La Ripa di Meana prende posizione sul caso Weinstein, il produttore accusato di molestie sessuali da molte attrici di Hollywood: “Il loro accanimento corale non fa un buon servizio al femminismo. Sono molto più gravi le violenze che avvengono in famiglia o per mano di un ex”. E poi rivela un episodio di cui fu protagonista. Non come vittima…
«Tutte queste attrici che oggi accusano Weinstein di molestie hanno a mio parere il torto di allinearsi, di fare fronte comune. Io preferisco l’azione individuale, libera. Trovo che accanirsi contro il produttore americano non faccia un buon servizio al femminismo. Credo che la cosa davvero grave siano le donne picchiate e violentate in famiglia o uccise dai loro ex, le ragazze ammazzate per strada, o irretite magari da due carabinieri in divisa. Queste sono le vere tragedie, i pesi che nessuno ti toglie dal cuore. Il resto, è solo la riprova che siamo tutti porci, donne e uomini. Porci senza le ali». Sono queste le parole scritte sul Corriere della Sera da Marina Ripa di Meana, oggi settantacinquenne, e a breve bisnonna, a proposito del tanto conclamato caso Weinstein.
Il produttore americano è stato licenziato dalla sua stessa casa di produzione, espulso dall’Accademia degli Oscar, privato della Legion d’Onore che la Francia gli aveva concesso ai tempi di Sarkozy, indagato da Scotland Yard, abbandonato dalla moglie Georgina Chapman, tutto in poche settimane. Si domanda Marina: «Non staranno esagerando? Cosa avrebbero dovuto fare a me, che ho tentato di sedurre nientedimeno che Eugenio Scalfari?». Erano gli Anni 80, su Repubblica uscì una vignetta piuttosto esplicita che ritraeva l’attrice, Sandra Milo e Marta Marzotto. Vittorio Ripa di Meana, fratello del marito Carlo, e avvocato di Repubblica, avvertì Scalfari che rischiava una querela. Il direttore allora si recò di persona a scusarsi con Marina, che, ammette, tentò di sedurlo: «Perché invece di mettere in mezzo avvocati e querele, non mi dedichi la copertina del Venerdì?». Lui però rimase imperturbabile, si ritrasse garbatamente con il suo famoso aplomb, e non le dedicò nessuna copertina. Poi la faccenda passò nelle mani degli avvocati. In altre parole: dire di no? Si può!
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