.  Il gelato diventa così il punto di partenza per raccontare una cultura dell’ospitalità che affonda le radici in una storia millenaria, fatta di incontri e contaminazioni. Fondata dai Fenici, plasmata da Greci, Romani, Arabi, Normanni, Svevi e Spagnoli, Palermo ha trasformato ogni dominazione in una ricetta. Per questo il suo gelato e la sua granita hanno un senso particolare se vengono degustati proprio qui. Sono il finale dolce di una storia fatta di porti, giardini e mercati.

Dettaglio delle decorazioni pittoriche del Teatro Massimo di Palermo, con un putto alato che sorregge il numero 24, circondato da motivi floreali e ornamentali.
Un particolare delle raffinate decorazioni interne del Teatro Massimo di Palermo, uno dei più importanti teatri lirici d’Europa. © Dario Bragaglia

L’itinerario Arabo-Normanno

L’esempio forse più eclatante dell’incontro di culture diverse è quello dei Normanni che, quando nel 1072 conquistano la città, intrecciano le proprie conoscenze con quelle preesistenti degli Arabi. Nasce uno stile architettonico che ancora oggi caratterizza molti angoli di Palermo. Non per nulla l’itinerario arabo-normanno palermitano (assieme alle cattedrali di Cefalù e Monreale) è Patrimonio dell’Umanità UNESCO. A pochi minuti a piedi dal cuore del festival si scoprono il Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, la Cattedrale, la Martorana e San Cataldo, San Giovanni degli Eremiti, per citare solo qualche monumento, parte di questo itinerario.

Il Teatro Massimo di Palermo illuminato di viola durante la sera, con la monumentale scalinata, le colonne corinzie e una delle sculture raffiguranti un leone in primo piano.
Il Teatro Massimo di Palermo. La sua imponente facciata neoclassica fa da sfondo allo Sherbeth Festival © Dario Bragaglia

Palermo, tra i mosaici della Cappella Palatina e la storia della Cattedrale

E allora, con una coppetta di gelato in mano, sarà ancora più bello ammirare mosaici d’oro e il soffitto ligneo a maqarnas della Cappella Palatina, che qualcuno considera l’esempio più sublime della città arabo-normanna. O, ancora, perdersi fra i mille anni di storia dell’architettura della Cattedrale, dalla fondazione normanna fino alla cupola neoclassica. Non per nulla questo immenso spazio è considerato il libro di storia di Palermo, visto che ognuno dei popoli che hanno dominato la Sicilia e le varie dinastie che si sono succedute hanno lasciato un segno del loro passaggio. Impossibile non sostare un attimo davanti alla tomba di Federico II o entrare nella cappella dove è conservata l’urna con le reliquie di Santa Rosalia, la famosa patrona della città.

 

Teatro Politeama Garibaldi di Palermo illuminato dalla luce dorata del tramonto, con il suo colonnato monumentale e la strada pedonale alberata.
Le luci calde di un tramonto autunnale illuminano la facciata del Teatro Politeama Garibaldi, uno dei luoghi simbolo di Palermo. © Dario Bragaglia

La leggenda della frutta martorana

Conviene arrivare fino in piazza Bellini dove affacciano altri due capolavori di quest’itinerario, la Martorana e San Cataldo. Anche qui un tripudio di stili, dai mosaici bizantini alle tre cupole rosse di chiara influenza araba, e mille storie da raccontare. La più curiosa è forse quella della nascita dei “frutti di martorana”. Nel 1535, Carlo V era in visita a Palermo; nel convento che aveva preso il nome della fondatrice, Eloisa Martorana, le monache benedettine adottarono uno stratagemma per rendere il loro giardino più rigoglioso alla vista. Avendo constatato che le arance non erano ancora mature, confezionarono dei frutti di pasta di mandorle e li appesero ai rami dopo averli colorati. Così narra la leggenda della frutta di martorana, ma a tutti piace crederlo per gustare con maggior curiosità, assieme ai gelati, questi altri variopinti gioielli della gastronomia siciliana.

Info: www.sherbeth.it

 

 

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