RIFLESSI DI CINEMA

Condivideresti il tuo sposo con la sua amante? Pensaci bene…

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Sia che l'idea ti sembri un po' azzardata, sia che la consideri una soluzione, prima vai a guadare "Un marito a metà", un film che tutte le donne dovrebbero vedere. Ma in compagnia delle amiche, non del loro uomo..

UN MARITO A METÀ

un marito loc
di
Alexandra Leclère
con Valérie Bonneton, Didier Bourdon e Isabelle Carré


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Ci sono film che ti fanno venire voglia di analizzarne la fotografia, lo stile cinematografico o che ti colpiscono per una scelta sconcertante nel cast. Ce sono altri con battute indimenticabili o con attori pietre miliari della storia del cinema. Ma ce ne sono anche alcuni dove a prevalere è il tema, che si trasforma in dibattito e diventa spunto per brillanti inchieste di costume. E’ il caso di Un marito a metà. E non è strumentale volersi concentrare sulla trama perché è la regista a autorizzarlo: la storia infatti nasce da una sua esperienza personale, quando, sul punto di essere piantata in asso dal suo appassionato amante, ha cercato disperatamente una soluzione. E l’ha trovata: proporre alla legittima consorte di condividerlo. Democraticamente.

un marito 3
Poi non ha osato chiederglielo, ma, accantonato il cialtrone, si è detta che avrebbe potuto diventare un argomento divertente per il suo prossimo film. Detto fatto, ha cucito su misura ai suoi attori una commedia paradossale, dove, appunto, due donne (ma qui è la moglie e non l’amante l’artefice della “proposta indecente”) si dividono lo stesso uomo. Lui è un bonaccione, una brava persona di una certa età che non ha certo il physique du role del grande seduttore, ma anzi sembra un orsacchiottone di peluche. Stimato professore di lettere alla Sorbona, buon padre di famiglia, marito accettabile, riscopre l’ardore della giovinezza con una libraia carina e single. Si fa scoprire – niente di nuovo – dalla moglie per via di sms non cancellati e da lì, dopo una buriana iniziale, parte la proposta. E il cuore del film. Sulle prime l’amante libraia si indigna, sgrana gli occhi e non ne vuole sapere, poi, fatalmente, accetta e incredibilmente la follia si trasforma nella soluzione perfetta per i protagonisti del triangolo, ma non per i figli della coppia regolare: i bambini sono infatti la categoria più conservatrice dell’universo.

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Il susseguirsi di gag è inevitabile e si esaspera in un teatro della crudeltà, dove si fa a gara a chi umilia di più e tutti a turno ne sono vittime, le due donne, l’uomo e persino gli amici intorno a loro.
Il triangolo suscita una serie di riflessioni. La prima è: ma chi ve lo fa fare di starvi a dividere un omettino che non ha niente di speciale? E volenti o nolenti tutti, uomini e donne, almeno una volta nel corso della proiezione lo pensiamo, a costo di essere politicamente scorretti (perché appunto ci si può innamorare di chiunque e non solo di Marlon Brando prima maniera).
Ma non poteva essere altrimenti! Vi avviso, sto proseguendo con una riflessione che non ha niente di cinematografico, ma che ha molto a che vedere col mondo di uomini e donne.

un marito a meta
Allora un maschio alfa (posso chiamarlo così? Non si usa più? Sono di nuovo politicamente scorretta? Forse, ma tutte sappiamo come sono fatti e di solito ci piacciono pure) non si sarebbe mai trovato in una situazione come quella configurata dal film e bene ha fatto la regista a scegliere un signore in carne dal collo taurino e non un bellimbusto tutto muscoli e magari anche fornito di cervello (i belloni intelligenti e magari anche gentili da qualche parte si trovano ancora). Un maschio alfa non si sarebbe fatto beccare (di sms ne manda pochi, di whatsapp pure e ha sempre l’accortezza di cancellarli subito!).
Un maschio alfa non si fa gestire ma gestisce e se anche venisse scoperto scapperebbe a gambe levate piantando in asso l’amante (magari anche la moglie) che tanto che gli frega, se ne trova presto un’altra. Un maschio alfa avrebbe fatto una pernacchia alla proposta di un affidamento congiunto, che già il termine lo farebbe sentire in posizione di inferiorità e se c’è una cosa che uno come lui non sopporta (è pur sempre il capobranco) è proprio sentirsi subalterno. Terzo, last but non least, noi donne un maschio alfa ci saremmo ben guardate dal dividerlo con chicchessia, moglie o amante che fosse a trovarsi di fronte la possibilità. Un maschio alfa lo vorremmo tutto per noi e se anche non fossimo le sole, meglio non saperne nulla.

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Ok, il mio politicamente scorretto sta toccando vette inguardabili!
Se avete un amante, il film vi infastidirà, se tenete delle corna (quando accade lo sappiamo sempre) vi seccherete parimenti, ma in tutti e due i casi vi divertirete e, conseguenza da non sottovalutare, vi divertirete a discuterne con le amiche. Ah, evitate di andare al cinema col vostro uomo, marito o amante che sia, perché con lui vi divertireste molto meno.
Per quanto mi riguarda, credo che l’eccesso di trasparenza nei sentimenti giovi pochissimo. Sarà politicamente scorretto (per l’ennesima volta!), ma vuoi mettere la delicatezza di qualche bugia e il fascino dell’ambiguità?

 

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