Da una recente ricerca emerge che la maggior parte delle donne italiane di età matura sogna di cambiare lavoro o di avviare una nuova attività. E non si tratta di un’utopia. Perché, anche se pare incredibile, nel 2016 è cresciuto il numero degli occupati tra i 55 e 64 anni. Per tre buoni motivi
Secondo una ricerca commissionata dal Corriere della Sera, il 35% delle donne italiane cinquantenni o giù di lì (che sono circa 14 milioni) avrebbe voglia di cambiare lavoro, il 42% inizierebbe una nuova attività e il 32%, per farlo, sarebbe disposto a trasferirsi all’estero. E il desiderio di cambiamento è talmente forte che il 53% di loro dichiara senza mezzi termini che lavorerebbe tutta la notte pur di prepararsi al meglio per un nuovo incarico. Tra il sognare e il realizzare, c’è però di mezzo la crisi economica e tali aspirazioni potrebbero sembrare destinate a restare tali. E invece no.
Per i cinquantenni, sia uomini che donne, è giunta l’ora della riscossa. Almeno sul lavoro. Sì perché negli ultimi anni nei Paesi più avanzati dell’Occidente, come gli Stati Uniti e l’Inghilterra, l’incremento maggiore dell’occupazione si è registrato proprio tra gli over 50. Sembrerebbe infatti che le aziende preferiscano i lavoratori più maturi, di cui apprezzano soprattutto esperienza e affidabilità, ai giovani più irrequieti e a corto di esperienza. I dati infatti parlano chiaro: secondo il quotidiano britannico TheGuardian, negli ultimi 15 anni nel Regno Unito il numero dei lavoratori tra i 50 e i 64 anni è cresciuto addirittura del 60%, fino a raggiungere la cifra record di 8 milioni di unità. E, come pubblicato sempre dal Corriere della Sera nel suo inserto Liberi Tutti il 31 agosto scorso, nel 2018 i dirigenti over 50, uomini e donne, nelle aziende italiane rappresentano il 61% del totale, mentre gli under 50, che solo cinque anni fa costituivano il 46,7% del totale, oggi sono scesi al 39% per cento.
Le statistiche inoltre incoraggiano anche chi ha un’età ancora più avanzata: negli ultimi 10 anni la percentuale di occupati tra i 70 e i 74 anni infatti è quasi duplicata. Ma la cosa interessante è che si sta riducendo sempre di più la quota di over 50 che svolgono attività a basso reddito, a dimostrazione che l’età non è un impedimento all’avanzamento di carriera. Insomma sembrerebbe proprio che la mezza età, più che un punto di arrivo, sia un punto di inizio.
Lo confermano i dati Istat secondo i quali dal 2015 si è registrano un notevole aumento degli occupati tra i 55 e i 64 anni (+207mila unità), mentre si è assistito a un calo di posti di lavoro tra i 35-44enni (-106mila unità). Insomma i cinquantenni e le cinquantenni battono tutti, persino gli under 35, che pur costando di meno, non hanno fatto grossi progressi (+44mila rispetto al 2015).
Ma come si spiega questo incredibile ribaltone? Il primo motivo è demografico: la popolazione invecchia progressivamente e l’età media delle persone occupate si sposta sempre più in avanti. Inoltre è stata determinante l’entrata in regime della legge Fornero che ha alzato la soglia media del ritiro dal lavoro a quasi 67 anni. E infine, grazie ad alcuni sgravi contributivi decisi dal governo per le assunzioni dei senior, sono tanti gli over 50 riassorbiti dal mercato, dopo essere rimasti a spasso durante la crisi. In ogni modo i dati mostrano che siamo di fronte a un cambiamento culturale epocale: le aziende italiane infatti preferiscono mantenere alle proprie dipendenze i 50enni, giudicandoli indispensabili per il loro bagaglio di competenze e d’esperienza, anziché assumere nuove leve da formare.
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