Dettaglio ravvicinato di un volto femminile in bianco e nero con lacrime di vetro posate sul viso e sugli occhi spalancati, immagine simbolo della mostra “Man Ray. Forme di luce” a Palazzo Reale di Milano.
Dettaglio ravvicinato di un volto femminile in bianco e nero con lacrime di vetro posate sul viso e sugli occhi spalancati, immagine simbolo della mostra “Man Ray. Forme di luce” a Palazzo Reale di Milano.

Il Magico Mondo di Man Ray a Palazzo Reale a Milano

Man Ray a Palazzo Reale: la mostra che celebra il genio della luce e dell’avanguardia con oltre 300 opere tra foto, film e oggetti

Una selezione di oltre trecento fotografie ripercorre momenti di vita, creatività e sperimentazione di un artista che ha ridefinito il linguaggio fotografico, trasformandolo in autentica espressione d’arte. È ciò che propone la mostra “Man Ray. Forme di luce”, in corso a Palazzo Reale di Milano fino all’11 gennaio 2026, promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale con Silvana Editoriale. Un viaggio affascinante nel magico universo di Man Ray — “uomo, raggio di luce” — pseudonimo scelto da Emmanuel Radnitsky (Philadelphia, 1890 – Parigi, 1976): pittore, fotografo, regista e innovatore visionario, protagonista assoluto dell’arte del Novecento.

Ritratto in bianco e nero di un uomo con metà volto rasato e metà con barba, espressione intensa e sguardo diretto verso l’obiettivo
Autoritratto di Man Ray dove è rasato a metà.  Un ironico esperimento dell’artista che gioca con la propria immagine per esplorare identità, percezione e doppiezza dell’essere.

DALL’AMERICA ALLE AVANGUARDIE EUROPEE

Formatosi nell’ambiente artistico americano di inizio secolo, ha decisamente dato una svolta alla formazione della sua personalità dopo essere venuto contatto con le avanguardie europee . Ha stretto amicizia con Marcel Duchamp emigrato negli Stati Uniti durante la Prima Guerra Mondiale. Con lui si accosta al movimento DADA. Una corrente artistica che rifiutava le convenzioni, esaltava la sperimentazione e amava l’uso degli pseudonimi. Il ritratto femminile con lo pseudonimo di Rrose Sèlavy non è altri che Marcel Duchamp vestito da donna e ritratto dallo stesso Man Ray.

Ritratto in bianco e nero di una figura femminile con cappello decorato e sciarpa di pelliccia, mani portate al viso, sguardo enigmatico verso l’obiettivo
Rrose Sélavy (alias Marcel Duchamp travestitoda donna), 1921. Fotografia di Man Ray che ironizza sull’identità e sul genere, simbolo dello spirito dadaista e della complicità artistica tra i due protagonisti delle avanguardie.

PARIGI E IL SURREALISMO

Stabilitosi a Parigi dal 1921, Man Ray entra in relazione con il gruppo surrealista guidato da André Breton, di cui fanno parte artisti quali Louis Aragon, Philippe Soupault, Robert Desnos. Qui l’artista affianca alla pittura e al disegno l’uso della fotografia che diviene ben presto mezzo creativo autonomo.

Ritratto in bianco e nero di un uomo ripreso di profilo, con la testa parzialmente rasata e uno sguardo concentrato, davanti a un’apparecchiatura fotografica
Autoritratto solarizzato con macchina fotografica, Man Ray. Un esperimento visionario in cui l’artista usa la luce come materia per ridefinire i confini tra volto umano e meccanica dell’immagine.

AUTORITRATTI E INDAGINE PSICOLOGICA

In mostra attraverso il percorso espositivo si colgono i principali temi trattati. Con gli “Autoritratti”, personaggi ambigui e pieni di umorismo, l’autore inizia a sperimentare anche tecniche nuove, come ne “L’Autoritratto solarizzato con macchina fotografica”. E’ particolare “l’Autoritratto rasato a metà”, eseguito, come lui stesso asserisce, per accontentare tutti, sia quelli che lo preferivano con la barba che quelli senza. E’ intenso l’interesse all’indagine psicologica nel riprendere personaggi come Giorgio de Chirico, Salvator Dali, Georges Braque.

Ritratto in bianco e nero di una donna di spalle, a torso nudo, con due segni a forma di “f” sul dorso che evocano le aperture di un violino; indossa un foulard annodato sul capo e un grande orecchino circolare
Le Violon d’Ingres, 1924. Celebre fotografia di Man Ray che ritrae Kiki de Montparnasse, sua musa e amante, trasformando il corpo femminile in uno strumento musicale e in un’icona assoluta del surrealismo.

LE MUSE DI MAN RAY

Nella “Scacchiera surrealista” sono accostati 20 ritratti tra cui Andre Breton, Max Ernst, Salvator Dali, Pablo Picasso, Joan Miro e lo stesso Man Ray. Seguono poi le tante “Muse”, le donne che lo hanno accompagnato nella sua vita. Prima tra tutte Alice Prin, nota come Kiki de Montparnasse, cantante e modella, icona per eccellenza del quartiere parigino e di cui fu innamoratissimo. La rappresenta di schiena su cui disegna due “effe” di violino.

 

Ritratto in bianco e nero di una donna elegante seduta di profilo, con cappello scuro, sigaretta tra le labbra, lunghi fili di perle e abito nero aderente.
Coco Chanel, fotografia di Man Ray. L’artista cattura l’essenza raffinata e anticonformista della stilista

LE TECNICHE DELLA LUCE: RAYOGRAFIE E SOLARIZZAZIONI

Negli anni Venti Man Ray sperimenta alcune delle sue tecniche più innovative come la rayografia, particolare procedimento che esprime l’idea di una composizione creata con la luce. Con la nuova compagna e musa, la fotografa Lee Miller, sviluppa la tecnica della solarizzazione, ottenuta attraverso una esposizione parziale alla luce in fase di sviluppo e che contorna le immagini di un’aura luminosa e spettrale.

Fotografia in bianco e nero di una donna in abito trasparente di pizzo, ripresa in doppia esposizione e controluce, che crea un effetto di sovrapposizione tra corpo e movimento
Déshabillé en contre-jour, Man Ray. Un esempio della sua maestria nell’uso della luce e della doppia esposizione, dove moda e sperimentazione fotografica si fondono in un’unica immagine di raffinata sensualità.

MODA, NUDI E LIBERTÀ CREATIVA

Nel corso degli anni Trenta, venuto a contato con il mondo della moda, inventa la fotografia di moda con un linguaggio innovativo e uno stile sofisticato. Sue icone sono in particolare le stiliste Elsa Schiapparelli e Coco Chanel le cui immagini e le loro creazioni appaiono su prestigiose riviste internazionali. Segue nel 1933 la serie dei nudi ove esalta la sensualità dei corpi in composizioni di luce. Ritrae nuda dietro un torchio da stampa la modella Meret Oppenheim, con la quale ha una breve e contrastata relazione. L’anno successivo conosce Ady, una splendida ballerina mulatta, prima donna di colore apparsa nelle riviste di moda. Ultima sua musa è Juliet Brower, ballerina e modella, conosciuta negli Stati Uniti ove era tornato dopo la disfatta della Francia nel 1940. Con lei, divenuta sua moglie, ritorna definitivamente a Parigi nel 1951.

Fotografia in bianco e nero di una donna con il viso appoggiato su una superficie, gli occhi chiusi e i capelli lisci, accanto a una maschera africana di legno scuro tenuta con una mano
Noire et Blanche, 1926. Iconica immagine di Man Ray che accosta il volto di Kiki de Montparnasse a una maschera africana, in un dialogo poetico tra cultura occidentale e arte primitiva, simbolo dell’estetica

I MULTIPLI E I FILMATI: L’EREDITÀ DADAISTA

La mostra si chiude con una sezione dedicata ai multipli, opere che riflettono l’ironia e lo spirito provocatorio del Dada,  mettendo in discussione l’unicità dell’opera d’arte. A completare il percorso, la proiezione di alcuni film sperimentali — tra cui Le Retour à la Raison, Emak Bakia*e L’Étoile de mer che testimoniano la libertà creativa di Man Ray, luce, oggetti e movimento in pura poesia creativa.

Fotografia in bianco e nero di una donna nuda accanto a un grande torchio da stampa, con un braccio sollevato sulla fronte e un’espressione assorta
Meret Oppenheim accanto a un torchio da stampa, fotografia di Man Ray del 1933. Un’immagine potente e sensuale che unisce corpo e macchina, simbolo del dialogo tra eros, arte e meccanica nella visione surrealista dell’artista.

Per saperne di più Man Ray. Forme di luce, edito da Silvana Editoriale e collegato alla mostra omonima presso Palazzo Reale di Milano  fino all’11 gennaio 2026

 

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