Probabilmente succede a tutte le generazioni e anche noi, da ragazzine, paninare o meno, avevamo un’idea standardizzata degli adulti. Ma i Millennials vanno oltre e pensano che il mondo sia una loro invenzione
Gli adolescenti non sono mai stati simpatici. Qualcuno, a piccole dosi, può essere sopportabile e persino divertente, ma l’arroganza che li contraddistingue è sempre in agguato.
L’altro giorno, una delle mie figlie in piena pubertà mi ha chiesto – con malcelata aria di sufficienza – se conoscevo il significato della parola truzzo.
Ascolta bene – stellina della mamma – il termine truzzo (così come tamarro e tutte le varianti regionali) si usa da quando io non portavo ancora il reggiseno e, di conseguenza, tu eri ben lontana dall’esistere. A Milano negli Anni 80, i paninari chiamavano zarri quelli che non avevano il Moncler, le Timberland e altre magnificenze della moda (altra cosa che pensano di aver inventato gli adolescenti di oggi) e la parola truzzo era già vecchia di parecchie generazioni.
Ma perché gli adolescenti hanno questo vizio di credere d’aver inventato o scoperto tutto loro, di essere i più fighi dell’universo, e forse i primi, unici e irripetibili adolescenti del creato?
Di sicuro siamo state così anche noi mamme. Ai nostri tempi però (attenzione perché questa è proprio una frase da madre tardona) noi ragazzi eravamo abbastanza subordinati agli adulti, il mondo apparteneva ancora alla generazione precedente e noi lo sapevamo bene.
Non è più così, gli adolescenti di oggi credono di essere stati generati dalla costola di un Dio e considerano noi adulti degli sfigati.
Loro hanno creato i social (in realtà li hanno inventati dei nerd americani ormai adulti, ma che indossano ancora due t-shirt una sopra l’altra), la fluidità sessuale (cioè essere un po’ gay un po’ etero, come dire oggi mi faccio i colpi di sole ma domani torno mora), e la musica trap. Quest’ultima non ve la spiego perché non me la so spiegare.
In questo delirio d’onnipotenza pensano di aver inventato anche la metropolitana e credono di saperla prendere soltanto loro. Peccato che io a 16 anni passavo la giornata sulla linea 2, perché non esistevano le minicar come oggi. Non molto tempo fa, stavo salendo su un vagone della metro direzione Porta Genova. Davanti a me una ragazza procedeva flemmatica, trascinando un trolley con l’aria di chi pensa d’essere padrona del mondo. Appena oltrepassata la soglia del vagone, la ragazza si ferma e si guarda intorno, come fosse stata alla reception dell’Hotel Bulgari nell’atto di decidere se dirigersi verso la Spa o verso il lounge. Dato che le porte della metro si stavano per chiudere con me in mezzo, ho dovuto spingerla leggermente per evitare di rimetterci un braccio. La donzella, che ha dovuto spostarsi di ben mezzo centimetro per darmi la possibilità di sopravvivere, è partita subito con gli insulti. Mi ha detto di “svegliarmi” e in seguito mi ha apostrofato usando un termine che non ripeto non perché sia volgare, ma poiché mi rifiuto di riportare una parola che indica una patologia, in un contesto che la vorrebbe come insulto. Ci siamo capiti.
Da vera mamma attempata mi sono chiesta: ma che razza di educazione avrà ricevuto questa signorina? Cosa ci sarà mai stato di così pesante in quel piccolo trolley, trascinato a fatica e con passo molle da una che ha meno della metà dei miei anni? Secondo me, smalti per le unghie. Libri non credo proprio.
A casa ho guardato mia figlia, la seconda (cioè quella più nel culmine adolescenziale), e ho pensato che lei almeno, con anni di allenamento agonistico sulle spalle, sa trascinare un trolley agilmente.
E a voi non è mai capitato di essere trattate a pesci in faccia da un ragazzino presuntuoso?
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