L’Egitto che non c’è più, ma che speriamo di poter ritrovare

Malgrado il momento di crisi politica e la paura del terrorismo islamico, la Terra dei Faraoni resta tuttora una meta sognata da milioni di turismo. In attesa di recuperare la tranquillità ecco alcune brevi annotazioni per conoscere meglio un Paese il cui fascino si perde nella notte dei tempi

 

Anche se non attraversa il suo periodo storico migliore e viene giudicato uno dei posti più caldi del momento, l’Egitto resta tuttora una meta turistica ambita, corteggiata tutto l’anno e, si spera, presto raggiungibile di nuovo senza le comprensibili preoccupazioni di chi programma oggi un viaggio nella Terra dei Faraoni. In attesa di una più sicura normalizzazione e per chi comunque abbia in mente una vacanza nelle località del Mar Rosso, ecco alcuni appunti di viaggio che potranno rivelarsi utili per conoscere il Paese che si sta visitando..

PRIMA COLAZIONE


Paese che vai, colazione che trovi. Quando si viaggia, questo primo momento della giornata è un elemento importante per capire, appunto, chi si sta visitando. A chi è abituato a cappuccino e cornetto, molto probabilmente in Egitto si chiuderà lo stomaco: il menu offre felafel, polpette fritte a base di fave o ceci tritati con cipolla, aglio e coriandolo (nei Paesi arabi non mancano mai le spezie, arrendetevi), raccolto nel tipico pane circolare non lievitato e accompagnato da verdurine varie, che si possono abbinare a seconda dei gusti. In realtà, una volta provato, non è affatto pesante (son verdure…) e alla fine ci si sente soddisfatti, ma non otturati. I banchetti in cui assaporare queste delizie mattutine stanno in ogni angolo di strada. A volte li si trova in giro, dotati di rotelline: ricordano i venditori semivaganti di hotdog a New York.

JELLABIYA

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Si tratta di una tunica lunga fino ai piedi e a manica lunga o mezza manica, in genere di cotone, ma anche di  tela, o perfino di seta (dipende dalle occasioni), liscia o con fantasie e colori molto arabeggianti, ricca di ricami e decorazioni sbarluccicanti. Secondo la stessa legge fisica del prendisole, dà una frescura inimmaginabile al corpo una volta indossato. Bisogna considerare che in un clima caldo-secco, come quello, per esempio, di Horghada, è la migliore soluzione all’afa, incredibilmente molto più rinfrescante di un abbinamento pantaloncini e canotta. Provare per credere. Le giovani egiziane contemporanee non vi rinunciano, agghindandola con dettagli del tutto moderni, quali un cinturone a vita bassa e pendenti vari. Il risultato? Un vintage hippy composto. Very cool

IL VELO

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Sì, ha una matrice puramente religiosa. Ma vediamolo da un punto di vista dermatologico. Ovverossia, il suo ruolo primario è quello di proteggere il volto della donna. Da che cosa lo protegge? Dallo sguardo. Dal vento. Dal sole. Eliminato il primo elemento, focalizziamo gli altri due: la pelle viene sottoposta ogni giorno al loro agire. Qui il vento c’è ,e il sole pure. Come una crema al momento di stendersi al sole ci protegge, il velo tradizionale ripara dagli stessi elementi; proporzionate l’uso alla quotidianità, sottraete gli eventuali agenti presenti nella crema dannosi al corpo, et voila il viso di una cinquantenne locale corrisponde a dieci anni in meno su un viso europeo. E le egiziane ne sono ben consce

What’s new to an egyptian

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Gli egiziani sono estremamente curiosi. Nonostante una religione imponentemente presente e una cultura conservatrice, nasce in questi anni, arricchiti dai soldi esteri, una nuova corrente: l’esterofilia. Grandi città come Alessandria o Il Cairo non mancano di mostrare il loro volto occidentale, sfoggiando giacca e cravatta e tailleur in ufficio, ristoranti molto chic, moderni palazzoni e fast food. I centri di turismo massivo richiamano a migliaia gli europei, attratti da una cheap holiday all’insegna del relax e della cultura, e l’esterofilia in coda porta pure i ricchi egiziani in vacanza, perché il “tu vò fa l’americano” non è un fenomeno solo nostro. La corsa alla ricchezza si traduce per i più in un effetto migratorio verso le zone turistiche: arrivano a migliaia da tutto il Paese (giocoforza, la maggioranza dal sud) in cerca di lavoro e di fortuna. Lo stipendio che si arriva a prendere in queste località supera di gran lunga il salario medio egiziano. Hurghada è il secondo centro nevralgico dopo Sharm el Sheik e nei pochi anni in cui si sta sviluppando l’ha già superata, quanto a densità di popolazione, a crescita annuale, a incremento monetario. Tutta questa curiosità benevola verso l’Ovest pare nasca nel brillio del soldo, ma non è proprio così. Perché la gente di Assuan, Giza, El Quseir, Luxor, o dei loro circondari, non c’entra niente con lo scintillare delle città: non hanno mai visto una birra, non sono abituati a una donna in jeans, ma sembrano accorgersi senza troppe difficoltà che aldilà di questi dettagli un occidentale non è molto diverso da loro. Sono curiosi geneticamente. Domandano, toccano, provano. Quindi se un giorno, trovandovi a visitare un villaggio beduino disperso nel deserto egiziano, incrocerete una signora in abito tradizionale, ma con braccialetti o collane di pallette colorate, fiocchetti e ninnoli vari, quelli sono miei. Ho dovuto regalarglieli.

Image credits: Daniela Basilico

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