RIFLESSI DI CINEMA

“L’infanzia di un capo”, anzi di una dittatura

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Tratto da un racconto breve di Jean Paul Sartre, il film d'esordio del regista e attore americano Brady Corbet prova a spiegare, attraverso la storia di un piccolo tiranno di 10 anni, l'avanzamento spettrale dei regimi totalitari tra le due guerre. All'insegna del politicamente scorretto

 

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locandina-infanzaia-capoL’INFANZIA DI UN CAPO
di  Brady Corbet
con Tom Sweet, Bérénice Bejo, Liam Cunningham, Robert Pattinson, Caroline Boulton, Stacy Martin, Yolande Moreau, Sophie Lane Curtis, Rebecca Dayan.


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Sgombro subito il terreno dagli equivoci: se siete alla ricerca di un film facile o consolatorio, questo non si addice al caso vostro e neppure me la sento di biasimarvi, perché siamo in estate, fa caldo, le vacanze sono vicine. Se invece avete voglia di vedere qualcosa di potente e di discuterne, se accettate di essere disturbate nelle vostre certezze e fin destabilizzate, se non vi spaventa il politicamente scorretto, se siete pronte a scoprire un regista alla sua opera prima che – ci scommetto – farà parlare a lungo di sé in futuro, andate avanti a leggere. E precipitatevi al cinema.
L’infanzia di un capo è un film buio perché bui erano gli anni che racconta, la fine della Prima guerra mondiale e il trattato di Versailles che, mettendo la Germania in ginocchio – non unico responsabile, ma di certo fra le cause – avrebbe poi spianato la strada ai totalitarismi in agguato.

La storia è ispirata a un racconto breve di Jean Paul Sartre con lo stesso titolo, contenuto nella raccolta Il muro (pubblicato nel 1939), un libro breve, una manciata di storie – pugno nello stomaco.
L’interpretazione che ne dà il giovane regista americano (classe 1988) è molto personale ed è esattamente quello che bisogna fare, a mio parere, quando si affronta un classico della letteratura, evitando una fedele – e magari piatta – trasposizione “filologica” a favore di un travisamento creativo: guardando il film intuiamo le riflessioni che il racconto ha suscitato nel regista e capiamo quello che lo ha appassionato nella lettura. Corbet ci prende per mano, anzi ci afferra proprio e ci trascina nel percorso di arricchimento sulla complessa tematica trattata, che approfondisce attingendo alla Storia, alla psicoanalisi e alla sociologia. Facile? No, ma coinvolgente, molto stimolante e per niente scontato.

infanzia-capo_Agatha A. Nitecka

La storia è quella di un bambino di circa dieci anni, americano, che vive con la famiglia in una grande villa fuori Parigi. La madre che per sé avrebbe voluto una vita indipendente e da protagonista sfoga le sue frustrazioni in una pratica religiosa ossessiva, il padre consigliere del presidente americano Wilson viaggia fra Europa e Stati Uniti perché sta lavorando al trattato di Versailles che stabilirà le condizioni della pace, il personale di servizio ruota silenzioso intorno al piccolo, sensibile sia all’accudimento materno che alle sue implicazioni edipiche, in cui già affiorano lampi di machismo e misoginia.

infanzia capo-bimbo_Agatha A. Nitecka

Prescott, intelligente, acuto, introverso sta iniziando a conoscere se stesso e il mondo e lo fa osservando gli adulti, il loro teatrino e le loro menzogne ed ogni esperienza lo forma e lo trasforma. E’ un bambino dal fascino femmineo e un po’ perverso, ha un carattere di fuoco incline ai furori e alle violenze che impara presto a padroneggiare, piegandole a suo vantaggio: la rabbia che non può e non vuole contenere lo affascina in quanto potenziale strumento di dominio e manipolazione nei confronti del mondo che lo circonda. Basta poco perché impari a trarne il massimo beneficio, gustandosi gli effetti del suo comportamento tirannico, inspiegabile per gli altri, ma non per lui.
Coltiva così il suo potere allo stato nascente, affinandone le doti fino a farlo diventare il romanzo di formazione di un capo: un dittatore che ha nella sottomissione degli altri il suo credo. Prescott diventa quindi l’allegoria di quelle componenti spaventose che hanno condotto alla nascita delle dittature, in un’Europa dove la magnifica creatività delle avanguardie è stata impotente contro l’avanzamento spettrale dei regimi totalitari.

infanzia-capo-foto-di_Agatha A. Nitecka

Questo magma storico-politico-psichico è il terreno su cui si interroga il regista, dopo avere assimilato il racconto di Sartre che arricchisce con molto altro, per esempio con Il mago di John Fowles, completando poi l’opera con il piglio cinematografico appreso dai registi che l’hanno diretto. Brady nasce infatti attore e come tale ha collezionato ruoli importanti, diretto da autori con una fortissima personalità che hanno in comune l’attitudine all’isolamento, caratteri tutti spigoli e un totale anticonformismo. I loro nomi sono Michael Haneke, Gregg Araki, Lars von Triers, per citare solo i più importanti.


Perfetto anche nella scelta del cast, Corbet ha riunito ottimi nomi, da Robert Pattinson a Bérénice Bejo e ha scovato un talentuosissimo giovane protagonista, Tom Sweet, che è di una bravura che impressiona, la musica di Scott Walker accompagna con il suo fragore angosciante la costruzione del carattere di Prescott, ma anche il compiersi della tragedia storica, simboleggiata anche dalla spettrale assenza di luce del film, inframezzato da molti inserti documentaristici che punteggiano in modo mai didascalico l’inevitabile deriva.


Certo, capisco che molti possano trovare non solo ambizioso ma addirittura pretenzioso il film, capisco che altri possano essere disturbati da passaggi criptici, però l’intento generale di Corbet è lampante, colpisce l’obiettivo e lo fa con una lucidissima potenza.
Come concludere? Sono molto curiosa di vedere il suo prossimo film e sono sicura che saprà sorprenderci come i suoi maestri, nessuno dei quali è del resto famoso per bonarietà.

Image credits: Agatha A. Nitecka

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